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Economics

Piccolo è bello… ma poco competitivo!

Reading time: 3 minutes

gfhdi Michelangelo Bruno – La recente crisi finanziaria ha colpito duramente i paesi industrializzati, mettendo in luce le imperfezioni dei loro sistemi economici e produttivi. L’andamento delle principali variabili macroeconomiche mostra chiaramente come sia in corso una ridefinizione degli equilibri economici a livello mondiale; infatti, la flessione del PIL, nell’ultimo quinquennio, è stata più marcata nei paesi industrializzati rispetto ai paesi in via di sviluppo. In questo contesto macroeconomico improntato al pessimismo, la situazione economica e competitiva del nostro paese è ancora più delicata. La crisi dei debiti pubblici, che ha fatto seguito alla crisi finanziaria ed ha colpito i paesi “periferici” dell’eurozona (noti con l’acronimo “PIIGS”, tra cui rientra anche l’Italia), ha evidenziato i difetti del nostro sistema di welfare.

Tuttavia, ciò che è più preoccupante è la perdita di competitività del nostro paese; tra le principali cause alla base di questa deriva competitiva c’è la particolarità del nostro sistema imprenditoriale con i suoi pregi e difetti. Il nostro è un paese di piccole e medie imprese: la dimensione media delle aziende italiane è notevolmente inferiore a quella delle imprese europee e nell’ultimo decennio si è ulteriormente ridotta.

Il credit crunch che si è manifestato in seguito alla “crisi dei subprime” è sicuramente molto pericoloso per il sistema economico italiano, proprio in considerazione della particolarità del nostro tessuto produttivo. Il rischio maggiore è che questa stretta creditizia sommata all’ancestrale sottocapitalizzazione privi le PMI delle risorse finanziarie indispensabili a realizzare gli investimenti necessari per rimanere competitive.

Il focus su specifiche nicchie di mercato è stato a lungo il driver del successo delle esportazioni dei nostri prodotti all’estero; il “made in Italy” è da sempre sinonimo di qualità ed originalità; ciò nonostante, la globalizzazione dei mercati e la recente crisi economica/finanziaria hanno inasprito la competizione alla quale le nostre PMI sono esposte, tanto che non è più utopico ritenere che ciò che in passato è stato un fattore di forza per la nostra economia possa presto tramutarsi in fattore di debolezza. Il libro dell‘economista E. F. Schumacher titola: “piccolo è bello” in questo caso, però, è poco competitivo.

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Consapevoli del pericolo che corriamo, quali sono i rimedi da adottare?

In primo luogo, come già ampiamente puntualizzato, occorre un maggiore sostegno finanziario alle nostre PMI da parte delle banche. Tale questione riporta inevitabilmente in primo piano un tema da sempre molto dibattuto: il rapporto tra banca e impresa.

La situazione economica attuale del nostro paese impone una piena presa di coscienza dei ruoli e delle responsabilità di tutti gli attori coinvolti in questo processo. Vale la pena, quindi, di fare delle considerazioni a riguardo.

Il recente scandalo finanziario, che ha  coinvolto una delle maggiori banche italiane (MPS), ha contribuito ad inasprire il malcontento comune nei confronti degli intermediari creditizi: l’opinione prevalente è che il banchiere non eserciti più il suo ruolo di banchiere (come scrive Weber in un suo saggio il ruolo del banchiere è quello di prestare denaro) ma “venda” un prodotto.  Eppure, se da un lato è un dato di fatto che anche le nostre banche, attratte dall’idea di un guadagno facile, abbiano investito in titoli derivati, non è corretto ritenere che questo “modus operandi” abbia penalizzato la clientela retail nell’accesso al credito. Nella stretta dei canali del credito un ruolo determinante, a parere di chi scrive, è stato giocato dall’evoluzione del contesto normativo in merito alla vigilanza prudenziale bancaria. Infatti, la progressiva evoluzione delle normative di Basilea ha aumentato la sensibilità delle banche verso i fattori di contesto macroeconomico determinando un conseguente cambiamento in negativo nei rapporti tra banca e impresa. Quindi, se è vero che le banche prestano meno denaro alle imprese è anche vero che questo non è dovuto al processo di finanziarizzazione della nostra economia (che peraltro è ancora in uno stato “embrionale” se paragonato al capitalismo di stampo anglosassone) ma ai mutamenti che sono intervenuti nell’ambito dei rapporti tra banche ed imprese.

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Probabilmente, ciò di cui soffrono maggiormente le nostre PMI è proprio il mutato rapporto con le banche.

In definitiva, per risollevare le sorti del nostro paese occorre: da un lato, che le banche ritornino a praticare il relationship banking abbandonando le logiche di credit scoring automatizzate che hanno adottato a partire dagli anni 90 e che hanno determinato una rigorosità eccessiva nella scelta dei loro impieghi (a detrimento sopratutto delle PMI); dall’altro, che le PMI rispondano in modo proattivo ai continui cambiamenti del contesto di riferimento.

“It is not the strongest of the species that survives, nor the most intelligent that survives. It is the one that is the most adaptable to change.”- Charles Darwin.

One comment
  1. Rudolph J Renda

    Very nice article. Let me add that, we must remember that the GDP of the world economy is contributed on the average of approximately 25 % by the United States. It is important to note that the economies. Of all countries is like a bowl filled with cue balls when you reach in and pull one of the cue balls out there is a cause and effect situation that moves the others around. It is portent to note that it would be better to rally around a country that feeds the bulk of your economy from a free capitalist system than that of a socialist or communist system. It is a capitalist system that feeds a socialist or communist system and not vice versa. Which would you prefer? The whole point is ” stop biting the hand that feeds you” and rally behind the free enterprise system , because it is the one that really works best for the long hall, and cut the use of dominating government systems that are leading to the collapse of a somewhat purer economic enterprise system. Fuck China, up with America , Down with “Obamanomics”. Forza USA!!!

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