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Andare negli States per accorgersi davvero di quanto poco gli Italiani valorizzano l’Italia

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Sono partito per Los Angeles pieno di aspettative e di entusiasmo. Era Agosto, ed io mi accingevo a trascorrere per la prima volta nella mia vita un semestre accademico nel Nuovo Continente; non vedevo l’ora di vivere nella città dorata delle stelle e del cinema.

L.A. è una delle metropoli degli States globalmente più suggestive. La sua immagine in giro per il mondo è quella di una città mozzafiato, piena di luoghi da visitare e dai quali lasciarsi conquistare. Ciononostante, sono ormai due mesi che vivo qui, ed esplorando in lungo e in largo la tanto blasonata LA ho provato una delle sensazioni di smarrimento e confusione più forti della mia vita. La celeberrima Walk of Fame non è altro che un semplice stradone, la cui pavimentazione nera è costellata di stelle con i nomi degli attori. Nulla di particolarmente eccitante o significativo. I marciapiedi presentano addirittura crepe lungo qualche punto, mentre ai lati della strada si trovano una miriade di botteghe di souvenir molto turistici e scontati. Un posto quasi plastificato e senza nulla di davvero profondo da trasmettere. E l‘idea che in qualche giorno dell’anno la tua star del cinema preferita calpesti la stessa strada che tu stai calpestando non è sufficiente a riempire questo senso di vuoto.

Ovviamente il Walk of Fame è solo un esempio, ma questo senso di disillusione persiste e regna anche girando per gli Universal Studios o per le vie di downtown. Visitando di persona i posti che in Italia sogniamo di visitare, mi è parso ad un tratto tutto chiaro: gli Americani sono avanti anni luce rispetto a noi nel pubblicizzare efficacemente le loro attrazioni. Hanno capito che è necessario fare leva sul cinema e sulla comunicazione per mitizzare posti come il Walk of Fame, e il punto centrale del discorso è che ci riescono molto bene: chi in giro per il mondo non vorrebbe passeggiare almeno una volta nella propria vita lungo il Walk of Fame? Ma a questo punto mi sorgono spontanee domande che esigono attenzione: quante volte capita a noi Italiani di camminare lungo i luoghi della nostra terra e di calpestare mosaici e marmi antichi dimenticati e lasciati a deperire sotto il sole senza nemmeno una recinzione? Quante volte ci è capitato di vedere opere artistiche dal valore e dalla storia inestimabile abbandonate all’incuria e all’oblio?  E più in generale: cosa facciamo per preservare, valorizzare e mitizzare i numerosissimi luoghi di interesse disseminati lungo la penisola?

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Forse la differenza vera tra noi e gli americani è che loro hanno un paio di luoghi interessanti, e sanno pubblicizzarli al massimo. E noi? Beh, noi abbiamo molto: ogni angolo di paesaggio e ogni scorcio di memoria romano, bizantino, etrusco, longobardo che sia sono in sé un tesoro da preservare, ed eppure non facciamo nulla per difenderlo! Mi è servito venire fin quaggiù per scoprire questa semplice ma inquietante verità.

L’ Unesco ha stabilito che attualmente l’Italia è la nazione a detenere il maggior numero di siti inclusi nella lista dei patrimoni dell’umanità (45 siti); cionondimeno ci accontentiamo di passare per il popolo pasticcione ma simpatico, il popolo del mandolino, degli spaghetti e dei dongiovanni. Io dico invece che ci dovremmo vergognare e arrabbiarci, e lavorare instancabilmente per costruire finalmente un’immagine degna della storia e della cultura che pullula sul nostro territorio. Del resto, è sconcertante notare come troppo spesso ci accorgiamo dei nostri tesori solo quando sono gli stranieri a farcene accorgere!

Noi tutti dovremmo renderci conto di ciò. Il mio timore è che non sia l’Italia ad essere sbagliata, ma gli Italiani. Forse amiamo troppo poco le nostre radici, quello che siamo e la ricchezza culturale, storica e artistica che ci appartiene: ma come si può imparare a volare se non si apprezzano e valorizzano le proprie radici?

Federico D’Agruma

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