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BIANCANEVE A CHICAGO

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Tenere rubriche dall’America per testate italiane è uno dei mestieri più facili del mondo, dopo disegnare una maglia più bella di quella del Bari e fare discorsi più coerenti di quelli di Fini. La nostra politica ci facilita il compito non poco. Tipo: invitiamo Gheddafi e non gli spieghiamo che Gardaland è a Verona, non a Roma, e il palio a Siena (ed anche a Taranto, ebbene sì!).

La logica di quelle rubriche è la seguente: vi elenco ciò che puzza in Italia e vi mostro che in America o non c’è, o non puzza. Poi la metto come mi pare, tanto la gente mi crede. Non voi, che sarete andati negli USA cento volte tra stage, scambio e vacanze. Perciò vi parlerò di quello che in America c’è e in Italia no. Ad esempio: gli idranti soprasuolo. Sono rossi, alti un metro o poco più. Servono ai pompieri: se scoppia un incendio arriva il camion e attacca una pompa all’idrante, che comincia a sputare acqua. Nella cittadina dell’Illinois in cui abito ce n’è uno per block, e sette blocks dividono la mia casa dal dipartimento. Vedo sette idranti rossi ogni mattina. Essendo sette, ed essendo piccoli, gli ho dato i nomi dei sette nani. Ve li presento.

Un tizio di colore sta tutto il giorno seduto su Brontolo e chiede change. Non cambiamento, come Obama, bensì offerta, perché non ha lavoro. Chiariamoci: qui la gente farebbe qualunque mestiere. Nei pub c’è l’addetto al versamento dell’acqua. Nei ristoranti c’è l’addetto alla chiamata del taxi. Nei negozi di vestiti c’è l’addetto a portare i capi in cassa. Non ti aiuta a scegliere, non ti fa pagare. Prende i capi che hai già scelto, li porta alla cassa, dove un altro addetto ti fa pagare. Roba che in Italia chiuderesti subito. Boeri la prego mi spieghi.

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L’essere più global del mondo non è Boldrin, ma il cane. Sì, proprio lui, il miglior amico dell’uomo, è International quanto mai. Liberi da quella menata di sovrastruttura che chiamiamo cultura, usanze, economia, regole, tutti i cani parlano la stessa lingua, e si comportano allo stesso modo. Dietro Cucciolo c’è un recinto dove fanno i bisognini, come farebbero a Milano, Verona, Mantova, Padova, Torino (tranne a Lecce: lì la farebbero sul marciapiede).

Se ti affacci dalle vetrate degli Headquarters mondiali del Rotary vedi Dotto e lo saluti. Qualcuno gli ha dipinto una bandana sulla capoccia. Sembra il Cavaliere. Lo skyline di Chicago in lontananza precipita sul lago. Il chioschetto sul marciapiede non vende giornali, ma ferri da stiro, ciabatte con presa a terra e qualche aspirapolvere. Perché?

C’è un vento secco, Eolo, e freddo, che su questi capelli bagnati tra un po’ ci possiamo giocare a hockey. La regola del picchiarsi si può, ma solo se abbiamo lo stesso ruolo la facciamo valere, così ridiamo di più. Poi se facciamo la guerra ci sentiamo più sicuri. 4396 morti, ad oggi.

Mammolo, mi manca l’Italia, e chi meglio di te mi può capire. La trattoria su Chicago Ave. mi ci fa pensare sempre. Anche se non ci credo che si chiami Mario davvero, e che non sappia che panini e salami sono plurali, e con la esse diventano di cardinalità non numerabile, un continuum di panini al salame. Ci puoi applicare Weierestrass. Come quella volta che beccai un biondo a Porto Cesareo. Veniva dall’American Circus. “Ero l’unico americano – mi disse – e mi hanno pure cacciato”.

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Dietro Pisolo c’è un albero, sotto l’albero un cespuglio, e dentro il cespuglio l’altro ieri il cagnolino di un signore sulla sessantina ci ha trovato un cadavere a cui manca la testa. Manco Mr Wolf. All’inizio si è un attimo sorpreso: ma come? E dal collo in su? Bah, sarà un manichino, uno scherzo. Mo’ vado a casa e chiamo gli sbirri, poi boh. Invece no: era proprio un corpo e gli mancava proprio la testa. Hanno trovato una bomba vicino al corpo. Hanno chiuso scuole, uffici, ristoranti e la sede del Rotary. Ora sono due giorni che non dormo per via delle sirene che vanno e vengono da quel maledetto cespuglio. E datti una mossa, FBI! A proposito: se siete bravi a risolvere le puntate di CSI risolvetemi questa e date un colpo di telefono a Fox Mulder. Magari una notte ce la farò a dormire. Pisolo, cavolo! Proprio tu.

Da Gongolo stasera c’è l’Amerika, quella vera. Proprio un party di quelli che si vedono nei film demenziali. La gente che sta al college non se la mena sorseggiando con discrezione un calice di vino per dimostrare alla sala di poterne reggere a dozzine, senza che lucidità e acume critico ne siano compromessi. Anzi: si pavoneggia perché c’ha la birra in mano e (guarda un po’!) è ubriaco, proprio ubriaco, questo bravo studentello del college. Lo sapesse mamma! Ops…ecco due lesbiche che si baciano.

Ruben Gaetani

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