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HER: Amare il proprio rapitore

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Her (2013), Oscar e Golden Globe per la sceneggiatura, è un film romantico/distopico incentrato su un solitario scrittore di lettere d’amore e sulla sua nuova particolare storia.

La pellicola racconta la vicenda di Theodore Twombly, interpretato da un sensazionale Joaquin Phoenix, che in seguito al divorzio con la sua ex moglie trova conforto nella relazione con Samantha: un sistema operativo apparentemente dotato di personalità e di emozioni, che si evolve apprendendo informazioni dal suo interlocutore.
Il film, che vede in Phoenix la figura predominante, nasconde la sua bellezza nei silenzi che lo accompagnano: Theodore tende ad essere un personaggio introverso, ed è proprio questa introversione che stimola lo spettatore alla riflessione. 
Il dubbio che il regista Jonze pone all’attenzione dello spettatore è dettato dalla sua riflessione circa la tecnologia: il registra si interroga su costi e benefici dell’innovazione tecnologica. Tale dubbio, che oggi appare particolarmente realistico e incombente in una situazione in cui, con l’emergenza dettata dal Covid-19, tutti, volenti o nolenti, ci troviamo a riflettere, si traduce nel seguente quesito: nella nostra quotidianità la tecnologia è ancora un mezzo o è diventata un fine? 

Il Theodore di “Her” appare realmente innamorato del suo OS (operating system), tanto che quando l’ormai “reale” Samantha, per quello che appare essere un aggiornamento di sistema, non gli risponde più, l’uomo si allarma a tal punto da correre per strada, disperato, nel tentativo di ristabilire una connessione. 
Nel mondo odierno, più di quanto avveniva tempi addietro, ci sentiamo protagonisti della nostra vita, questo è possibile grazie alle applicazioni a cui diamo la possibilità di ricavare informazioni su di noi, queste app ci viziano, che sia con pubblicità mirata o con costanti notifiche, ci fanno sentire “importanti” e “al centro dei loro pensieri”.
Si tratta, inconsciamente, di una bella sensazione, e lo stesso protagonista ama sentirsi desiderato da Samantha, così, in un momento di fragilità dovuto al divorzio, il personaggio si apre totalmente nei confronti di un sistema operativo pronto a essere esattamente tutto ciò di cui lui credeva aver bisogno in quel momento. 

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Che sia un caso? 
Che sia, per quanto assurdo da comprendere, un amore sincero quello che lega Theodore a Samantha?
È lo stesso Jonze a darci una risposta nella sua pellicola, infatti, come si evince nel film, il personaggio interpretato da Phoenix si troverà ad affrontare una trista realtà, Samantha non è solo di Theodore: Samantha intrattiene contemporaneamente centinaia di relazioni con altri individui. L’OS non è quello di cui il nostro così realistico protagonista ha bisogno, ma può cambiare per essere quello di cui tutti i soggetti hanno bisogno… Come? Con le informazioni che gli utenti le danno. 

Amazon, Instagram, Facebook, più in generale Internet, dalla loro nascita fino ad oggi, hanno letteralmente rivoluzionato il mondo, rendendo possibili cose prima inimmaginabili. 
Sebbene potrebbe non essere facile realizzarlo, oggi il mercato con il valore intrinseco più alto, non è più il mercato del petrolio o quello immobiliare, bensì il mercato dei dati, dei nostri dati.
Se oggi stesso nascesse una nostra “Samantha”, con libero accesso ai nostri dati e, quindi, alla nostra esperienza, online e offline, ci stupirebbe quanto bene potrebbe conoscerci. 

Qui la domanda: riuscirà la tecnologia a supplire anche i sentimenti più intimi che caratterizzano e legano il genere umano? 
Jonze ha detto la sua. 
Van Dormael, nel suo capolavoro “Mr. Nobody” (2009), film drammatico/fantascientifico, che vede un inimitabile Jared Leto protagonista di una trama mai banale e anzi spesso difficile da comprendere, affronta nelle battute finali della pellicola con sguardo critico e visionario il tema della sessualità. Durante un dialogo tra un giornalista e Nemo Nobody (uno dei tanti nomi evocativi del film) si evince che la scoperta della scienza dell’immortalità avrebbe supplito alla finalità dell’attività sessuale relativa alla procreazione e di conseguenza alla continuazione della specie. Tale invenzione, avrebbe quindi portato nel 2092, anno in cui parte del film è ambientato, a definire l’atto in questione “fuori moda”, rendendolo non più praticato.

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Tutti noi possiamo definirci affetti dalla sindrome di Stoccolma, che ci spinge a provare amore ma allo stesso tempo complicità nei confronti del nostro rapitore.
Un rapitore che non ci deluderà e non ci tradirà mai, poiché pronto a crescere passo dopo passo con noi: la tecnologia.

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