Il nuovo film di Giulio Base pone agli spettatori una domanda indicibile: si poteva compiere la parabola di Cristo senza Giuda, l’apostolo traditore? Con una narrazione non convenzionale, il regista ripercorre il Vangelo con gli occhi dell’Iscariota. “Il Vangelo di Giuda” è nelle sale dal 2 Aprile.
Nel mio principio è la mia fine. Così inizia il secondo dei quattro quartetti di Thomas Stearns Eliot. E finisce con un verso opposto, ma speculare: in my end is my beginning. Difficile non scorgere, fra le parole del grande poeta, una rappresentazione della vita di Cristo. Nato per togliere i peccati del mondo, solo con la sua morte e resurrezione si compie il destino. Un destino, il suo, che è quello di tutti. E proprio in quella vita con una fine già scritta, sta la forza apocalittica dell’eterno. Inizio e fine, fine e inizio.
Ma c’è un altro personaggio nella storia di Gesù, fondamentale per compiere le Scritture, che viene spesso relegato all’abisso. Giulio Base decide di raccontarlo nel suo nuovo film, Il Vangelo di Giuda. Per dare ancora più forza a una scelta così coraggiosa, il regista sceglie una narrazione molto peculiare: non ci sono dialoghi, soltanto la voce di Giuda, narrata dall’attore Giancarlo Giannini. Tutto il resto si coglie nelle espressioni degli attori. L’apostolo che lo tradirà, invece, non si vede nemmeno in volto.
Intorno a lui si svolge la vita di Gesù, con i suoi altri apostoli e i suoi seguaci. Giovanni, a cui la vita e il Signore sorridono, o Maria Maddalena, in cerca di redenzione, insieme a tanti poveri, infermi, abbandonati, che vedono in Cristo la loro salvezza. In quel peregrinare senza meta, sono accompagnati dallo sguardo di Giuda. Che li osserva, li giudica, a tratti li disprezza. Ma non fa a meno di loro.
Tuttavia, allo spettatore attento, l’arco narrativo del film risulta compiuto nelle prime immagini. Due uomini morti a poca distanza. Due sorti uguali. Eppure, uno solo è il figlio di Dio. L’altro, è destinato a diventare il simbolo del tradimento, il fondo dell’inferno dantesco. Ma potevano esistere separati? Poteva esserci resurrezione senza morte e distruzione? Se Giuda è quindi l’anello necessario, è davvero colpevole?
La narrazione è così coinvolgente che diventa quasi una manipolazione. Giuda non racconta banali falsità. Con omissioni e silenzi, la storia è interamente capovolta. Lo spettatore si immedesima quindi con l’inaccettabile. Solo alla fine, Giulio Base restituisce la verità a chi guarda. Non resta che scoprirla.
Il film è uscito nelle sale il 2 aprile.
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