4 May 2026 – Monday
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La bellezza della natura attraverso gli occhi di Antoni Gaudí

Vagando senza meta per Barcellona non si può che percepire la costante presenza di una figura che, nonostante il tempo, cammina per le strade della città, definendone l’identità stessa: Antoni Gaudí.

Antoni Gaudí, soprannominato l’architetto di Dio per la sua capacità di intrecciare la perfezione della natura ai misteri della fede cattolica, nacque a Reus nel 1852 da una famiglia di artigiani; fin da piccolo, dei problemi di salute lo costrinsero a passare molto tempo all’aria aperta, circondato dalla natura. Essa, in quanto parte del Creato, diventa la sua Archè, la sostanza e il principio di tutte le cose, e le sue opere una mera rappresentazione di essa.

Questo contatto con la natura modellò la sua immaginazione e i suoi pensieri, portandolo alla conclusione che questa non è solo bellezza, ma pura perfezione architettonica: così ogni dettaglio, curva e forma nelle opere di Gaudí non è mai casuale, bensì un elemento pensato e strutturato seguendo le leggi della natura stessa.

“La linea retta è degli uomini, quella curva è di Dio”

Ciò si riflette fondamentalmente nel suo rifiuto di utilizzare le linee rette, poiché egli riteneva che le curve fossero le forme più armoniose e naturali, come si può notare, per esempio, nel tetto e nella soffitta di Casa Milà.

La Pedrera, infatti, l’Opera più matura di Gaudí, l’ultima prima di dedicare interamente la sua esistenza al capolavoro incompiuto della Sagrada Familia, si concentra proprio sulla fluidità delle forme, dalla facciata ai cortili interni, dalla soffitta alle scale.

L’intero edificio è una celebrazione della natura, con forme che richiamano il mare, le onde, la sabbia e la vegetazione: le curve diventano simbolo della sua espressione artistica.

Prima della realizzazione de La Pedrera, l’opera precedente fu la lussuosa Casa Batlló, commissionata dall’imprenditore tessile Josep Batlló i Casanovas, il quale, dopo aver acquistato l’edificio, affidò all’illustre architetto la ristrutturazione.

Quando si cammina per Passeig de Gracia e ci si imbatte davanti quest’opera, non si può che restare a bocca aperta per un lasso di tempo indefinito: provando disperatamente ad analizzare ogni dettaglio di questo meraviglioso edificio, che sembra essere un portale verso un’altra dimensione. La facciata riprende la leggenda di Sant Jordi, il quale, si narra, uccise il drago con la sua spada per liberare la principessa rapita, salvando il popolo catalano dall’incombente minaccia.

Anche chiamata la Casa delle Ossa, la sua facciata è caratterizzata da balconi e colonne dalle forme irregolari, per rappresentare rispettivamente i teschi e le ossa delle vittime del drago; la simbologia continua anche negli interni, dove la scala principale ricorda la spina dorsale di un animale, e in alcuni ambienti si ha l’impressione di entrare nella pancia del mostro.

Gaudí ha creato un ambiente interno che evoca un mondo sottomarino: privo di linee rette, con materiali in pietra, vetro e ceramica per creare un effetto che riprende le onde del mare; il cortile interno è rivestito di piastrelle in varie tonalità di blu, riprendendo la forma dei gusci di tartaruga, i cui colori cambiano a seconda della luce, un altro elemento fondamentale nella sua arte.

“L’architettura è l’organizzazione della luce; la scultura è il gioco della luce.”

La luce per Gaudí è, quindi, uno strumento sostanziale dell’architettura, utilizzato per definire lo spazio, creare atmosfera e interagire con i materiali e i rispettivi colori. In casa Batlló, per esempio, utilizza la facciata per catturare la luce del mattino, la quale interagisce con le superfici ondulate, dando vita alla casa stessa, creando movimento e profondità.

Dal 1883, l’architetto si dedicò esclusivamente all’esecuzione della sua opera più ambiziosa: la Sagrada Familia, il progetto della sua vita.

Anche in questo caso, l’utilizzo della luce nella Sagrada Familia non è soltanto un fenomeno fisico, ma l’essenza dell’opera: diventa la chiave di lettura più potente per comprendere l’unione tra arte e fede.

La cattedrale, infatti, era stata immaginata dall’architetto come un vero e proprio tempio della luce, dove il riflesso del sole sulle vetrate policrome potesse creare uno spazio spirituale avvolgente per i fedeli. Non si limita solo ad essere un luogo di culto, bensì è stata concepita come un sentiero di cui la luce è la conducente.

La disposizione delle finestre, i colori delle vetrate, il loro orientamento e la struttura stessa della cattedrale non è per nulla casuale: la struttura a forma arborea fa sì che la luce filtrata dalle vetrate simuli quella del sole che attraversa le foglie, e ogni colore delle vetrate ha un significato simbolico, come per esempio il rosso e l’arancione, che raffigurano la passione e la resurrezione.

La Sagrada Familia, capolavoro ancora incompiuto, è a mio parere l’opera più straordinaria mai concepita: essa prende ispirazione dalla figura di un albero, i cui rami si sviluppano verso l’alto, inoltre, come si può evincere dalla facciata come ho precedentemente accennato. Il suo punto più alto arriva a toccare i 172 metri di altezza con la Torre di Gesù Cristo, o Torre del Salvador, poiché l’artista desiderava che potesse essere più vicina a Dio e intravista dal cielo.

 “Volete sapere dove ho trovato la mia ispirazione? In un albero; l’albero sostiene i grossi rami, questi i rami più piccoli e i rametti sostengono le foglie. E ogni singola parte cresce armoniosa, magnifica.”

I lavori di Gaudí sono un esempio di “opera d’arte totale”, in cui ogni dettaglio, dalla decorazione in ferro battuto alla struttura stessa, è stato attentamente progettato dall’artista per creare un’unità estetica e portare la nostra mente alla devozione della natura, lasciandoci infine senza parole, travolti fra le sinuose onde del mare e sommersi dalle foglie degli alberi.

giulia.lombardi3@studbocconi.it |  + posts

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