Anche se l’inglese è inevitabilmente la lingua della nostra vita quotidiana, dei nostri studi e del nostro lavoro, ogni tanto fa anche bene tornare a casa. In fondo, al di là della miriade di certificazioni linguistiche, di esami da sostenere, la lingua madre è una sola. Dopo la serie sulle nostre letture in inglese, ecco qualche suggerimento per chi volessi leggere nella propria lingua di nascita (o magari fare un po’ di pratica con l’italiano).
Un apolide metafisico, Emil Cioran
Lorenzo Garbarino
Un uomo che fa del nulla, della morte, del suicidio i punti cardine della sua scrittura potrebbe apparire come un negazionista, inteso come una persona che nega la vita. Emil Cioran è stato etichettato così, soprattutto agli esordi: un pensatore cupo, pericoloso, contro l’esistenza. Ma Cioran sfugge alle definizioni e ne sarebbe lui stesso inorridito. Il suo pensiero aschematico, asistematico, “frammentario” vuole proprio distaccarsi da un certo modo di fare filosofia (ammesso che la sua possa considerarsi tale).
Tuttavia, la casa editrice Adelphi ha pubblicato una collezione di interviste fatte a Cioran nel corso del ‘900, che possono fornire al lettore neofita una visione un po’ più organica, anche se ripetitiva, del pensiero del filosofo rumeno. Così, dopo aver letto Un apolide metafisico, ci si può avventurare verso le opere prime dello scrittore. Partire dalla fine e tornare all’inizio.
L’Esodo, Arrigo Petacco
Marco Milesi
Dalla mente di un grande storico come Petacco ha origine “L’esodo”, un romanzo storico tendente alla vera e propria inchiesta, con l’obiettivo di gettare nuova luce –della verità- sul fenomeno degli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia durante la Seconda Guerra Mondiale e gli anni successivi. Con il suo stile estremamente diretto e folto di informazioni, Petacco riesce a tracciare nella mente del lettore un quadro completo degli avvenimenti, ponendo grande attenzione sulle ipocrisie e i controsensi affrontati.
Il risultato è un libro a tutto tondo in grado di suggerire importanti spunti di critica e ragionamento anche al giorno d’oggi, riguardo le numerose crisi territoriali e etnico-nazionali che stiamo vivendo. Il suo messaggio è chiaro: non cercare vittime o colpevoli, ma cerca la storia, sarà poi lei a giudicare.
Le Vie dei Canti, Bruce Chatwin
Pietro Ferrari
Alla ricerca della verità su cosa l’essere umano sia e cosa faccia sul pianeta terra, Bruce Chatwin attraversa il deserto australiano con l’amico russo Arkady, su un Land Cruiser insabbiato e senza benzina. In un mondo diverso, fatto di millenarie tradizioni aborigene e scorbutici pionieri bianchi, lo scrittore inglese si interroga e ricostruisce la sua personale storia dell’umanità. Il libro è a metà tra l’antropologia e la letteratura di viaggio, con centinaia di pagine di appunti, citazioni e commenti, provenienti da decenni e continenti diversi, che si inseriscono magistralmente nella narrazione principale.
I veri protagonisti de Le Vie dei Canti sono proprio coloro che quei canti li custodiscono da molto prima che l’Australia portasse questo nome: i popoli aborigeni del deserto vengono raccontati nella cruda realtà di povertà e disperazione a cui il mondo moderno li ha relegati, ma allo stesso tempo nella straordinaria e genuina passione con cui custodiscono la loro terra e il loro passato. Le vie dei canti, che danno il titolo al libro, sono il filo conduttore dell’intera storia aborigena, attraverso i secoli, i chilometri e i deserti, sorpassando addirittura le barriere linguistiche.
Un libro che mi ha cambiato davvero molto, sia nel modo di percepire la spiritualità e la cultura aborigena, sia più in generale nell’approccio che cerco ogni giorno di avere alla vita e al viaggio.
Il profeta, Kahlil Gibran
Jemmy Suwannaluck
Il pamphlet poetico di Kahlil Gibran sull’umanità e per l’umanità. È una riflessione universale sui grandi temi della vita, pensata per chi della vita non ha capito nulla o ha capito tutto. Ogni parola del Profeta è luce e, in quanto tale, può illuminare, ma anche accecare: il viaggio spirituale verso la verità è sempre un viaggio verso una verità. Prendere o lasciare?
L’educazione delle farfalle, Donato Carrisi
Chloe Bavaro
“Ma le farfalle sanno di essere state bruco?”
Da questa domanda posta all’autore dal figlio di 8 anni, nasce il personaggio di Serena: una madre che diventa tale non quando sua figlia viene messa al mondo, ma quando viene dichiarata dispersa. Tematiche pesanti affiancate da uno studio psicologico dei protagonisti, tipico di Carrisi, permettono di provare un sentimento ondivago nei confronti dei personaggi della storia: non ci sono buoni e cattivi, solamente personalità fragili e complesse.
Ultimo capolavoro di Carrisi, questo libro prosegue sulla scia psicologica da lui intrapresa negli ultimi anni: celebrato dagli assidui lettori dell’autore, è ottimo anche per chi vuole approcciarsi alla sua penna per la prima volta. Non è un libro da leggere quando si ha qualcosa da fare: dopo averlo iniziato, si riesce a smettere di leggere solamente alla fine dell’ultima pagina.
La Signora Dalloway (Mrs Dalloway), Virginia Woolf
Alisia Picciano
È un romanzo che non sembra avere nessuna trama, nessuno scopo. Proprio come la fila di pensieri che attraversa la nostra mente ogni giorno. Guardandola da vicino, sembra una collana che senza il filo sarebbe soltanto un mucchio di perline colorate disperse. Virginia Woolf una ad una ci passa le perline da infilare sul filo. Ogni perlina ha un’origine, una storia, e una vaga connessione con le altre. Solo alla fine la scrittrice ci mostra l’intera collana, un gioiello da apprezzare in sé, perché in fondo racchiude le vite di decine di londinesi. Questa collana la indossa la Signora Dalloway mentre va a comprare i fiori per la serata elegante organizzata da lei.
Ricordatemi come vi pare, Michela Murgia
Claudia Caffo
Attivista sarda, figlia del cattolicesimo laico, bandiera del femminismo intersezionale, bisessuale, antifascista, innamorata dell’opera, dei BTS e della moda. Alla fine dei suoi giorni, Michela Murgia ci trasporta in un’autobiografia, nata dalle conversazioni con Cottafavi, di una vita di lotta, tutt’altro che radical chic.
Emerge il racconto di una ragazza di provincia che gioca a Lot, figlia di una commerciante indipendentista e di un muratore. Nei primi anni di scuola, viene notata dall’intellettuale Danilo Dolci per la sua bravura, e viene poi trasferita in una classe di livello superiore, dove è vittima di bullismo da parte di quelli che definisce ‘perfetti coglioni, i figli dei ricchi’.
A casa subisce violenza dal padre ed è vittima dell’omertà della madre. Il suo desiderio di ribellarsi alle violenze domestiche la porta a fuggire a diciotto anni e mezzo. Dopo il diploma, lavora per Programma Italia per Berlusconi, poi come insegnante di religione, impiegata amministrativa in una centrale termodinamica, fa la cameriera e approda in un call center, tra le tante cose.
È proprio questa esperienza di precarietà ed ingiustizia sociale che alimenterà in lei un bisogno di scrivere un blog. Nel 2006, mentre fa la portiera notturna, scrive Il mondo deve sapere, aspra denuncia all’inferno del telemarketing, dalla quale deriverà il successo della sua brillante carriera, coronata da Accabadora, Chirù, Stai zitta e tante altre ‘necessità’.
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- Redazione TiL
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