10 June 2026 – Wednesday
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Chora Volume 2 

Alle 19 di venerdì, al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano non è ancora calato il silenzio. Camminando in cortile, arrivano dolcemente gli ultimi suoni degli strumenti, talmente fievoli da far pensare che siano solo un’allucinazione. Nonostante il buio che si fa sempre più profondo, risaltano subito una lunga serie di cartelloni, poster, oggetti che non appartengono al solito mobilio del conservatorio. Infatti, per qualche giorno, il palazzo ospita la seconda edizione del festival di Chora Media, la prima società italiana di podcasting. 

In questa splendida cornice, incominciano ad arrivare gli ospiti per un benvenuto prima del panel di inaugurazione. La sala adibita all’aperitivo è inizialmente vuota, e le grandi colonne rubano la scena. In un eco a Ernest Hemingway, la folla arriva “lentamente, poi tutto in una volta.” Da un momento all’altro la sala è piena, le colonne quasi non si vedono più, e diventa difficile parlare. Come si è riempita, però, la sala si svuota. Alle 21, c’è uno degli eventi più attesi del fine settimana: Cecilia Sala racconta e si racconta.  

La sala Verdi è immensa, e nonostante questo è pienissima fino alle ultime file. Ci sono anche persone in piedi ai lati. L’acustica eccellente permette di sopravvivere nonostante le centinaia di presenze. Appena calano le luci, cala anche il silenzio. Introducono il festival, fra gli altri, Guido Maria Brera, uno dei fondatori di Chora Media, che propone un parallelismo fra la finanza e la creazione di contenuti. Sostiene che fare finanza significa vedere il “cono d’ombra” e lo stesso concetto si applica al mondo dei contenuti digitali.  

Dopo i dovuti convenevoli, viene presentata la speaker. Ancor prima che arrivi sul palco, Cecilia Sala è accolta da un lungo applauso. Si siede accanto a Mario Calabresi mentre l’applauso scema. Naturalmente, la conversazione non poteva iniziare che con una domanda: “perché l’Iran?” Lo stesso quesito che probabilmente si sono posti molti italiani che hanno seguito le vicende delle ultime settimane. Cecilia Sala spiega che la sua fascinazione per l’Iran nasce dalla volontà di raccontarne i giovani, che sono la maggior parte della popolazione iraniana; eppure, spesso non abbastanza rappresentati. Racconta, inoltre, che sono proprio questi giovani a guidare una ribellione fisica e spirituale contro l’autorità, che ormai spesso si arrende di fronte all’entità della protesta. Fra una storia e l’altra, Cecilia Sala delinea il racconto dei giovani così diversi, eppure così simili, a quelli che abitano il nostro paese. Spiega che tantissimi giovani iraniani devono reinventarsi di fronte a condizioni economiche disastrose. Tanti trovano nei social sia un rifugio sia un’opportunità. 

Arrivano poi le domande più personali sull’arresto, la prigionia, la liberazione. Già dal primo momento Cecilia Sala si mostra lucida al riguardo, ma senza dover tradire l’emozione. È particolarmente toccata dal tema del rischio nel lavoro del giornalista. Infatti, nota che il giornalismo deve essere rischioso per essere tale, altrimenti diventa qualcosa di asettico, documentaristico. Coerentemente, Cecilia Sala racconta di essere ripartita subito per Kiev, stavolta però con più precauzioni. Ammette sorridendo che forse le prossime trasferte saranno meno rocambolesche. L’evento si chiude con un applauso tanto lungo quanto fragoroso. 

Il sabato mattina alle 9 c’è un altro evento molto atteso, su un tema molto diverso ma di grandissima importanza. Paolo Ardoino, fondatore di Tether, conversa con Guido Maria Brera sull’intelligenza artificiale. La sala è più piccola, più raccolta, ma comunque piena. Prima di arrivare al tema dell’IA, Ardoino racconta cos’è Tether (uno stablecoin, ndr). Spiega che, a differenza di quanto pensino molti, Tether non compete con le banche, ma cerca di posizionarsi proprio in quella fetta di mercato detta “unbanked”, ovvero composta da tutte quelle persone che non possono permettersi di avere una banca.  

Oltre ad aver fondato Tether, Ardoino ha investito in una società di chip che compete con Neuralink di Elon Musk. Qui si entra nel vivo della conversazione e il pubblico mostra grande interesse con un filo di angoscia.  Infatti, Ardoino spiega che le interfacce neurali (chip nel cervello) potrebbero diventare la normalità già nei prossimi venti anni e che la rivoluzione è inevitabile. In realtà, sostiene, proprio che la creazione di una superintelligenza umana può aiutare ad arginare i danni dell’intelligenza artificiale. Proprio per l’importanza di questa rivoluzione, Ardoino rivendica la necessità che sia aperta a tutti non solo nelle mani di pochi. 

Dopo un discorso così complesso sul futuro della tecnologia e del mondo, i presenti si avviano verso la colazione, senza dubbio con una concezione inquietante, ma ricca di opportunità, di quello che sarà il domani. Alle ore 13 arriva una possibilità di svago da discorsi importanti ma difficili. La masterclass di Alessandro Borghi, dal nome “Titolo provvisorio”, vuole essere un’occasione di dialogo con il pubblico senza però un tema prescelto. Infatti, Borghi chiarisce subito che non ha voluto preparare la conversazione proprio per renderla più naturale. Con autoironia, sostiene di essere lì per “far precipitare il livello medio.” Prevedibilmente, questo non accade, e l’attore tiene concentrato il pubblico inframezzando discorsi seri e comicità. Dopo aver raccontato un po’ di sé stesso, apre agli spettatori, con la giustificazione (condivisa dal pubblico) che chi parla troppo di sé è uno stupido. Per i primi secondi vince la timidezza, ma quando iniziano ad alzarsi le prime mani se ne alzano tante altre. A un certo punto, diventano troppe per essere chiamate tutte.  

La giornata di sabato si conclude con un evento dal sapore volutamente leggero, sicuramente cercato anche dai protagonisti, Valerio Lundini e Alessandro Cattelan. I due si intervistano a vicenda in quella che definiscono una conversazione addirittura “leggerissima.” Le risate del pubblico sono a tratti incontenibili.  

Il secondo festival di Chora Media ha proposto una serie di incontri e conversazioni molto eterogenee fra loro, rendendo il fine settimana ricco di spunti molto diversi. Il successo è proprio questo: saper unire discorsi sulle proteste in Iran di Cecilia Sala agli sketch semi-comici di Valerio Lundini. Chissà quali novità proporrà la prossima edizione. 

Senior Advisor | lorenzo.garbarino@studbocconi.it |  + posts

I’m always looking for things that give me the impression I exist. I’m not a magician, so I write. And take some pictures along the way. I also happen to be in ESS.

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