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L’Italia e il suo male endemico: penultimi in Europa per corruzione.

Reading time: 3 minutes

corruzione-590Di Nicolò Minella

“A Roma tutto si può comprare”, diceva Giovenale nel I secolo d.C. Dall’epoca imperiale ad oggi, stando ai dati che ci arrivano da Transparency International, il tempo sembra essersi tristemente fermato. La corruzione è un male che da sempre attanaglia l’uomo, ma che trova un humus particolarmente favorevole in ambienti dove la società e la cultura sono più fertili alla sua sopravvivenza.

Per spiegare questo fenomeno, bisogna risalire a quei forti legami familiari e a quegli stretti rapporti interpersonali di clientela tipici dell’area europea mediterranea. L’Italia, in quanto nucleo di tale cultura, si trova a lottare ancora oggi con questo tumore che da sempre non sembra dargli pace, e che infetta gravemente il regolare svolgimento delle sue attività politiche, economiche, imprenditoriali e sociali rendendole più ingiuste, ma anche più macchinose ed inefficienti. A conferma di questa annosa situazione, è arrivato il report di Transparency International.

Transparency International è un’associazione internazionale non governativa con sede a Berlino che si occupa della corruzione in molti aspetti della vita associativa, da quelli politici a quelli più strettamente economici. Tale ente ha stilato, come ogni anno, l’attesa classifica 2015 dei Paesi del mondo numerati secondo il grado di corruzione percepita e ancora una volta, a fronte del suo sessantunesimo posto globale e della penultima posizione in Europa (davanti alla sola Bulgaria), l’Italia non può certo sorridere.

Il metodo di calcolo è piuttosto particolare, e negli anni non è stato risparmiato da alcune critiche. Nel 1995 tale agenzia ha infatti sviluppato il cosiddetto CPI, ovvero il “Corruption Perception Index”, che viene elaborato a partire da una specifica modalità di raccolta dei dati: la testimonianza di migliaia di imprenditori. La corruzione viene quindi studiata in quanto “corruzione percepita” dagli addetti ai lavori, tramite accurati sondaggi e valutazioni, nonché strumenti statistici molto sofisticati che rendono il risultato di questa ricerca un punto di riferimento per molti studi successivi. L’indice ha un punteggio che va da 0 a 10 ed è inversamente proporzionale: più il punteggio è alto, minore è il livello di corruzione del Paese in questione. Viceversa, al fondo della classifica troveremo chi presenta la minor trasparenza nelle sue attività interne.

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Andando ad analizzare le informazioni che emergono dalla tabella stilata a metà gennaio, notiamo come i Paesi del nord Europa siano gli assoluti protagonisti della top 10, con le prime tre posizioni che vanno rispettivamente a Danimarca, Finlandia e Svezia, veri esempi di virtuosismo e snellezza politico-amministrativa. Nelle prime venticinque posizioni troviamo la gran parte dei Paesi UE, insieme ad altri “fari” nella lotta alla corruzione come Singapore (ottavo), Canada (nono), o USA (sedicesimo). L’Italia invece, come detto, si posiziona solo in sessantunesima posizione, nonostante il leggero miglioramento rispetto agli anni passati. Fanalini di coda ed espressione di tragiche situazioni politiche, al fondo della classifica troviamo Afghanistan, Corea del Nord e Somalia.

Il primo passo per combattere la corruzione parte dal sentimento di sdegno e dalla cultura comune di un popolo, motivo per cui questo tema è ancora più complesso da affrontare. Non esiste una soluzione semplice ed immediata per distruggere questa piaga. Sarebbe infatti necessario svolgere un lungo lavoro intergenerazionale, con obbiettivi e scadenze rigorose, che possa dare i suoi frutti tramite severe leggi ad hoc e attraverso un programma mirato di profonda (ri)educazione civica. Solo grazie ad una spinta decisa che provenga contemporaneamente dall’alto, con il legislatore, e dal basso, con la popolazione indignata, si potrebbe realizzare una vera grande rivoluzione per il nostro Paese. E se è vero che, come scriveva Orwell, “un popolo che elegge corrotti non è vittima, ma complice”, di fronte a questa posizione così bassa dell’Italia nel ranking esaminato, dovremmo sentirci tutti un po’ colpevoli e cercare di invertire la rotta sin da subito.

2 comments
  1. Luca

    Interessante articolo sulla corruzione nel nostro Paese, scritto splendidamente! Mi domando se è possibile raggiungere l’autore via mail.

    Grazie,
    Luca

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