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COP21: facciamo il punto

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Di Valeria Procoli.

Che cos’è? È la conferenza delle parti (“Conference Of the Parties” da cui l’acronimo COP) della Convezione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Quella di Parigi (30 Novembre – 12 Dicembre) è stata la 21ma edizione ed ha visto la partecipazione volontaria di 195 paesi.

Gli obiettivi. Il principale è stato quello di trovare un accordo vincolante per contenere l’aumento delle temperature al di sotto di 2 °C rispetto all’età preindustriale. La comunità scientifica teme che senza l’adozione di misure adeguate l’aumento potrebbe essere di 4-5 °C entro la fine del secolo e ciò rischierebbe di far estinguere la civiltà umana.
L’auspicio all’alba delle trattative era di giungere ad un accordo universale e vincolante.

I temi affrontati. Si è parlato a tutto tondo di cause e conseguenze del cambiamento climatico.
I temi più dibattuti hanno riguardato foreste e oceani, minacciati dalle nostre azioni (pesca selvaggia, l’inquinamento, etc…) e allo stesso tempo minaccia per l’uomo; a causa dell’innalzamento delle acque già molte persone hanno dovuto abbandonare alcune isole del Pacifico.
Grandissima attenzione è stata inoltre data all’importanza di investire sulle energie rinnovabili piuttosto che sulle fonti fossili come il carbone, ancora troppo utilizzato soprattutto nei paesi in via di sviluppo come India e Cina. Tra gli altri, Bill Gates ha annunciato ulteriori investimenti sulle rinnovabili.

Le controversie. Alcuni sponsor della COP21 sono stati accusati di fare greenwashing, cioè di star cercando di “ripulire” la propria reputazione di inquinatori semplicemente sponsorizzando la conferenza.
Il movimento Brandalism (dall’inglese “brand”, marca) ha tappezzato per protesta Parigi con cartelloni pubblicitari per contestare questi sponsor con la loro stessa arma: il marketing.

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L’accordo raggiunto. L’obiettivo di contenimento del surriscaldamento sotto gli 1,5 °C è ora nero su bianco. Le piccole isole a rischio sommersione, Cina, India e altri paesi in via di sviluppo avranno aiuti economici dai paesi avanzati, nel rispetto della “responsabilità comune ma differenziata”, principio di diritto internazionale ambientale. Inoltre i negoziati hanno stabilito che, con cadenza quinquennale, ogni paese dovrà presentare il proprio piano per fronteggiare il cambiamento climatico.
Il Paris Agreement sarà il primo trattato sul clima della storia a essere universale e vincolante. Per questo secondo Ban Ki-moon (segretario generale dell’ONU) è un “accordo storico”. La mancata compresenza di questi due elementi ha reso inefficaci gli accordi precedenti di questo tipo come il Protocollo di Kyoto. Tuttavia molte ONG invitano ad aspettare prima di esultare troppo. Craig Bennett (CEO di Friends of the Earth UK), come riporta il Financial Times nota che si è raggiunto un accordo ma non ancora un piano. Se gli obiettivi del negoziato di Parigi saranno raggiunti dipende da come e quanto velocemente i governi lo tradurranno in piani concreti. Nel frattempo, ognuno può contribuire con le proprie azioni quotidiane: tutti abbiamo una responsabilità verso il pianeta.

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