In quante occasioni negli ultimi anni abbiamo letto e sentito cantanti essere duramente criticati
per aver parlato di politica o aver inneggiato alla pace durante concerti o festival della musica?
Quante volte abbiamo sentito che la musica non è politica ed un palcoscenico dovrebbe essere
un luogo esclusivamente dedicato ad intrattenimento?
Dopotutto non è nata l’arte per esprimere anima e pensiero? Non è la musica nata per esternare
sentimenti, avvenimenti e storia?
Il binomio musica e politica ha storicamente intrecciato espressione, lotta sociale e arte: dalla
canzone di protesta e di partito, come Bandiera Rossa o Bella Ciao, all’attivismo
contemporaneo di cantautori.
Dagli anni Sessanta e Settanta, la musica ha rappresentato un’alternativa di espressione
politica: canzoni come Blowin’ in the wind di Bob Dylan, scritta nel 1963 durante la Guerra del
Vietnam, People have the power di Patti Smith e We shall overcome, sono solo alcuni dei brani
che hanno fatto la storia. Opere diventate negli anni veri e propri inni per la difesa dei diritti
civili, hanno dimostrato che la musica è veicolo di messaggi di libertà e denuncia sociale, che
può fungere da specchio per le tensioni sociali e trasformazioni culturali.

Nonostante gli anni che passano e il discorso politico che sembra voler rifiutare e allontanare
il più possibile questo binomio, nel 2026 il cantante Bruce Springsteen decide di pubblicare la
canzone Streets of Minneapolis in risposta agli assassini di Renée Good e Alex Pretti da parte
dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) oppure, come soprannominati dal cantante,
“King Trump’s private army from the DHS,” durante la “Operation Metro Surge in
Minneapolis.” Il 7 gennaio, infatti, un agente dell’ICE ha aperto il fuoco e ucciso la cittadina
statunitense Renée Good, mentre il 24 gennaio l’infermiere Alex Pretti è stato ucciso durante un’operazione dell’ICE, proprio nel contesto di manifestazioni di protesta contro
l’inasprimento delle misure anti-immigrazione.
In seguito ai tristi avvenimenti, Bruce Springsteen ha scritto “Streets of Minneapolis” in un
giorno e l’ha dedicata alla gente di Minneapolis e alla memoria delle due vittime.


Bruce Springsteen è uno dei cantautori più importanti della musica americana contemporanea.
Nato il 23 settembre 1949 a Long Branch, nel New Jersey, ha costruito la sua carriera cantando
la vita della classe lavoratrice, le contraddizioni, le delusioni e i sogni americani. Con album
celebri come Born in the U.S.A, una denuncia sulle condizioni dei veterani in Vietnam, e
Nebraska, è diventato un’icona del rock mondiale ed una figura centrale della cultura musicale
internazionale.
La canzone è un brano di protesta in perfetto stile Folk Rock, genere nato negli anni Sessanta
dall’unione della tradizione folk, con la sua attenzione al testo e il ritmo del rock con il suo
suono diretto. Il brano richiama quel linguaggio musicale sia per il tono civile e diretto, sia per
la scelta degli strumenti: chitarra acustica, organo a rullo e l’armonica a bocca rimandano subito
al modello del leggendario Bob Dylan, in cui viene dato particolare risalto alla voce del
cantante per dare luce al testo e al suo significato33.
Il brano parte con un inizio essenziale caratterizzato da voce, chitarra acustica, armonica e
organo a rullo, strumento che accompagna tutto il brano e che cresce con l’incalzare della
canzone. Questo crescendo musicale serve a sottolineare sempre di più il carattere di denuncia
del brano, che si conclude infatti con il grido corale “ICE-out!”.
Now they say they’re here to uphold the law
But they trample on our rights
If your skin is black or brown, my friend
You can be questioned or deported on sightIn our chants of, “ICE out now!”
ICE out! (ICE out!) ICE out! (ICE out!)
Our city’s heart and soul persist
ICE out! (ICE out!) ICE out! (ICE out!)
Il cantante, insieme ad altre celebrità come George Clooney o Robert De Niro, non si lascia
intimorire dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ponendosi contro il suo governo e le
sue decisioni apertamente e senza scrupoli.
Bruce Springsteen, dopo la pubblicazione della sua canzone, continua la sua battaglia contro
Donald Trump ed il suo governo con l’annuncio del suo tour Land of Hope and Dreams, che
con la E Street Band, durerà per due mesi con 20 tappe, la prima di queste il 31 marzo a
Minneapolis.
L’annuncio del tour, via Instagram, inizia con: “Viviamo in un periodo buio, pericoloso ed
inquietante ma non disperate, la cavalleria sta arrivando, suoneremo nella vostra città in difesa
e in onore della democrazia americana, della libertà, della Costituzione e del nostro sacro sogno
americano. Tutti questi sono sotto attacco da parte del nostro aspirante re e del suo governo da
canaglia”
Streets of Minneapolis dimostra come la musica può ancora avere un forte valore politico e
sociale. Springsteen riafferma il legame profondo fra arte e politica: il brano non si limita a
raccontare un fatto di cronaca, lo trasforma in sentimento collettivo in grado di far smuovere
l’animo della gente dimostrando che la musica non è solo intrattenimento o una storia d’amore,
ma anche voce critica del presente.
I am Giulia, currently enrolled in the second year of International politics and government (BIG) and a politics and history enthusiast. I see writing as window that brings clarity to our complex world: a bridge between thoughts and reality.
