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Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve

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Il sipario si apre mostrando un protagonista straordinariamente vecchio ed eccentrico che, il giorno del suo centesimo compleanno, scappa dall’ospizio in cui soggiornava da anni, calandosi giù da una finestra. Il tutto con pantofole ai piedi e pochi spiccioli in tasca.

Hanno così inizio le disavventure di Allan Karlsson, che da triste pensionato diventa progressivamente ladro, assassino e addestratore di elefanti.

Ricercato dalla polizia e inseguito da una gang di motociclisti arrabbiati, il centenario darà un’ultima scossa alla sua vita, le cui tappe principali verranno riportate meticolosamente capitolo dopo capitolo, mostrando come i momenti storici più cruciali dell’ultimo secolo siano ricollegabili a questo strano e singolare personaggio.

Inizialmente il paragone tra Mr. Bean e Allan Karlsson sembra inevitabile.

L’assurda ilarità che suscita il protagonista di questo libro induce a far credere di avere davanti un uomo la cui stupidità e ingenuità non ha confini.

Man mano che si procede con la storia e si viene a conoscenza di come il pensionato ha trascorso i suoi precedenti novantanove anni di vita, ci si accorge però che è tutto meno che stupido.

Al contrario, grazie alla sua capacità d’adattamento e alla sua competenza in fatto di esplosivi, è riuscito a sopravvivere la rivoluzione spagnola, la prigionia in Iran, la detenzione nei gulag e la guerra di Korea; grazie alla sua furbizia e al suo umorismo è diventato amico intimo di Francisco Franco, del presidente Truman, di Mao Tse Tung e di uno dei consiglieri di Putin, per non parlare del fratello di Einstein.

Portandosi fin dalla nascita un grande senso dell’avventura e una dose illimitata di ottimismo, ha affrontato senza paura qualsiasi viaggio, qualsiasi uomo o donna, restando fedele ai suoi valori e alle sue priorità. Prima tra tutte: la vodka.

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“Is my life, by any chance, about to take a new turn?”

Questa domanda, fatta dal protagonista stesso, esprime al meglio il suo spirito positivo ed energico.

La mancanza di studi accademici non l’ha fermato dall’avere una vita piena, felice, emozionante. Nonostante tutto, Allan ha fatto più strada – metaforicamente e fisicamente parlando – di tutti i laureati o gli studiosi che incontra nel suo lungo cammino.

Questo perché il vuoto di un qualunque diploma scolastico è stato colmato da un’incredibile abilità nell’arte dell’arrangiarsi e del saper godere di quello che si ha.

Sebbene lo si possa rimproverare di mancanza di ambizione, c’è molto da imparare dal centenario yesman Allan Karlsson.

Al giorno d’oggi sarebbe da ingenui e irresponsabili pensare di poter vivere un’avventura come quella del protagonista. Ormai il lusso di non avere la laurea se lo possono permettere solo i raccomandati; di certo non si può pretendere di andare in giro per il mondo sperando di trovare la propria strada per caso.

Tuttavia, tra un esame e l’altro, non bisognerebbe dimenticare che oltre agli stage, agli Erasmus e ai master, c’è un’avventura là fuori che ci aspetta.

Dovremmo ricordare che ognuno di noi può essere un entusiasta Allan Karlsson, pronto a mettersi in gioco e a trovare il lato positivo in qualunque situazione personale o storica.

Con prontezza di spirito, un pizzico di umorismo e qualche litro di vodka – possibilmente russa – si può andare fino in fondo a testa alta e felice.

Giorgia Ortolani

giorgia1ortolani@gmail.com

 

 

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