Un racconto comico, autoreferenziale e dissacrante sulle vite dei Bocconiani. Intrecciandosi tra i banchi dei Leoni, gli spritz del Dahlia e il labirinto di Roentgen, tutti i personaggi portano una parte di noi.
It was a clear dark night, a clear white moon, Marco G. was ready to consume. Prende il necessario: la cartina, il posacenere, e l’erba gatta del suo coinquilino. La stanza condivisa con Salvatore, un gentiluomo di Battipaglia, che forse non ha le stesse priorità in termini di carriera e job applications del nostro Marco G. ma che tiene moltissimo alla salute del proprio gatto, è fredda ed umida. Imposta la sveglia sulle 7.06, just in time for a quick cig, a shot of espresso, and a rush to the bathroom. La luce del suo telefono nell’ultima notte prima dell’inizio delle lezioni attrae un’insolita folla di zanzare. Un terrarium perfetto, coltivato per anni ed oggetto di sguardi disgustati da parte delle poche sfortunate che si trovano a passare una notte in quella specie di succursale dei laboratori Iraniani sui chemical weapons, è la sua casa per l’anno accademico che sta per cominciare. Marco G non è nel migliore dei mood. Dire che preferirebbe essere a San Vittore è un eufemismo. L’estate è passata velocemente e con lei è passata pure la voglia di rivedere molti dei suoi compagni di corso. Il curriculum è pressoché lo stesso di quando, alcuni anni prima, papà Carmelo ha ipotecato casa di nonna Vincenza per farlo studiare alla Bocconi. Marco G ha, però, fatto incetta di lezioni di vita, più che di job experiences. Gennaro tira su il lenzuolo, ci scoreggia dentro e dice “Buonanotte”. “Notte” risponde Marco G.
“Aaaaahhhh le exchange americaneeee!!!” esclama Davidino, il suo altro coinquilino, che grazie allo sfruttamento dei lavoratori nella ditta del padre sulle rive del Brenta non ha il problema di condividere la stanza con un tuttofare meriodionale dalla fedina penale consunta. “Quest’anno abbiamo fatto incetta da Arizona State, te lo dico io, guarda che gigie!” continua Davide, incurante del fatto che tutto ciò, e molto altro, andrà a verbale nel processo United Queer States of America vs Davide Visentin, a Lesbo Hills, Woke County, California, 2047. Si appropinquano ad accaparrarsi i posti studio nella poco affollata aula al piano terra dei Leoni. I tavoli ovviamente sono liberi come al 6 di Agosto o al 6 di Luglio, ma la memoria muscolare è tale da costringerli a sedersi lì, aspettando il passaggio dei gruppi di exchange students accompagnati a visitare i loci amoeni che molto probabilmente mai frequenteranno nel semestre a venire. Mentre posano i loro zaini il più lontano possibile dal RA sfigato al quinto anno di ESS che sta finendo la tesi mentre prega qualche altro professorone di scrivergli la lettera che lo manderà a studiare a LaCrosse, University of Wisconsin-Madison per 6 lunghissimi anni, la porta si apre e come una boccata di aria fresca ecco spuntare Cristina Guanto, la dea. Cristina, fresca di uno stage non retribuito presso un consorzio di industriali, pare Sharon Stone in mezzo a quella selva di ormoni e magliette non stirate. “Oi ma chi si vede!” esclama a Marco. “Asciuga la bava, Davide. Beh, come state?” “Ora meglio di prima” dice Davide con sguardo sornione. “Pff, tiremm innanz” aggiunge Marco, che dalla permanenza a Milano sembra aver preso il meglio. “Mmmhh che vita ragazzi, mi fate venire voglia di tornare in ufficio. Sentite, il gruppo ESS 2024 si sta riunendo per l’annuale gita alle grotte del Malaugurio, quelle in provincia di Varese, con tutto il dipartimento dell’IGIER e del Baffi Carefin, ci siete mai stati? Il piano è di prendere il regionale da Centrale alle 13.46 per essere a Sbottate alle 17.58 e poi da lì con la corriera andare alle grotte dove c’è un fantastico DJ set di Detroit techno di TurboPaolo e RossadiSera che dura fino all’alba. Che ne pensate?” esclama Cristina in totale trance agonistica da organizzatrice del Grest“Scusa Cristina, ma non possiamo andare in macchina? Ne troveremo almeno quattro disposti a…” prova a chiedere Marco. “NO! Gilberto Curtis non vuole spendere, ha detto che suo padre non lo fa più leggere la Torah al tempio se spende ancora un euro. Ha addirittura fatto richiesta per la seconda fascia di contribuzione” replica Cristina. “Ma se i suoi avi sono senatori del regno dal trattato di Campoformio?” prova a domandare Davidino. Cristina lo fulmina con lo sguardo. Davidino torna a cuccia con la coda tra le gambe. “Dai, lemme know. Ah, ditelo anche a Piergiorgio, che ancora non è nel gruppo.” “Sì sì come no contaci” fa Davidino mostrando il pollice alzato con fare sarcastico. Piergiorgio è infatti un caro ragazzo di Cesena che adora Guccini e che si ostina da un anno ormai a consigliare “Opera Buffa”, un fantomatico album di Guccini registrato da una fan infoiata su un nastro di scotch nel 1971 in una bettola di merda sulle colline modenesi. Una piattola insostenibile che poverino non fosse per il chiaro svantaggio comparativo nell’accoppiamento non avrebbe mai imparato a rompere così tanto le gonadi. “Piuttosto ci vado in motorino con Cesare-Claudio Farnese, il romano mezzo-fascio di Piazza Euclide dell’altra classe, ma io Piergiorgio non lo invito. Poi scusa, ancora non gliel’hanno detto che c’è un gruppo a parte?”. “Vabbè, ci pensiamo” taglia corto Marco mentre saluta con un cenno della mano il RA sfigato che, come un camaleonte, ha preso il colore del proprio ThinkPad. I due si fanno largo tra i pugliesi in mocassino e si allontanano tanto quanto basta a sfuggire allo sguardo dei temibili vigilantes. “Ma secondo te quest’anno la Bocconi ha fatto accordi con University of Texas o University of Miami? No perchè lì…” “Basta Davidino, hai anche reso il concetto, no?” “Sì, sì va bene…però un salto al Dahlia lo facciamo?” “Se ci tieni tanto…” I due si incamminano verso la masnada che affolla Via Bocconi, da lontano si scorge una nuvola di fumo da cui escono di tanto in tanto figure antropomorfe sudaticce e chiassone che tutti alla Bocconi conoscono ma che nessuno vuole incontrare. Mentre una di queste poggia la mano sulla spalla di una scheletrica matricola di Altamura, Marco G e Davidino si fanno carico delle poche certezze, dei tanti dubbi, e della completa ignoranza di quello che andrà a succedere da lì a poco.
Hi there, it’s Roberto, nice to meet you.
On Tra I Leoni, you will likely find some very sarcastic and outrageous articles on sports, pasta, and all the things that we cultivate in life. They’ll probably be by me. In case you need more of them, wait ‘till next week.
About me, it’s essential you bear in mind that: I am from Bologna, I love basketball, and I am a huge Virtus supporter. Tier 2 relevant stuff about me: I study economics, I love cats, and my favorite artist is Antonello Venditti. Miscellaneous: for me, rainy days are weakly superior to sunny days, studying is boring, and True Detective makes for much of what Diderot didn’t put in his encyclopedia.
