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Interviews

DIRITTO DELL’ INFORMATICA E INFORMATICA NEL DIRITTO

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Intervista a due media lawyers di successo.

Di Jacopo Epifani e Federica Torriero

home4In un futuro non troppo lontano, probabilmente, gli studi legali saranno sprovvisti di una biblioteca giuridica e dotati di pannelli multischermo, gli avvocati redigeranno i memoriali sul proprio tablet e la modulistica diverrà reperibile integralmente online. Il giurista del XXI secolo somiglierà più a Tony Stark che a Perry Mason. Sebbene i più misoneisti (e forse non solo loro) non paiano particolarmente allettati dalla prospettiva, già oggi si deve constatare come l’operatore del diritto non possa rinunciare ad un patrimonio minimo di competenze informatiche. Ma c’è di più.

Elettronica, informatica e telematica si sono guadagnate la parte da protagonista della “Terza Rivoluzione Industriale”, defenestrando qualunque strumento di comunicazione precedentemente conosciuto. È naturale che un’innovazione del genere, quando bussa alle nostre porte, rechi in dote anche nuovi problemi giuridici. A tal proposito abbiamo intervistato gli avv.ti Luigi Condorelli, Associate Principal Counsel per The Walt Disney Company Italia, e Francesco Portolano, socio-fondatore dello Studio Legale Portolano-Cavallo, specializzato in diritto dei media e delle telecomunicazioni, ospiti dell’evento “Tra media e technology, le professioni del futuro: i Media Lawyers.” organizzato dall’associazione studentesca B.I.L.S. e tenutosi il 25 Novembre.

All’ avv. Luigi Condorelli, che prima di lavorare per la famosa azienda di intrattenimento ha esercitato la professione presso uno studio legale classico, abbiamo chiesto quali differenze abbia riscontrato tra i due diversi modi di esercitare l’avvocatura.

Io consiglio sempre l’esperienza in uno studio legale, poiché è l’unica capace di fornirti la ‘forma mentis’ necessaria per un buon esercizio della professione. In certi casi, però, fare l avvocato d’azienda può risultare molto più interessante e stimolante. Ovviamente molto dipende dalle inclinazioni personali di ciascuno e dalla disciplina cui ci si dedica. A tal proposito, mi ritengo particolarmente fortunato: il settore delle telecomunicazioni è attualmente in rapidissima crescita ed evoluzione, una continua start-up, e sulla mia scrivania pervengono idee e progetti sempre nuovi. Si dice che l’avvocato d’azienda lavori di meno, nel mio caso, così come nel caso di tutti coloro che sono impegnati nel settore dei media, posso categoricamente smentire. Da avvocato d’azienda hai un rapporto diretto e continuo con il tuo “cliente”, che è il collega della stanza accanto oppure il direttore dell’ufficio marketing, e ti viene richiesta una rapidità nella soluzione dei problemi che non è paragonabile a quella dello studio legale come era concepito una volta. Ti viene posto un quesito e devi subito fornire la risposta. L’avvocato d’azienda deve provvedere inoltre alla gestione delle risorse aziendali e deve curare approfonditamente i rapporti con i colleghi e con tutti coloro che lavorano all’interno dell’impresa. Svolge, quindi, anche un’attività di manager che va un po’ oltre la concezione classica dell’avvocatura.”

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L’avv.to Francesco Portolano, invece, ci ha raccontato la sua esperienza come media lawyer e ha risposto ad alcune delle nostre curiosità.

Come mai, da quasi vent’anni, lo studio legale Portolano-Cavallo è specializzato in questo settore del diritto e qual è stata la mossa vincente che vi ha portato ad esserne leader in Italia?

“Come tutte le idee di successo è un’idea banale. Qualsiasi pubblicazione di strategia aziendale nel settore dei servizi, qual è l’assistenza legale, afferma che i segreti del successo di un’idea sono la differenziazione e l’unicità. Noi, consci del fatto che non esistessero studi in Italia che si occupassero specificamente del diritto dei media, abbiamo deciso di focalizzarci su questo settore. È stata un intuizione e dunque, come tutte le intuizioni, un combinato di fortuna e ragionamento.”

Cosa pensa della proposta di legge della FCC volta ad abolire la cosiddetta net neutrality e a permettere ai provider di instaurare un servizio di hosting a due velocità?

“È una domanda alla quale non posso rispondere nel merito, a causa del tipo di lavoro che svolgo. Un avvocato straniero di mia conoscenza è stato licenziato per aver risposto a una domanda a proposito di net neutrality. Io preferisco svolgere la mia professione in maniera molto tecnica: mi concentro sull’analisi dell’esistente e raramente parlo del futuribile, di come dovrebbe essere secondo me.”

Quali vantaggi e quali eventuali problematiche pensa potranno provenire dall’introduzione nell’ ordinamento giuridico nazionale del processo civile telematico?

“Sicuramente ci sono delle questioni da affrontare. Noi ci siamo chiesti, ad esempio come la prova digitale, cioè la prova inserita in un computer, possa essere analizzata da un giudice. Se viene stampata, ad esempio, si possono perdere alcuni elementi di valutazione. D’altronde è chiaro che con la digitalizzazione qualcosa si perde ma sotto altri versanti si guadagna molto: devo dire che per esempio noi, in Italia, siamo già abbastanza avanti. Quando io ho iniziato a lavorare, nel 1992, nessun procedimento era telematico o digitalizzato e noi avvocati dovevamo svolgere tante attività noiose, cui adesso si può provvedere con due click. Io non posso che essere totalmente a favore della digitalizzazione in senso ampio, ovviamente con attenzione. Ripeto: in Italia si può essere ottimisti. I precedenti tentativi di digitalizzazione, come ad esempio il Registro delle Imprese telematico, sono confortanti: il nuovo Registro delle Imprese italiano, anche se non se ne parla molto, offre dei servizi particolarmente all’avanguardia rispetto anche agli Stati Uniti.”

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