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Mettiamoci in gioco…d’azzardo?

Reading time: 2 minutes

ICM, OOP, Small Blind, Big Blind, Tribet e Fourbet sono neologismi che la maggior parte di voi leggeranno per la prima volta; eppure essi rappresentano la nota creativa di un mondo che, da anni ormai, fa parlare di sé non guardando in faccia a nessuna crisi e alimentando la 3a economia del nostro Paese: il Gioco!

Il gioco? Ebbene sì lui. In questi giorni sta girando in tv uno spot che “incita” gli Italiani a giocare sfidando la sorte alla rincorsa di un sogno. Ma si deve per forza sfociare nell’azzardo? No, vorrei sfatare il mito del legame con il poker parlandovi del gioco di carte più bello del mondo: il Texas Hold’em. Ormai ho alle spalle alcuni anni al tavolo verde (oltre a diversi fegati e molte nottate) e del “giochino” sono rimasto da sempre affascinato, quasi quanto da una bella donna.

Mentre scrivo magari starete immaginando le sale di una bisca coperta da una densa coltre di fumo e qualche bicchiere di troppo. Sbaglio? E’ questo che i mass media vogliono mostrare ancora oggi ma ormai i film lasciamoli alla storia: l’Hold’em non è diabolico, il poker online non fa perdere case e non ipoteca nessuna libertà. Anzi, se praticato responsabilmente riesce addirittura a creare delle skills utili per la nostra futura carriera lavorativa. Quali direte?

Quando sei lì davanti al tuo bel pc (con due monitor da 25 pollici da tenere a bada tutto diventa meno bello) i tavoli iniziano ad aprirsi, l’adrenalina sale e il tuo bankroll fluttua, in diretta conseguenza delle tue azioni. Ti ritroverai dopo una decina di minuti dallo start della sessione con 8-10 tavoli aperti e una serie di scelte da fare che incidono su quanto vinci/perdi. Vedi centinaia di carte sfilare e da quelle devi partire per decidere cosa fare, quanto e come giocare. Ma aspettate un attimo: un trader cosa fa? Oh wait!

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Finita la sessione e spremuto come un limone giunge l’ora di vedere com’è andata. Quale miglior indicatore del ROI nel fare attività di review? E si proprio lui, il Return on Investments che avrete tutti presente. I migliori giocatori basano il loro successo proprio su questo indice, così come le imprese nel decidere le loro strategie o gli analisti nel valutare compagini aziendali. Saremo allora noi loschi giocatori dei manager? O peggio ancora degli analisti?

Vogliamo poi parlare di mindset? Senza un equilibrio psico-fisico ottimale non riusciresti a giocare al meglio: avete presente quel collega che vi fa incazzare dal primo minuto in ufficio e vi rovina le giornate? Beh, fidatevi capitano avversari peggiori! Con il tempo devi essere in grado rimanere lucido, mirare al lungo periodo pronto a migliorare il tuo gioco. Ma queste skills risultano così distanti da quelle che ormai tutti i recruiters ci chiedono?

Capacità analitiche, dedizione e tenacia sono le basi per mettersi in gioco nella vita e nel lavoro. Analizzare gli errori e migliorarsi ne sono il contorno. Cosa aspettate allora? D’altronde non è un caso se in alcune università degli USA è stato già inserito come attività nei corsi. Ma potete star tranquilli, noi non siamo Americani!

 Marco Rastelli

marco.rastelli@studbocconi.it

One comment
  1. Sergio

    Oh, un articolo di coming out! 🙂 Fa piacere leggere una testimonianza lontana dai soliti toni bacchettoni “il gioco d’azzardo è il diavolo, il poker rovina famiglie ecc.”. Anch’io faccio parte di quelli che passano diverso tempo davanti al computer a “giocare a carte”, e non mi sento vizioso nè credo di stare sprecando il mio tempo. E questo non significa che penso di diventare un professionista, semplicemente lo trovo un gioco affascinante e calcolo il rischio che posso permettermi. Certo che almeno un secolo di pregiudizi e clichè sono duri da abbattere, forse l’inclusione nei programmi universitari servirà a modificarne alcuni, almeno parzialmente. Di moralismo ingiustificato ne abbiamo piene le tasche!

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