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Art & Entertainment

Everybody calls me Giorgio

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we-both-have-a-super-hero-ego-by-daft-punk-2di Marco Donatelli

21 Maggio, Martedì. Quello, per un appassionato di musica come me, non era un giorno qualunque. Il 21 maggio, infatti, usciva Random Access Memories, il nuovo disco dei Daft Punk, il duo francese che ha rivoluzionato la musica elettronica. L’attesa, dopo otto anni di silenzio, era elevata in tutto il mondo. Il singolo Get Lucky, che ha anticipato l’uscita dell’album, ha rapidamente scalato le classifiche di mezzo mondo, registrando anche il record di ascolto giornaliero per un singolo brano su Spotify.

E proprio a Spotify mi sono connesso per ascoltare quello che, a giudicare dalle premesse, sarà un album storico. Dopo essermi gustato con gioia le prime due tracce, già trasportato da un sound semplice ma come sempre efficace, arrivo alla traccia #3: Giorgio by Moroder. Introduzione parlata, in inglese, di un minuto abbondante. Una voce maschile che racconta in prima persona la sua esperienza di musicista agli albori della musica elettronica. L’intro del brano termina così: “My name is Giovanni Giorgio, but everybody calls me Giorgio”.

La curiosità sorge spontanea: chi è questo Giorgio al quale i Daft Punk hanno deciso di dedicare tanto spazio nel loro nuovo album? Chi è questo personaggio dal forte accento tedesco e dal flemma tipico di James Bond? Il mistero è presto svelato: è nientemeno che l’italiano Giorgio Moroder, produttore discografico e compositore altoatesino.

Quando si pensa ai grandi artisti italiani che hanno composto le più belle colonne sonore per il cinema, ci vengono subito in mente nomi come Nicola Piovani o Ennio Morricone. Bene, questi musicisti di fama internazionale e talento assoluto hanno vinto un Oscar a testa. Giorgio Moroder ne ha vinti tre, oltre a diversi altri premi come Grammy e Golden Globe, riconoscimenti sufficienti ad ottenere il posto fisso al tavolo dei grandissimi della musica moderna.

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Ma il protagonista di questo articolo è molto più di un compositore per il cinema. Per far capire la sua importanza nel panorama musicale è sufficiente raccontare un aneddoto. Un giorno Brian Eno, considerato uno dei più grandi innovatori del mondo delle sette note, entra nel suo studio, “mette su” I Feel Love di Donna Summer,  che lo stesso Moroder aveva composto e prodotto, e dichiara: “Ho sentito il suono del futuro. Questo disco cambierà la musica da discoteca per i prossimi 15 anni”.

Il viaggio pioneristico nella musica di Hansjörg Moroder, nato ad Ortisei 73 anni fa, comincia con una semplice passione per la chitarra. La vera svolta avviene grazie ad un incontro avvenuto a Monaco, dove il futuro vincitore di tre Oscar si era trasferito terminati gli studi. Qui, Moroder fa conoscenza con il Moog Modular, uno dei primi sintetizzatori in circolazione. Colpito dalla versatilità dello strumento, Moroder intuisce subito che sarebbe potuto essere il mezzo adatto ad aiutarlo a realizzare il suo sogno di diventare musicista.

Essendo un prodotto nuovo, il sintetizzatore non era stato precedentemente intrappolato in nessuna idea precostituita di suono “giusto” o armonia. La libertà è massima e nessuno avrebbe potuto dirgli cosa fare e cosa no, permettendo alla sua creatività di esprimersi senza limiti. Come sottolineato dallo stesso Moroder nel brano dei Daft Punk: “There was no preconception of what to do”.

Giovanni Giorgio farà conoscere la sua bravura con il sintetizzatore al mondo intero, raggiungendo l’apice del successo commerciale negli anni ’70, quelli della Saturday Night Fever, grazie alla proficua collaborazione con la regina della Disco Music: Donna Summer.

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Negli anni ‘80 si dedica principalmente alla composizione di colonne sonore. E’ in questo periodo che vince i già citati tre Oscar, grazie alle sue musiche in Fuga di Mezzanotte (1979), Flashdance (1983) e Top Gun (1986).

Oggi Moroder è tutt’altro che un tranquillo pensionato. Il 20 maggio si è esibito presso il Deep Space di New York, all’interno di un evento promosso da Red Bull Music Academy, nel suo primo live DJ set in assoluto. Un’ora abbondante di esibizione in cui, superato l’impaccio iniziale, è riuscito con la sua inesauribile energia a trasportare tutto il pubblico in un viaggio a ritroso fino alle origini della musica elettronica.

La traccia #3 Giorgio by Moroder, rappresenta dunque un passaggio di staffetta con i Daft Punk, incaricati dal nostro Giorgio di cogliere la sua eredità e disegnare il “sound of the future”. Usando le parole stesse di Moroder nell’intervista realizzata come bonus track dell’album, si può dire che “quello di cui il mondo ha  bisogno non è buona dance music, ma qualcosa di nuovo”.

E i due francesi-robot sembrano essere appena scesi dalla DeLorean di Ritorno al Futuro, per portarci in dono un suono d’avanguardia, che sarà certamente protagonista dei prossimi anni.

marco.donatelli@studbocconi.it

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