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BAA: Intervista all’alumnus Luca Mignini

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Di Angelo Firrito.

Luca Mignini, classe 1986 del Corso di laurea in Economia Aziendale della Bocconi, è stato nominato presidente della divisione Global Biscuits and Snacks della Campbell’s nel febbraio 2015, avendo all’attivo due anni come CEO di Findus Italia. In precedenza ha ricoperto ruoli di alta responsabilità in SC Johnson, operando in scenari internazionali tra Europa, Cina, Sud-Est Asiatico e America Latina.
Mignini si è specializzato presso la Kellogg School of Management della Northwestern University, dove ha conseguito un Master in Business Administration.
Tornato nell’alma mater meneghina per un dinner speech a lui intitolato, non si è sottratto alle nostre domande:

Quanto e come ha inciso l’aver frequentato l’Università Bocconi sulla sua carriera internazionale?

“L’esperienza in Bocconi è stata per me altamente formativa. Ho frequentato l’università negli anni ’80, e già allora il suo profilo internazionale la distingueva dalla maggioranza degli atenei italiani. Io venivo da una realtà come Perugia che, seppur stupenda, non era paragonabile ad una piazza come quella di Milano.
Uno dei grandi vantaggi di questa Università, tanto oggi quanto allora, è sicuramente l’apertura al mondo del lavoro e l’approccio pragmatico verso le materie trattate. Direi che più che una semplice università, per me è stata una vera e propria scuola di vita, anche dal punto di vista umano.”

La BAA è una delle associazioni che offre di più agli studenti bocconiani di oggi e di ieri, quali sono i valori aggiunti e le motivazioni che l’hanno spinta ad entrarvi a far parte?

“I pregi di un’associazione come questa sono molti e forse non sono neanche la persona più adatta ad enumerarli tutti. Indubbiamente, una delle cose che mi affascina di più è il poterla definire uno stupendo network che, mettendo in contatto generazioni diverse di Alumni, permette uno scambio biunivoco tra di esse. I veterani sono in grado di trasmettere esperienza e conoscenze ai più giovani. Gli “Junior”, dal canto loro, danno una spinta innovatrice, tanto ideologica quanto tecnologica, alle generazioni più anziane.”

Che consigli darebbe ad un neo-laureato che desideri entrare nel mondo delle multinazionali? Quali sono i requisiti minimi richiesti?

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“I requisiti minimi sono indubbiamente cambiati rispetto a 20 anni fa. Il livello di competitività è cresciuto parecchio. Le lingue oggi sono la conditio sine qua non per un qualsiasi posto di lavoro internazionale: non solo l’inglese, che è la base, ma anche altre lingue largamente diffuse come lo spagnolo e il cinese. Io ho vissuto 5 anni in Cina e per forza di cose ho dovuto impararlo, ma tornando indietro l’avrei studiato sin da ragazzo. Come consiglio personale dico: siate aperti a tutto, anche fare esperienze orizzontali in ambiti diversi, non credo nella super specializzazione… eccezioni a parte.”

Come si è trovato nel passare da una realtà italiana ed europea al mondo imprenditoriale americano?

“Dal punto di vista lavorativo, avere a che fare con aziende americane è per me relativamente più semplice. Si ha più chiarezza negli incarichi, nelle responsabilità aziendali e nei singoli rapporti umani. Semplicisticamente potremmo dire che le aziende americane sono più orientate sui fatti, più pragmatiche. Un problema può sorgere dal lavorare con persone di nazionalità diversa, ciò richiede stili di leadership diversi. Se con un americano puoi essere più diretto non è possibile fare altrettanto con un cinese o un giapponese.”

Per concludere, il settore del Food & Beverage risente ancora di una legislazione frammentata, in Europa come negli USA. Quel è la sua opinione al riguardo?

“Io penso che sia un problema perché aumenta il costo di tutti. Avere regole comuni è fondamentale. Se ogni stato adotta una normativa disorganica rispetto agli altri non si dà più sicurezza al consumatore, ma si aumenta semplicemente la confusione così come i costi. Credo che il consumatore abbia tutto il diritto di sapere cosa c’è dentro quello che compra, però le regole dovrebbero essere assolutamente trasversali. Non vedo nessun vantaggio nella frammentazione.”

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