4 May 2026 – Monday
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La Nuova Rettoria San Ferdinando: Tra Cambiamento e Porte Aperte 

Tra il 1961 ed il 1962 fu costruita la Chiesa di San Ferdinando. Più di sessanta anni dopo, il 3 febbraio, 2025, è stata inaugurata la Rettoria di San Ferdinando, arricchita da nuovi spazi collaborativi. Distribuita su due piani, la struttura offre diverse aule studio dal design luminoso ed ergonomico, pensate per accogliere tutta la comunità studentesca. a cerimonia di inaugurazione si è tenuta nel nuovo seminterrato, uno spazio che presto si riempirà di tavoli, sedie e studenti. 

La serata è stata guidata da tre figure di spicco in ambiti molto diversi: Don Pierpaolo Zannini, rettore della Chiesa di San Ferdinando; Marta Cartabia, ex ministro della Giustizia e docente di “Diritto Costituzionale Italiano e Europeo” alla Bocconi; e Giacomo Poretti, famoso attore e comico, membro o del trio Aldo, Giovanni e Giacomo

La serata si è aperta con le parole di gratitudine di Don Pierpaolo Zannini, che ha ringraziato l’Università Bocconi e, più specificamente, l’ex presidente Mario Monti, ricordando il suo desiderio di rendere la Rettoria “un posto più bello del resto dell’Università”. Ha poi continuato ringraziando la Chiesa di Milano e gli studenti per il loro aiuto meticoloso nel dare vita questo nuovo ambiente. Infine, ha rivolto un ringraziamento anche agli altri due relatori seduti alla sua sinistra. 

Giacomo Poretti è stato il successivo a prendere la parola, esprimendo a nome di tutti i coinvolti l’entusiasmo condiviso del progetto. Naturalmente, non ha tardato a fare una battuta: “Mi tremano le gambe… do tempo per farla capire a tutti”. Con la sua riflessione successiva, svela il tema filosofico della serata: il “cambiamento”. Ha osservato come questa parola sia in bocca a tutti, sebbene, in realtà, “non cambi mai nulla”; eppure, ha concluso con ironia, gli sembra che il concetto di cambiamento rimanga “sempre di moda”.  

Successivamente, prende la parola la professoressa Marta Cartabia, ampliando le osservazioni precedenti di Poretti. Ha riflettuto su come gli umani siano molto attratti dal cambiamento, dal quel “nuovo inizio… perché ci piace iniziare”. Tuttavia, nota un limite nel cambiare solo per il gusto di farlo, paragonando questa tendenza al movimento dei criceti su una ruota: “Ci muoviamo… ma rimaniamo fermi”.  

Quindi, cosa rende diversa la nuova Rettoria? Cartabia pone particolare enfasi su una caratteristica unica della Rettoria: le porte aperte. “Si passa sempre di fronte a questo edificio con le porte sempre aperte,” ha osservato, auspicando che non saranno mai necessari distintivi o carte d’identità all’entrata per accedervi. Oltre a offrire nuove aule studio, la Rettoria è pensata proprio come un luogo di incontro e condivisione: “[Studiare qui] è anche un modo per concedersi una pausa… e magari uscirne con un’impronta che ti proietta nel mondo del lavoro”. 

A quel punto, il dibattito si è spostato oltre l’ambiente accademico. Poretti osserva che tanti degli studenti presenti entreranno presto nel mondo del lavoro e che “il lavoro è un tema complicato in questi tempi,” nel senso che tanti dei lavori che una volta esistevano ora non esistono più, e quelli che esistono ancora stanno costantemente evolvendo. “Il paradigma è cambiato… smart working, le ferie…”.  

Effettivamente, c’è una domanda che la nuova generazione continua a chiedersi: “Perché devo sacrificare dieci ore della mia vita per la tua?” Dietro questa domanda apparentemente semplice, ha suggerito Poretti, si cela una risposta ben più complessa. Per questo, ha concluso con la speranza che la Rettoria, con le sue porte sempre aperte, possa aiutare gli studenti ad “affrontare [e] rispondere a un senso profondo della nostra esistenza”. 

Dopo un applauso meritato, la serata si è spostata nella sala accanto, dove ci attendeva un aperitivo. Durante questa intermissione, ho avuto l’opportunità di intervistare alcune persone notevoli della serata. 

Ho intervistato la Professoressa Marta Angelici, professoressa di Statistica presso la nostra università, che si è detta molto “grata” per l’esistenza di questo nuovo spazio, sottolineando come sia “un modo per creare una connessione.” In sintesi, ha affermato che “per imparare, si deve collaborare”. 

Successivamente, il Rettore Don Pierpaolo Zannini ha condiviso un pensiero significativo: “Bisogna sentirsi a casa, con una lealtà di fondo che permetta il confronto… senza il pregiudizio che impedisce il cambiamento”. 

Infine, ho intervistato brevemente Giacomo Poretti, chiedendogli per un commento sull’inaugurazione. “Sono orgoglioso, e anche un po’ imbarazzato” ha ammesso, riferendosi al fatto che non ha ottenuto una laurea, avendo lavorato invece come infermiere. “Però,” ha continuato, “sono contento di essere stato invitato, e di aver incontrato studenti con patema d’animo”. 

Uscendo dalla Rettoria con gli altri ospiti, mi sono voltato e ho notato che le luci erano spente. Immediatamente, ho pensato al Domani. Domani, le luci si riaccenderanno e le file di sedie nel seminterrato saranno riorganizzate; cambiate. Ho pensato agli ospiti di oggi e a come, domani, ci saranno molti più studenti a riempire quello spazio—anche questo è cambiamento. Forse siamo troppo testardi per accettarlo, e magari siamo troppo insoddisfatti per impedirlo.  Ma, al di là di ogni possibile sentimento, una certezza rimane: la porta è sempre aperta. 

Editorial Staff | keito.takaoka@studbocconi.it |  + posts

I am a Japanese-Italian attending the BIEM program as a first year. I enjoy reading novels in any genre (particularly magical realism), and I have always been fond of writing for both academic and story-telling purposes. I also love playing and making music.

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