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Più computer per garantire lo studio

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Dal 5 marzo 2020 gli studenti italiani di ogni ordine e grado si trovano indiscriminatamente accomunati dalla stessa condizione: non stanno andando a scuola. Come per le attività produttive e commerciali, gli sviluppi dell’emergenza sanitaria disegnano per il sistema scolastico scenari futuri incerti: se pur sono state stabilite delle linee per lo svolgimento degli esami, restano tuttavia le incognite sul rientro nelle classi. Secondo le ultime notizie, scuole e università resteranno chiuse fino al 15 giugno, e a settembre molte attività potrebbero proseguire online.

La risposta del sistema per salvare l’anno scolastico è arrivata sotto forma di implementazione e potenziamento della DAD, la Didattica a Distanza. Il MIUR ha riservato una sezione del sito alla diffusione di buone pratiche, di piattaforme utilizzabili, di materiale multimediale e all’assistenza per dirigenti scolastici, docenti e genitori.

Di fronte all’imprevedibilità dell’emergenza, la reazione delle scuole è stata in sostanza positiva (Ne abbiamo discusso anche con Andrea Gavosto, Fondazione Agnelli). Gli studenti, da parte loro, si sono trovati a dover considerare i dispositivi digitali (computer, tablet, smartphone), insieme ad una buona connessione internet, come unici strumenti a garanzia dell’accesso alle attività didattiche. Il comunicato stampa dell’Istat del 6 aprile 2020 mostra come le condizioni delle famiglie in termini di accesso a internet e di disponibilità degli strumenti digitali fosse, appena prima dell’emergenza sanitaria, tutt’altro che uniforme. Nel periodo 2018-2019, il 14,3% di famiglie con almeno un minore non possedeva un computer/tablet in casa, dato che sale al 20,1% considerando il Sud Italia. Lo stesso vale per il 12,3% dei ragazzi tra i 6 e i 17 anni (circa 850 mila ragazzi), mentre il 50,7% di loro deve condividere gli strumenti a disposizione con la famiglia. Nonostante il 96% dei ragazzi in età scolastica abbia a disposizione una connessione internet domestica, questo non è sufficiente a garantire accesso e adeguato svolgimento delle attività di didattica a distanza se, ad esempio, l’utilizzo degli strumenti è necessario nello stesso momento a più membri della stessa famiglia. 

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L’intervento per colmare i divari deve essere tempestivo e concertato. Un ritardo in questo senso comporta per gli studenti e di conseguenza per tutto il sistema una perdita identificabile e misurabile: ore, giorni, e addirittura settimane di forzata assenza scolastica. In più, l’obiettivo dell’utilizzo di piattaforme digitali per l’apprendimento a distanza non dovrebbe esser volto esclusivamente al completamento dei programmi di studio, bensì dovrebbero fungere da stimolo per i giovani studenti a rimanere attivi. Infatti, il rischio non è solo quello di non riuscire a terminare i programmi, quanto piuttosto che i lunghi periodi di distacco o limitata attività determinino un calo degli apprendimenti, secondo alcuni studi proporzionale alla lunghezza della sosta. I programmi scolastici dovrebbero esser rimodulati quanto prima possibile da parte del Ministero dell’Istruzione, in funzione del blocco dell’attività di apprendimento frontale e gli insegnanti, durante questo periodo, dovrebbero cercare di consolidare quanto fatto fino ad oggi.

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