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Ddl Zan: parola ai Bocconiani

Reading time: 7 minutes

Uscendo da un anno difficile come quello che abbiamo appena vissuto, ci troviamo spesso a chiederci cosa salveremmo, quali parti di luce saremmo in grado di estrarre da giorni pieni di buio. E forse è proprio quell’introspezione forzata da quarantena e restrizioni, quel ritornare al fulcro di noi stessi e a chiederci cosa ci renda — in fondo — persone.

Un anno di chiusure ma anche un anno di proteste: per l’uguaglianza, per maggiori tutele, per un concreto diritto allo studio, per poter esercitare il diritto al lavoro.

Tra le varie tematiche diviene sempre più considerevole il disegno di legge che concerne “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”, meglio conosciuto come “ddl Zan”.

Noi di Tra I Leoni crediamo nel cambiamento e crediamo che questo cambiamento trovi il suo principio in ognuno di noi. Abbiamo perciò voluto creare una rete di collaborazione con altre associazioni dell’università Bocconi per presentare punti di vista e approcci differenti su un unico tema.

Giulio Angius, 4 anno CLMG, in rappresentanza di Keiron

A livello tecnico, il ddl Zan propone una modifica agli articoli 604-bis e 604-ter del Codice Penale. Storicamente, questi articoli, nati nel 1993 con la cosiddetta “Legge Mancino”, introducevano uno strumento per punire i crimini d’odio e di incitamento all’odio.

Nello specifico, la norma sanziona e condanna gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.

 Agli articoli 2 e 3, il ddl Zan propone di modificare i delitti attualmente previsti dagli artt. 604-bis e ter, ampliandone la portata, introducendo una protezione contro gli atti discriminatori fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.

 Nella sua forma attuale, l’art. 604-bis prevede anche una parte riguardante la propaganda, prevedendo la punibilità di  “chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico» e chi «istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.  Il ddl Zan aggiunge ai motivi già previsti da questo articolo del codice la discriminazione fondata sul sesso, il genere, l’orientamento sessuale, l’identità di genere e la disabilità. Non interviene però sulla parte dell’articolo che riguarda la propaganda, bensì sull’istigazione e sul commettere atti di discriminazione o di violenza. L’articolo 4 specifica infatti che «sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti», rendendo dunque certo che, anche con l’eventuale passaggio della legge, la libertà d’espressione su questi temi non verrebbe messa in discussione, lasciando quindi la possibilità di discutere, fare campagna e dibattere sui temi trattati.

Un altro dibattito che ha inoltre preso piede nel panorama giornalistico nazionale è quello riguardante la presunta “legge che esiste già”. A questo proposito, è bene notare che nell’ordinamento italiano non esistono aggravanti specifiche che coprano i casi coperti dal ddl Zan. Ciò che più vi si avvicina sarebbero le circostanze aggravanti comuni, previste all’art. 61 del Codice Penale, il quale si occupa di aggravanti comuni applicabili a qualunque reato, facendole rientrare nell’aggravante di aver agito “per motivi abietti o futili”.  La Corte di Cassazione ha più volte specificato il significato di abietto e futile facendo riferimento alla perversità, per il primo, e alla sproporzione, per il secondo.

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Giovanni Colombo, 1 anno CLEAM, in rappresentanza di Res Ethica

È venuto il tempo di compiere una scelta di civiltà, una scelta che vada a favore del progresso: è l’ora di approvare il ddl Zan.

Il fulcro della situazione sono i diritti: diritto ad essere tutelato contro il diritto di esprimere la propria opinione. Ma siamo sicuri sia davvero così? La legge Mancino punisce con aggravanti chiunque commetta atti o istighi alla violenza per motivi razziali o religiosi. Perché questa legge non può essere estesa anche a reati per motivi riguardanti il sesso, l’identità di genere, l’orientamento sessuale e l’abilismo? È possibile che in un paese che si definisce civile, democratico e avanzato vi siano centinaia di aggressioni all’anno per questi motivi?

Il disegno di legge Zan punisce chi si permette di compiere tali atti. Dove finisce la libertà di esprimere la propria opinione e dove inizia l’istigazione alla violenza? È normale che ancora alcuni esponenti politici possano permettersi di dire “se avessi un figlio gay lo brucerei nel forno”?

Ciò che di questa legge qualcuno non ha capito (o ha fatto finta di non capire) è che chiunque potrà continuare a dire serenamente che “l’utero in affitto è un abominio”, “i gay non potrebbero adottare i bambini” e “la famiglia è composta da una mamma e da un papà”, ma per esempio non potranno insultare pubblicamente una coppia omosessuale o chi abbia praticato l’utero in affitto.

E perché non si potrebbe educare i bambini al fatto che esistono anche realtà che non sono la famiglia mamma e papà? La propaganda gender è solo uno slogan della destra: l’educazione al rispetto del diverso è ciò che più la nostra Costituzione cerca di tutelare. Questa legge non toglie diritti a nessuno, cerca solo di estenderli a chi è meno tutelato dal nostro ordinamento.

Forse il testo in questione non è il migliore possibile, forse alcuni concetti si potrebbero delineare meglio: certo è che un cittadino ha il diritto di sentirsi tutelato, e il 90% dei diretti interessati dalla legge dice che al momento non si sente protetta dallo Stato. È quindi venuto il momento di approvare questa legge, alla quale quasi il 60% degli italiani ha dichiarato di essere favorevole, e di porre un argine all’odio che da decenni si riversa su questa comunità.

Silvia Rigamonti, 2 anno MM, in rappresentanza di Women in Business

Ogni anno da cinque anni, Vox Diritti, ovvero l’Osservatorio Italiano sui Diritti, stila la “Mappa dell’Intolleranza”, che fotografa l’odio sui social secondo 6 gruppi: donne, persone omosessuali, migranti, persone con disabilità, ebrei e musulmani.

 E ogni anno da cinque anni, le donne sono sempre prime nel mirino dell’odio online. Nel 2020, il triste primato ha raggiunto un picco: 49,91% dei tweet negativi erano rivolti alle donne.

 Gli insulti, online ma anche per strada, i fischi, le molestie sul lavoro, le violenze fisiche o sessuali: ogni donna ha subìto una di queste violenze almeno una volta nella vita. Sedetevi a tavola con cinque donne e ne sentirete di ogni tipo. Ad oggi, però, per la legge, gli episodi d’odio contro le donne sono casi isolati e scollegati, malgrado siano parte di una cultura che cerca costantemente di rendere le donne persone di serie B. Ad oggi, la legge non permette di identificare questo odio come discriminazione basata sul genere.

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Leggendo commenti sul DDL Zan, molte persone lo rifiutano perché le donne sarebbero così “categorizzate come inferiori”. In principio, siamo tutte e tutti uguali, è vero. In pratica, purtroppo, i numeri di VOX o quelli dell’ISTAT sulla violenza sulle donne indicano chiaramente che no, non viviamo in una cultura che ci permetta di essere uguali. Non capire le differenze di trattamento vissute dalle donne permette di lavarsi le mani del problema, collaborando a mantenere lo status quo.

Amo sempre ricordare che il femminismo di oggi è intersezionale: riconosce che ogni persona vive all’intersezione di diverse identità sociali (come genere, orientamento sessuale, razza, abilità), e l’appartenenza a uno o più gruppi marginalizzati impatta come una persona sarà trattata in società. “Quella sul DDL Zan è una guerra fra oppressi, in cui alcuni oppressi lo sono più di altri”, scrisse Giulia Blasi. Le persone che rifiutano il DDL Zan fanno esattamente questo: la guerra a una legge purtroppo necessaria, mettendosi dalla parte del privilegio. Dimenticando che altre persone sono ancora marginalizzate solo per il fatto di essere chi sono, e che la legge non le tutela.

 Women In Business è per l’approvazione del DDL Zan. #TempoScaduto

Giorgio Musto, 1 anno ESS, in rappresentanza di BEST (Bocconi Equal Students)

Perché c’è bisogno di una legge contro l’omobitransfobia in Italia?

Secondo ILGA Europe (la sezione europea dell’International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association) l’Italia si qualifica al 35° posto in Europa per diritti LGBTQ+, dopo paesi come, per esempio, l’Ungheria. L’approvazione del ddl Zan comporterebbe chiaramente uno scatto avanti in classifiche di questo tipo, dato che a pesare nella posizione arretrata del nostro paese è anche l’assenza nella legge di tutele specifiche per i crimini d’odio causati da orientamento sessuale o identità di genere.

Nel suo libro-inchiesta “Caccia all’Omo – Viaggio nel paese dell’omofobia”, il giornalista di Repubblica Simone Alliva percorre l’Italia da Nord a Sud, descrivendo gli episodi di omofobia accaduti nel nostro paese negli ultimi anni. I numeri che descrive sono in aumento: nel 2019 sono 212 e due morti, nel 2018 sono stati 211, nel 2017 144, e infine nel 2016 una stima di 109. La fotografia di Alliva mostra dunque un paese in cui i crimini d’odio sono in aumento, e se da una parte questo dipende da una maggiore consapevolezza sociale del tragico problema dell’omofobia, e quindi un maggior numero di persone pronte a denunciare, la crescita sembra riflettere anche una forte propaganda politica contraria alle diversità di genere e orientamento sessuale rafforzatasi con la crescita della destra in Italia, e in particolare con l’approvazione della legge Cirinnà. La legge Zan porterebbe inoltre non solo ulteriori tutele per la comunità LGBTQ+, ma uno speciale stato giuridico per i crimini d’odio, il cui numero può ad oggi essere solo stimato (come fatto da Simone Alliva), non esistendo statistiche ufficiali a riguardo. Con una maggiore certezza di provvedimenti specifici e severi, aumenterebbe inoltre il numero di persone disposto a denunciare, rompendo dunque il silenzio che troppo spesso aleggia attorno a questo tipo di crimini.

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Il ddl Zan non è perfetto: mancano, per esempio, riferimenti espliciti alle terapie di conversione, percorsi intrapresi (abitualmente di nascosto, non essendo pratiche accettate dalla psicologia moderna) da psicologi o santoni per “modificare” l’orientamento sessuale solitamente di giovani ragazzi e ragazze. Le terapie di conversione hanno dimostrato di causare danni psicologici irreparabili in chi vi si sottopone, e sono un problema che affligge anche l’Italia, ma nessuna legge si è ancora espressi su di esse (mentre sono state esplicitamente dichiarate illegali in diversi paesi). La tutela della comunità LGBTQ+ contro forme di discriminazione più specifiche, come queste, sarà senza dubbio tra gli obiettivi dei prossimi anni e tra le istanze portate avanti dall’attivismo. Resta tuttavia chiaro che l’approvazione di questa legge sarebbe un passo avanti prezioso per poter vivere in un paese più equo ed inclusivo, dove la violenza e l’odio contro la comunità LGBTQ+ siano finalmente puniti in modo specifico dalla legge, e dove lo stato si impegni in prima linea per difendere una fetta della sua popolazione troppo spesso marginalizzata e vittima di violenze.

Conclusione:

Questo articolo è un chiaro esempio di quel diritto a “manifestare liberamente il proprio pensiero” (art. 21 Cost.), un diritto che però viene male interpretato e spesso mal citato. C’è un limite tra opinione e offesa, così come c’è una distinzione tra libertà e protezione.

Informiamoci, leggiamo, consultiamo fonti. Sono le uniche armi che possediamo contro ignoranza, notizie false, odio immotivato.

Abbiamo raccolto diverse “opinioni” perché possiate considerarle a fondo e formare un vostro pensiero sul tema. Non vogliamo essere di parte, vogliamo essere di ausilio, uno strumento per la conoscenza e la riflessione.

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Michele Forti

Just an average guy that read “On the road” a bit too soon and was led to tending to fall in love too much with too many things. In Bocconi I am studying International Politics and Government.

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