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Il wi-fi nel bel paese

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Per motivi di sicurezza nazionale dopo l’attentato di Londra del 2005, venne emanato dal ministro Pisanu un decreto legge. Il decreto Pisanu venne poi convertito in legge e pubblicato sulla gazzetta ufficiale il 1 agosto 2005. Tra i 19 art. della legge l’art. 7 limita l’utilizzo di internet nei luoghi pubblici. Il titolo dell’art. è “Integrazione della disciplina amministrativa degli esercizi pubblici di telefonia e internet”. Il primo comma stabilisce che chiunque intenda aprire un pubblico esercizio dove è possibile connettersi ad internet debba chiedere la licenza al questore. Al quarto comma viene precisato che i titolari dei pubblici esercizi che hanno intenzione di mettere a disposizione per i propri clienti una connessione ad internet devono registrare i dati anagrafici dell’utilizzatore e conservarli su un apposito registro.

Col passare del tempo il decreto Pisanu è sempre stato prorogato con il decreto milleproroghe alla fine di ogni anno. Oggi a distanza di 5 anni dalla pubblicazione sulla gazzetta ufficiale la legge 155/2005 è ancora in vigore. Nel corso degli anni vi sono state iniziative bipartisan volte ad abrogare tale legge emanata per contrastare il terrorismo internazionale.

 A novembre dello scorso anno per evitare a dicembre l’ennesima proroga del decreto è stata firmata “la carta dei 100 per il libero wi-fi” tra i sottoscrittori vi sono parlamentari, manager, docenti universitari, giuristi, editori, scrittori; tale carta si accompagna alla proposta di legge Cassinelli esponente PdL, ma è stata firmata anche dall’on. Concia del PD.

La proposta di legge Cassinelli non intende rivoluzionare l’uso del wi-fi nei luoghi pubblici ma soltanto modificare il 4 comma dell’art 7. Tale proposta prevede la possibilità di utilizzare internet nei luoghi pubblici senza essere identificati,lasciando comunque discrezione al ministro dell’interno la possibilità di stabilire le ipotesi residuali in cui è necessaria l’identificazione, identificazione che tra l’altro potrebbe avvenire anche in maniera indiretta ad esempio tramite la scheda SIM del cellulare, attraverso una procedura che prevede di inserire il proprio numero di cellulare su una schermata iniziale del computer sul quale numero verrà successivamente inviato un codice da utilizzare per connettersi ad internet; siccome ogni numero di cellulare è registrato, non viene messa in pericolo la sicurezza dello stato si evita però ai gestori e agli utilizzatori procedure complesse di registrazione dei dati. Tale iniziativa però non è neanche stata presa in esame dal parlamento.

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In questi giorni alla Camera si è tornati a discutere del decreto Pisanu, questa volta l’iniziativa trasversale è degli onorevoli Lanzillotta, Gentiloni e Barbareschi ed è finalizzata all’abrogazione dell’art 7 del decreto Pisanu. L’Italia è l’unico paese ad avere una legge che limita l’utilizzo di internet in modo cosi dettagliato: neanche il Patriot act emanato negli USA all’indomani dell’11 settembre 2001 è cosi restringente, infatti non prevede l’identificazione di chi utilizza una rete wireless ma rafforza soltanto i poteri di controllo della polizia.

Negli altri paesi occidentali è normale connettersi ad internet mentre si prende un caffè in un bar o si è seduti in un parco. Da noi in Italia invece è consuetudine stipulare un contratto con una delle molteplici compagnie telefoniche che sono presenti sul mercato le quali offrono tariffe non sempre economiche soprattutto se si tratta di connessione tramite cellulari o smartphone. Il motivo della non abrogazione del decreto Pisanu è proprio da ricercare nei guadagni delle compagnie telefoniche. Perché, altrimenti, una legge che blocca l’utilizzo di internet è ancora in vigore e i pochi  passi che sono stati fatti per  modificarla o abrogarla non sono neanche stati presi in considerazione? Eppure il consenso e l’interesse politico ci sarebbero.

Giada Giardiello

aj01933@unibocconi.it

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