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IL CONSENSO INFORMATO: I CONFINI DELLE LIBERTÀ

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In questi giorni si discute in aula la legge comunemente detta del ‘’testamento biologico’’, argomento  controverso e fortemente dibattuto. Ed è proprio in occasione dei lavori per tale proposta di legge  che l’onorevole P. Binetti ha presentato presso il cinema Colosseo di Milano  “Il consenso informato”, un libro rivolto a medici e non, che si propone di riflettere e spiegare punti critici del rapporto medico – paziente e tecnoscienza – uomo. Di fronte ad una platea “scarna”  ed adulta, sono intervenuti anche A. Zangrillo, docente della Scuola di Specializzazione di Anestesia del San Raffele,  L. Eusebi, docente di Diritto penale dell’Univ. Cattolica di Milano,  F. Poterzio psichiatra e docente di psicologia presso l’Univ. di Milano.  Le argomentazioni e riflessioni degli ospiti si sono mosse verso una direzione comune: “non esiste un diritto alla morte, solo il diritto alla salute.”  In particolare sono emersi tre punti principali: il concetto di alleanza terapeutica, il problema della formazione e la necessità di tutelare i più deboli.

Come sottolineano i professori Zangrillo e  Poterzio, il medico, piuttosto che chiudersi in una posizione difensiva, deve mantenere aperto il dialogo con il paziente deve impegnarsi nella comunicazione ed utilizzare la propria capacità persuasiva, soprattutto nei casi più difficili. ‘Deve gestire la richiesta di “dire basta” del paziente, e, forte del suo vantaggio informativo, deve far in modo che il paziente voglia curarsi’.  ‘Il paziente non deve essere informato in termini di percentuali,statistiche, ma solo di ciò che in grado di recepire’.  Il medico dunque, secondo l’on. Binetti, deve essere un curatore dell’anima,un formatore delle coscienze.

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Durante gli interventi è stata più volte citata la Convenzione sui diritti umani e la biomedicina di Oviedo del 1997, una dichiarazione firmata dai paesi del Consiglio d’Europa e dalla comunità europea per la quale l’Italia non ha ancora depositato lo strumento di ratifica presso il Segretario del Consiglio d’Europa.In alcuni punti essa sembra in contraddizione con quanto sostenuto dai relatori, in quanto afferma che ‘un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. Questa persona riceve innanzitutto una informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso.’’ ed “i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione”.

Il tema del libro e gli interventi dei relatori stimolano degli interrogativi, in particolare il consenso libero ed informato sembra il punto centrale e di più difficile definizione. In che misura il paziente può essere libero senza costringere il medico a violare il suo codice deontologico? In che misura il medico è libero di forzare il paziente le cui idee derivano da un background culturale e personale? Posta la pari dignità di entrambi (curatore e curante), la posizione del limite delle due libertà e dei reciproci diritti sembra ambigua. In ogni caso siamo sicuri che il compito del buon medico sia  intervenire nella filosofia di vita del paziente, oltre che mettere a sua disposizione tutte le competenze e capacità? O il paziente può essere portatore sano di una propria visione, frutto di esperienze e convinzioni personali? Il conflitto è morale: laddove il medico, che si trova in una posizione più forte sia fisicamente sia per le conoscenze che possiede,non riesce a riconoscere possibile l’esistenza di diverse visioni , religiose e non, della vita, si sente investito di un compito evangelico e diventa ‘il sacerdote-medico’  che si scontra con una consapevole ed informata posizione divergente di un suo paziente. D’altra parte non sempre le persone hanno posizioni così rigide e sicure riguardo a  tematiche pur così importanti. E qui interviene sì il compito di educare ed informare, anche i più giovani, come suggerisce l’on. Binetti nel suo libro. Ma è un compito che va affrontato in anticipo e con grande onestà intellettuale.

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Perché i rischi ci sono e non si può ignorali. Come sostiene il prof Eusebi,bisogna tutelare i più deboli: ’può accadere che determinate scelte siano frutto di pressioni sociali che spingono i più deboli a fare un passo indietro.’ E spiega: ‘In Inghilterra ad esempio, nel periodo di discussione della legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, sono state  fatte valutazioni economiche in termini di risparmio di costi che si sarebbero potuti ottenere se la legge fosse stata approvata’.

Ma in fondo la libertà di scegliere è sempre un rischio, l’interrogativo è se siamo in grado di gestirla in questo campo, senza dimenticare i diritti dell’essere umano.

Valeria Salituto

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