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Il vero risparmio pubblico è la cultura di un paese

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di Andrea Furnò

Bastano pochi giorni in Norvegia per accorgersi che c’è qualcosa di strano intorno a te. Un pullman arriva ad una fermata e si forma un cordone ordinato di gente che vuole salire dalla porta anteriore per pagare il biglietto per la corsa. Se si entra ad acquistare una bottiglietta d’acqua in un bar si riceve sempre lo scontrino. Se si dimostra di essere studenti si hanno condizioni agevolate per l’accesso a molti servizi. E così via.

Un attimo di semplice riflessione basterebbe per rendersi conto che non è strano ciò che accade nel paese scandinavo. Quello che è strano è che tutto questo non accade in molti altri Paesi. Il vero risparmio pubblico di un paese non è fatto solo di tagli alle spese operati da politici e burocrati, di controlli per frenare l’evasione fiscale, di politiche sociali contro il nepotismo e l’assenza di meritocrazia. Così come di leggi per contrastare gli illeciti nei confronti dello Stato garante di servizi e di assistenza previdenziale. Il vero risparmio pubblico è la cultura di un popolo che rispetta il proprio paese, i suoi concittadini e le sue istituzioni.

Servizio Pubblico. 10-15 biglietti non acquistati rappresentano un mancato introito per il gestore del servizio. Figurarsi cosa accade in città grandi come Roma e Milano con società costrette a indebitarsi, a interrompere il servizio, e magari ad aumentare le tariffe. Un debito a catena che tocca anche Comune, Provincia e Regione. Con un ulteriore risultato: il cittadino è disincentivato all’utilizzo del mezzo pubblico e la città è stretta nella morsa del traffico. Come prevenire tutto questo? In Italia le aziende di trasporti ricorrono ai controllori, con un notevole aggravio per le casse delle stesse società.

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Auto elettriche. La Norvegia è anche uno dei paesi leader nella promozione dell’utilizzo delle auto elettriche: per ogni veicolo acquistato lo Stato concede ai cittadini 17.500 euro di incentivi. Un business di tal genere permette il reinvestimento dei profitti nell’evoluzione del know-how e una maggiore diffusione di punti di ricarica elettrica nelle città. Si tratta di azioni concrete che pongono le basi per uno sviluppo sostenibile in grado di garantire risorse e aria pulita alle generazioni del futuro.

Risorse naturali. In Norvegia, e nei paesi scandinavi in generale, la generazione attuale risparmia per costruire una sorta di riserva per quelle future. Emblematico è a tal proposito il fatto che nella predisposizione delle risorse petrolifere siano state assegnate vere e proprie riserve che, seppure disponibili, non possono essere utilizzate per non compromettere la loro disponibilità alle generazioni successive.

Sostenibilità ambientale. È solo grazie alla cultura di un paese che si possono davvero superare le barriere nei confronti dello sviluppo sostenibile. Sebbene la Norvegia sia ricca di petrolio e gas, non ha mai smesso di investire nello sviluppo di energia alternativa, e si erge all’interno del vecchio continente come il paese con la più alta quota di produzione energetica derivante da fonti rinnovabili. Si pone come obiettivo un ambizioso 70% entro il 2020, mentre il resto dell’Europa non crede che si possa raggiungere il 20% prefissato dalla strategia 20-20-20.

Digitalizzazione. Infine, un altro aspetto degno di nota è l’elevato tasso di digitalizzazione della popolazione che consente allo Stato e alle aziende di sviluppare forme di comunicazione digitale all’avanguardia grazie alle quali si snelliscono i processi burocratici e operativi in molti aspetti della vita di tutti i giorni, dalla richiesta di permesso di soggiorno, ai pagamenti telematici, alle prenotazioni.

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Per quanto semplice, la lezione che emerge dall’esempio norvegese è quella di un  mondo in cui prosperano i paesi i cui cittadini hanno sviluppato nel tempo un concetto della comunità come Stato e del rapporto bilaterale con le istituzioni. Agire esclusivamente con l’idea di drenare risorse fa del cittadino un consumatore “a scrocco”. E il paradosso, in questo caso, è che la vittima dello scrocco è proprio il cittadino stesso.

Ma questo è “solo” un discorso di cultura.

2 comments
  1. giancarlo da Mizzole (VR)

    E’ chiaro che è solo una questione di cultura.
    Qui in Italia la cultura da parte della classe dirigente non solo politica è una cosa ” che non ti dà da mangiare”.
    SBAGLIATO !!!
    Tutti i mali del nostro paese sono condensati proprio nel non coltivare la cultura. Siamo stati buttati dentro un contenitori con la scusa di fare l’Italia una è indivisibile, ma man mano che facevamo cammino…pur migliorando ci stiamo accorgendo che tante volte non abbiamo molto in comune se non l’arte e la cultura……se ci pensiamo…è vero.
    Quindi la nostra classe politica riflette né più né meno gli italiani sempre divisi e polemici su quasi tutto.
    Ma ciò è stato volutamente coltivato affinché il potere politico potesse continuare a fare quello che voleva ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
    Dividere per comandare……adesso è tardi..molto tardi per tornare indietro e fare tutto nuovo. L’immobilismo, la burocrazia imperante ed obsoleta e molto altro ci stanno soffocando e quando si guarda fuori dall’italia ci si accorge perché stiamo facendo una fine ingloriosa. Si dovrebbe rifare a nuovo la costituzione,,si dovrebbe rifare a nuovo anche l’Europa che così non và da nessuna parte….e si dovrebbe fare anche un mea culpa per poter ripartire e diventare un paese più serio,civico,moderno…..aggiungo inoltre che noi Veneti, perché io sono Veneto..abbiamo una carta in più nelle nostre mani e cioè oltre 1.100 anni si storia e cultura tutte nostre e crediamo ancora in quel Dio che ci ha dato tutto per essere migliori. Volersi bene gli uni con gli altri….se ci pensate se ciò diventasse la prima regola da seguire anche quando si fanno Leggi statali…non saremmo qui a piangere sui nostri disastri più che prevedibili quando si abbandona Dio e si vuole essere super man.
    Saremo mai capaci di imparare dagli altri ? Saremo mai capaci di cambiare in meglio ? La sfida è totale e la cultura…una cultura nuova più responsabile, che faccia tesoro delle innumerevoli e valide realtà di cui l’Italia è ricca, allora, solo allora potremo salvare il salvabile e ripartire.
    W SAN MARCO SEMPRE !!!

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