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La digitalizzazione nella pubblica amministrazione italiana

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Quasi cento milioni e mezzo solo nel primo trimestre di quest’anno, è il numero di autenticazioni effettuate attraverso strumenti quali lo SPID; servizio che negli ultimi quattordici mesi ha visto crescere il numero di utenti del 40%, con un ritmo di attivazioni settimanali ben oltre le centomila. Più di ventiquattro milioni di carte d’identità elettroniche emesse, utilizzabili da marzo per l’accesso ai servizi di circa 241 enti pubblici. Sono questi alcuni dati sul processo di digitalizzazione, accelerato dalla pandemia, del rapporto tra cittadino e stato; l’intenzione quella di garantire una semplificazione della burocrazia. Obiettivo ambizioso, ancora di più nel contesto italiano, e manifestazione di un’idea di fondo che vuole le istituzioni più trasparenti. La rete il fattore che ha permesso a queste due aspirazioni di realizzarsi. Realizzazione della quale è più che lecito domandarsi l’efficacia, che come sottolineato a marzo dal ministro competente per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, è minata dalla mancanza di una educazione alla vita digitale. In altri termini, senza la conoscenza intesa sia in senso letterale che come utilizzo consapevole, la disponibilità delle risorse può fare ben poco.

Numerose sono le piattaforme che lo stato italiano mette a disposizione del cittadino, sia per svolgere funzioni strettamente burocratiche (si pensi in questo senso al sito dell’A.d.E, fondamentale per tutto ciò che concerne la fiscalità, individuale e d’impresa), che per avere notizia dei diversi atti prodotti dalle varie istituzioni. In primo luogo i siti della Camera e del Senato, organi rappresentativi per eccellenza, sui quali è possibile consultare i resoconti stenografici di tutte le sedute della legislatura corrente, oppure ancora le proposte di legge, gli atti già approvati, e in ultimo l’insieme di quei documenti prodotti in seno alle altre funzioni del Parlamento (la stessa audizione del Ministro Colao è disponibile sul sito del Senato). Non meno importante la piattaforma online della Corte costituzionale, dove si possono visionare tutte le sentenze dell’organo. Una recente in particolare riguarda il Comune di Milano, e la possibilità prevista da una legge regionale, giudicata incostituzionale, di accedere, soddisfatte certe condizioni, a un bonus del 25% sulle volumetrie disponibili per l’edificazione di manufatti. Infine il sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che permette l’accesso a una quantità di risorse davvero notevole, tra le quali sicuramente la più significativa, in special modo per chi si interessa di politica economica, il Documento di Economia e Finanza (DEF).

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Come si può intuire, il problema italiano è diametralmente opposto rispetto a quello che si è soliti considerare. Non tanto una mancanza di risorse, quanto un loro abbondare, fattore che contribuisce a esacerbare le già presenti difficoltà in termini di educazione digitale del cittadino. Per essere più chiari: se già per qualcuno solito alla tecnologia il reperimento di certe informazioni sulle e dalle istituzioni può risultare talvolta ostico, figurarsi per chi si trova per la prima volta ad interagire con i servizi digitali della pubblica amministrazione. In merito alla questione già qualcosa sta venendo fatto dal Governo Draghi: è notizia di pochi giorni fa l’introduzione a partire dal 15 novembre di un unico servizio (ANPR, anagrafe nazionale della popolazione residente) attraverso il quale sarà possibile per il cittadino richiedere ben 14 certificati anagrafici gratuitamente e dalla comodità di casa propria (tra questi il certificato di nascita, di matrimonio e di residenza). Per quanto riguarda l’organizzazione delle informazioni siamo ancora lontani da piattaforme come quelle del Regno Unito (consultabile all’indirizzo gov.uk), dove è possibile attraverso procedure piuttosto semplici (user-friendly) verificare le imposte da pagare in un determinato anno, inoltrare una richiesta di rinnovo del passaporto oppure consultare gratuitamente diversi documenti contabili delle imprese inglesi (tramite le Companies House).

E’ innegabile che senza l’emergenza sanitaria nella quale ci troviamo ancora oggi la digitalizzazione italiana avrebbe ulteriormente tardato, e la condizione delle infrastrutture di rete sarebbe migliorata molto più lentamente. D’altro canto l’azione di coordinatore del ministro Colao si sta rivelando fondamentale nel creare un ambiente in cui i vari enti (ministeri, comuni, regioni) possano collaborare per l’implementazione di servizi disponibili digitalmente al cittadino. Ne è esempio il graduale aumento degli atti richiedibili senza il pagamento di eventuali bolli, operazione risultato del dialogo con il MEF. Centrale è anche l’accento sulle competenze tecnologiche, cui vengono dedicate attraverso il PNRR più di 250 milioni di euro. Chiaramente è fisiologico che non si possano raggiungere in poco tempo campioni di digitalizzazione come il già citato Regno Unito; viste le premesse, nonché i fondi messi a disposizione, si può comunque ragionevolmente ritenere che il divario rispetto ai migliori sarà colmato in un lasso di tempo piuttosto breve, coerentemente con gli obiettivi fissati nel piano Italia Digitale 2026.

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I’m an Economics and Finance student at Bocconi University.
My main passions are finance (what a surprise!), technology, as well as coding (mainly Python), and politics.

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