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Dov’è andata la luna

Reading time: 2 minutes

Un anno fa un risveglio in un mondo diverso 

Solito testardo provare  

della luce 

a farsi strada tra palpebre ancora abbracciate. 

Il gioco invisibile  

delle dita sotto le lenzuola  

ristabilire il contatto.  

Sempre nuovo scoprire  

che c’era 

un cinguettio  

dietro la finestra. 

Mai domandarsi se forse lo stesso cantante  

se ne stesse  

già ieri  

appollaiato sui sogni. 

Poi percepire l’agitarsi di un vuoto di senso. 

Non più abbastanza per lui lo spazio sui telegiornali 

invadere allora gli scaffali dei supermercati 

quelli dove prima c’era il pane 

e inghiottire gli affetti le misure i parametri 

i fiori e i momenti. 

Risparmiare solo il cin-guet-tìo ma  

violento intrufolarsi tra le sillabe, 

singhiozzante comporre  

un canto di morte. 

E allora l’umano proteggersi  

in frasi dense di nulla 

maldestro essere spettatori  

del fatto che è impossibile  

raccogliere gocce di vita 

in un oceano che scappa. 

Dalla cima dell’ego guardare  

una sempre più densa tempesta di 

nebbia  

paura  

nostalgia  

silenzio  

tempesta di tutto ciò per cui cercavamo sinonimi  

che prima a pronunciarlo 

tentennava la voce. 

Galoppava adesso verso noi  

un esercito 

non faceva rumore, 

tranne nel cuore. 

Faceva così poco rumore, allora 

provare a chiuderlo fuori 

da tutte le porte del mondo  

ma forse era proprio lui che 

giocava a nascondino nel cin-guet-tìo 

così singhiozzante cin-guet-tìo che 

la Luna impallidiva a sentirlo. 

Era sempre più piccola e sottile  

sembrava voler cadere. 

Entrava per altra via 

l’esercito del silenzio 

al mattino tra le palpebre ancora abbracciate 

e non so dirlo bene 

il suo sapore 

prepotente contorcersi di contorsioni amare e senza rumore 

era come un universale umano mancare 

di mancanze mai misurate. 

Che forma avremo allo scadere del tempo? 

Cosa eravamo prima di questo nome? 

L’uno – credo. 

Diurno rinascere  

nelle conversazioni nei suoni nelle guerre nei cieli pieni 

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di stormi di fuochi d’artificio di aerei di costellazioni  

segrete da disegnare con un dito stesi sulla sabbia 

nelle notti d’estate vestiti solo di acqua. 

Del nostro essere un perpetuo racconto 

di chi siamo e di chi vorremmo essere. 

Dell’ingenua avidità dell’anima 

di sbocciare in ogni sorriso messo in moto 

negli altri, 

del loro essere così vicini 

da sfiorarsi le labbra, 

del solo poter desiderare  

il tocco, 

l’intreccio dei destini 

l’arrossito invisibile ammorbidire 

le nostre impenetrabili dimore. 

Torneranno a cantare  

gli altri uccellini 

E al mattino, tra un anno, canteranno chi siamo 

Uno. 

Ora lo sappiamo. 

Il nostro nucleo più interno 

è nel varcare 

le distanze, i confini, le nomenclature 

vibra impercepibile  

una scossa seminale d’essere 

nel quotidiano incontrare altri  

e non riuscire proprio a capire 

come si fa ad avere in sé  

così tanti tramonti di sfumature  

che non si possono contare ma io lo so che 

riempiranno il vuoto 

tra le anime tra le sillabe  

tornare noi a noi  

saperci vivi 

senza il silenzio che preme 

oltre la finestra. 

Sostare un sostare nell’Uno 

riscrivere la storia su un pianoforte 

tuffarci in ogni nota 

e nell’Altro 

cantarlo dal fondo suo 

essere tutte le persone del mondo 

dipingere le cose vedere le 

quintessenze circolatorie 

morire ma prima riempire, udire 

ogni mattina 

un cinguettio nuovo. 

Author profile
Linda Bia Fasoli
Chief Editor

Born in 2000, she started talking and rebelling very early and never stopped. Currently a CLEACC student, in the free time she enjoys writing, philosophising and listening to techno.

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