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Come votano i Bocconiani?

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Se a scegliere la composizione del Parlamento fossero stati gli studenti della Bocconi (compresi i fuorisede), lo scenario italiano dei prossimi anni sarebbe molto diverso.  

In un sondaggio organizzato dalla rivista Tra i Leoni il primo partito è Azione/Italia Viva con il 36.7%.

Il PD segue con il 15.7%, Verdi/Sinistra Italiana ottiene il 14.3%, Più Europa il 10%, mentre il 6.7% dichiara di voler votare per la coalizione di centrosinistra. Secondo queste statistiche quindi, nel complesso, la coalizione di centrosinistra raggiunge il 46.7% dei voti.

Fratelli d’Italia è il primo partito del centrodestra con il 6%, seguito da Forza Italia con il 2.7%.

Il 2.7% degli interrogati dichiara che non voterà, mentre solo lo 0.7% (2 persone) preferisce lasciare la scheda bianca. Unione Popolare è al 2%, mentre gli altri partiti non raggiungono l’1%.

Negli ultimi giorni, Tra i Leoni ha condiviso un survey anonimo per capire quali siano le preferenze elettorali tra gli studenti dell’università. Il sondaggio, con i suoi 300 rispondenti, non pretende di essere rappresentativo, ma è impressionante notare quanto il quadro sia diverso da quello nazionale e pensare a come potrebbero cambiare gli esiti elettorali se a tutti i fuorisede – studenti e lavoratori – fosse concesso di votare dove studiano o lavorano.  

Il sondaggio è stato condiviso nei vari gruppi di studenti dell’università e hanno risposto in totale 300 persone, di cui 84 frequentano il corso “International Politics and Government” e sono quindi naturalmente più inclini a partecipare.  

Mentre Fratelli d’Italia in questo sondaggio ha raggiunto il 6%, è il primo partito nazionale con il 26.3%; stessa percentuale che ha preso l’intera coalizione di centrosinistra. Azione/Italia Viva è invece al 7.8%.

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Non è una novità che i giovani studenti abbiano un’opinione generalmente diversa da ciò che rispecchiano gli esiti nazionali. C’è sempre molta polemica sul fatto che le nuove generazioni sembrino snobbare la politica e per questo spesso non vadano a votare o non lo facciano consapevolmente.  

I giovani sono una percentuale relativamente bassa degli elettori, inoltre i partiti presentano pochi giovani nelle loro liste ed è difficile scegliere tra candidati molto distanti dalla propria esperienza e credere che saranno in grado di descrivere e risolvere problematiche che coinvolgono una fascia d’età molto diversa dalla loro.  

Un altro elemento di analisi è quello della comunicazione: negli ultimi anni la comunicazione ha subito una serie di cambiamenti radicali, adottando strumenti e modi sempre nuovi, nei quali non è facile inserirsi. Nascono nuovi trend ogni settimana e quelli della settimana precedente sono già dimenticati. In questa dinamicità e continuo stimolo a cui le nuove generazioni sono abituate, i grandi partiti hanno faticato (per usare un eufemismo) a fare arrivare il loro messaggio elettorale. 

Questo sondaggio è stato fatto in un ateneo in cui ci sono studenti provenienti da tutte le regioni d’Italia e che sono a Milano da quando le lezioni sono ricominciate, il 5 settembre. Alcuni di loro sono arrivati in treno e ci hanno messo diverse ore, per altri invece è stato necessario perdere un’intera giornata di viaggio tra voli e altri mezzi. Alcuni avranno dovuto pagare una ventina di euro per un biglietto, altri quasi un centinaio. Come loro ci sono in Italia centinaia di migliaia studenti fuorisede che, in questo periodo dell’anno, è molto probabile che si siano già trasferiti e abbiano iniziato a studiare oppure a lavorare in una regione distante da quella di residenza. È assurdo che il nostro sia l’unico Paese dell’Unione Europea (insieme a Malta e Cipro) in cui queste persone non hanno il diritto di votare nella sede più vicina al loro luogo di domicilio e debbano spendere tempo e denaro, in alcuni casi talmente tanto da spingerli a rinunciare a esercitare il loro voto, per tornare a casa, recuperare la tessera elettorale, recarsi al seggio e tornare indietro.  

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Per favorire la rappresentanza dei giovani in politica bisogna dare loro la possibilità di esercitare il diritto di voto nel luogo dove stanno studiando o lavorando, inserire proposte vicine alla loro sensibilità nei programmi e studiare un metodo di comunicazione più efficace. 

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