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Totus tuus: un messagio del Papa “mediatico”

Reading time: 2 minutes

“..Un Papa venuto da lontano”, con queste parole siamo abituati a ricordare l’uomo che ha traghettato l’umanità nel terzo millennio. Dico “umanità” e non “cristianità” perché lo spessore di Giovanni Paolo II colpì anche coloro che non professavano il cattolicesimo, e ancora oggi le sue parole vengono, più volte e in contesti del tutto diversi tra loro, ricordate. L’idea di questo articolo è nata banalmente, da uno di quei saggi brevi che in Bocconi vengono assegnati per esercitare l’inglese e che, la settimana scorsa, aveva ad oggetto “I grandi comunicatori della storia”. Non a caso non solo Wojtyla è stato definito il “Papa dei giovani”, ma anche e soprattutto il “Papa mediatico”. Nonostante fosse innanzitutto un teologo, Johannes fece della comunicazione uno dei punti cardini del suo pontificato: amava parlare con la gente comune e interfacciarsi con i potenti. Chi negli anni settanta avrebbe mai immaginato che tra Chiesa e Unione Sovietica si sarebbe aperto un dialogo? Eppure nel 1990 si era giunti alla seconda visita di Gorbaciov al Vaticano, visita, come la precedente, incentrata sulla cordialità (non a caso Wojtyla gli andò incontro e non lo aspettò, come da protocollo, nella sala del Tronetto, privilegio questo che aveva riservato in passato solo al suo amico Sandro Pertini). Fu inoltre il primo Papa della storia a calcare il suolo di una sinagoga, e si prodigò nell’innalzare un ponte nei confronti delle altre confessioni; da tale proposito nacquero le visite a Canterbury e a Ginevra , capitali anglicana e calvinista. “Innovativo”, “rivoluzionario”, “diverso”: trovare appellativi con cui delineare questo Vescovo di Roma è quanto mai difficile. Interessante sarebbe sapere se il conclave che decise di eleggerlo Papa (ed era dalla metà del ‘500 che non si avevano pontefici non italiani!) fosse consapevole dell’ondata di aria fresca che avrebbe invaso San Pietro. Aria fresca in tutti i sensi, poiché di certo Wojtyla non rifuggiva né la montagna (famose sono le sue passeggiate solitarie) né l’aereo, con il quale compì molti degli oltre cento viaggi fuori Italia e più di 300 nel Bel Paese. Anche in questo rappresentò una rottura con il passato; dei papi successivi al Concilio Vaticano II pochi avevano compiuto viaggi e mai in misura superiore a nove. Il messaggio che si estrinseca dalla sua vita non può quindi che essere uno: credi, lotta per ciò in cui credi e permetti ad altri di CONOSCERE il tuo credo, qualunque esso sia. Il pensiero, senza la comunicazione, muore con il suo artefice … Ed è come se non fosse mai esistito.

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Gioia Stendardo

One comment
  1. Roberta

    Chi ha conosciuto la gioia dell’incontro col cristo, non può tenerla chiusa dentro di sé ma deve irradiarla

    Karol Wojtyla

    è quello che ha sempre fatto e continua a fare, la sua parola, la sua intera esistenza è stata un esempio, un faro da seguire..qualcuno da prendere ad esempio che ha aperto le strade al dialogo e valorizzato i rapporti umani, considerando più di qualsiasi altra persona al mondo il futuro dell’umanità: i giovani.

    Complimenti per l’articolo 😉

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