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L'angolo del penalista

IL Perdono Giudiziale

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Tra le varie ipotesi di epilogo del procedimento penale vi è il perdono giudiziale, ovvero una causa di estinzione del reato prevista solo per i soggetti di età non superiore ai 18 anni. Tale istituto può essere applicato, previo consenso dell’imputato ed idonea valutazione del Giudice, se il reato compiuto è punibile con una pena detentiva inferiore a 2 anni oppure una pena pecuniaria non superiore a 1.549 euro. Inoltre, il minore non deve avere alle spalle precedenti condanne per delitto.

Caratteristiche e condizioni di applicabilità

Il perdono giudiziale rappresenta una delle modalità con cui può concludersi in maniera favorevole il procedimento penale minorile, che vede come soggetti attivi gli adolescenti di età tra i 14 ed i 18 anni. Tale istituto rappresenta un caso speciale di estinzione del reato e viene disciplinato all’art. 169 c.p.

La norma stabilisce che:

“Se, per il reato commesso dal minore degli anni diciotto, la legge stabilisce una pena restrittiva della libertà personale non superiore nel massimo a due anni, ovvero una pena pecuniaria non superiore nel massimo a cinque euro, anche se congiunta a detta pena, il giudice può astenersi dal pronunciare il rinvio a giudizio, quando, avuto riguardo alle circostanze indicate nell’articolo 133, presume che il colpevole si asterrà dal commettere ulteriori reati. Qualora si proceda al giudizio, il giudice può, nella sentenza, per gli stessi motivi, astenersi dal pronunciare condanna.
Le disposizioni precedenti non si applicano nei casi preveduti dal numero 1 del primo capoverso dell’articolo 164. Il perdono giudiziale non può essere conceduto più di una volta.”

Ai sensi di tale articolo, è possibile identificare le peculiarità dell’istituto in relazione alla sua accessibilità ed alle sue modalità applicative: Il perdono giudiziale è un beneficio che può essere concesso, fin dall’udienza preliminare, ad un minore tra i 14 (età minima prevista per l’imputabilità) ed i 18 anni (età oltre cui si diviene maggiorenni) che abbia commesso un reato punito con pena detentiva non superiore nel massimo a 2 anni di reclusione oppure con una pena pecuniaria, sola o congiunta a quella detentiva, non superiore a 1.549 euro.

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Perdono giudiziale e rieducazione del condannato

Essendo le suddette le condizioni di applicabilità, i reati di cui in analisi possono idealmente considerarsi ininfluenti, minimi, e si potrebbe inoltre asserire che l’attuazione di una pena detentiva in una tale circostanza non sarebbe coerente con il principio di rieducazione di cui all’art. 27 co.3 Cost., bensì, indirettamente, potrebbe essere causa di danneggiamento per il soggetto in questione.

Elemento necessario per l’applicazione del perdono giudiziale è l’inesistenza di precedenti condanne a pene detentive per delitto, anche ove sia intervenuta la riabilitazione (art. 178), nonché la mancata dichiarazione di status di delinquente o contravventore abituale o professionale. Il Giudice, inoltre, sulla base della valutazione dei parametri di cui all’art. 133 c.p., deve poter ragionevolmente ritenere che il colpevole si asterrà in futuro dal commettere altri reati.

Nella sua valutazione discrezionale il Giudice dovrà in primis tener conto della gravità del reato e della capacità a delinquere del minore, ma dovrà anche valutare i motivi che l’hanno portato a delinquere, l’esistenza di eventuali precedenti penali e giudiziari ed estendere l’indagine anche alla situazione familiare, personale e psicologica del soggetto imputato, grazie eventualmente anche all’ausilio di psicologi ed esperti.  

Alla luce di questi presupposti, come già accennato, potrebbe anche risultare rischioso introdurre in un ambiente quale il carcere un soggetto minore che né è criminale abituale, né è mai stato a contatto con soggetti di questo tipo. Tale ingresso potrebbe non farebbe altro che inserirlo in un contesto di cui non conosce e che, verosimilmente, potrebbe influenzarlo negativamente, complicandogli anche successivamente il rientro in collettività e l’ipotetico inserimento nel mondo lavorativo.

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Procedimento di applicazione del perdono giudiziale ed iscrizione nel casellario

Per quanto riguarda i reati a cui è possibile applicare il suddetto istituto, l’art. 169 c.p. non contiene limiti oggettivi legati alla natura o alla tipologia, dunque, risulta pacifico ipotizzare che possa essere perdonato qualsiasi esempio di reato, purché questo rientri nei limiti edittali previsti.

Il perdono presuppone sempre il preventivo accertamento della responsabilità da reato, ma affinché il giudice si pronunci in favore di questo istituto è necessario anche il consenso del minore: il giovane deve avere la possibilità di scegliere tra l’accoglimento di questa opzione (e dunque la chiusura del processo con sentenza di non luogo a procedere) e la sua rinuncia, con l’intento di voler dimostrare nelle fasi successive la sua innocenza.

La concessione del beneficio è esclusiva, difatti, essendo concedibile solo ed esclusivamente una volta, si è soliti parlare di unicità del perdono; non per ultimo, questo istituto non può essere revocato, poiché produce un effetto estintivo immediato. La sentenza di non luogo a procedere viene iscritta nel casellario speciale fino al compimento della maggiore età e successivamente verrà trasferita nel certificato del casellario giudiziale, dal quale sarà cancellata al compimento del ventunesimo anno di età.

La cancellazione, in realtà, non sempre evita problemi futuri al minore: nei bandi di concorso, ad esempio, viene richiesto di indicare di non aver riportato condanne anche se è stata concessa l’amnistia, l’indulto, il condono o il perdono giudiziale. Nel caso in cui vi sia questa indicazione, anche se il minore ha ormai superato i 21 anni di età e nessuna traccia della sua azione compare sul casellario, egli deve indicarlo per non incorrere in una condanna per falso in atti.

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