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Come cambia Milano

I’m an Economics and Finance student at Bocconi University.
My main passions are finance (what a surprise!), technology, as well as coding (mainly Python), and politics.

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Milano negli ultimi tempi è cambiata davvero tanto, e non smetterà certo di farlo in futuro. Numerosi sono infatti i progetti che interesseranno la città, da Porta Nuova a Porta Romana (vicino alla nostra università), dove verrà costruito il villaggio olimpico per le Invernali del 2026. Certamente l’epidemia che tutt’ora stiamo vivendo avrà un impatto non indifferente, ma non tutto il male vien per nuocere.

Milano, con un mercato immobiliare che si prevede vedrà nei prossimi 10 anni all’incirca 15 miliardi di euro in investimenti, è sicuramente la città più dinamica in Italia, e tra le più importanti in Europa dal punto di vista dei progetti nel settore immobiliare.

Tra i più interessanti, in parte già completi, vi sono ovviamente Porta Nuova e City Life, che hanno profondamento trasformato il volto, e soprattutto lo skyline, della città. Il primo, iniziato nel 2008 e risultato dell’opera dei fondi immobiliari HINES e poi COIMA, si trova attualmente nella sua seconda fase, che prevede il completamente di Gioia 22 (struttura in cui saranno ospitati gli uffici di UBI Banca, ora parte del gruppo Intesa San Paolo), la realizzazione di due nuovi edifici agli angoli tra via Melchiorre Gioia, Pirelli e Sassetti, la ristrutturazione degli Uffici Tecnici Comunali e dell’ex sede Telecom. Al secondo, la cui proprietà è di Generali Immobiliare, manca solo la costruzione dell’Amaca, struttura ideata da Bjarke Ingels Group (più brevemente BIG), architetti danesi di fama mondiale.

Altrettanto importanti sono i progetti di riqualificazione degli scali ferroviari, tra i quali quello di Porta Romana (vicino alla nostra università), dove per le Invernali del 2026 sarà costruito il villaggio olimpico (da convertire successivamente in social housing) e nei prossimi mesi avranno inizio i lavori per la torre di A2A, utility company delle città di Brescia e Milano. Sarà quindi interessante per noi studenti vedere il futuro sviluppo di un’area che già oggi risulta stimolante (si pensi alla Fondazione Prada, ma anche ai vicini Navigli), e che, causa COVID-19, viviamo appieno a settimane alterne. Gli scali saranno inoltre significativi dal punto di vista ambientale, e non solo economico, per la città, dato che il 60% della superficie complessiva di più di 1 milione di metri quadrati sarà messa a verde (un secondo Parco Sempione, per intenderci).

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Sempre per le Olimpiadi Invernali del 2026 verrà completato dal fondo australiano LendLease nella zona della stazione Rogoredo il quartiere Santa Giulia, presso la cui struttura sportiva, nota con il nome di PalaItalia, si svolgeranno le competizioni di hockey su ghiaccio, mentre in zona San Siro, per volontà delle due squadre (Inter e Milan), il Meazza verrà sostituito con uno stadio più moderno, adatto a ospitare la cerimonia di apertura dei giochi.

Quindi il sole splende in quel di Milano? Non proprio. 

Attualmente la città meneghina si trova a dover scontare gli effetti economici del coronavirus, soprattutto quelli legati allo smart working e alla, parziale o totale, digitalizzazione di quelle attività che fino a poco tempo fa si pensava potessero essere solo in presenza, tra cui anche quella dell’insegnamento universitario, di cui noi studenti stiamo avendo esperienza da quasi un mese oramai.

D’altro canto, la crisi ha avuto anche degli effetti positivi dal punto di vista di coloro che non possono o non vogliono fare i pendolari, come la relativa riduzione del prezzo degli affitti nella città (di poco se confrontato però con luoghi come New York e San Francisco, i cui prezzi degli immobili sono circa del 3% inferiori rispetto all’anno scorso).
La situazione spinge poi anche ad una riflessione sui grandi centri urbani. Il sindaco Giuseppe Sala è già intervenuto al riguardo, sottolineando la necessità di trovare un equilibrio tra la comodità di non doversi recare a lavoro, o nel nostro caso in università, per poter svolgere i propri compiti e la sopravvivenza di quelle attività che fino a poco tempo potevano contare su entrate tutto sommato stabili grazie ai pendolari. Una possibile soluzione potrebbe essere quella adottata dalla stessa Bocconi, in cui gli studenti alternano tra settimana in presenza e settimana online, e che si potrebbe tradurre presso le varie aziende nell’introduzione di giornate in smart working e altre in ufficio, strategia già adottata da imprese quali ad esempio Intesa San Paolo.

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