Martina si era fatta bella per quella sera, molto bella. L’occhio leggermente a mandorla e le folte ciglia facevano colpo su chiunque. Il naso era accomodante: non era piccolo e all’insù come quello della madre; quanto piuttosto dritto dalla fronte e leggermente ingobbito come quello del padre, un tempo grande cestita.
Il sorriso a 32 denti sembrava scolpito, in una bocca ampia e magra. Zigomi alti, quasi dell’est, ma occhi scuri, sopracciglia folte e una simpatica peluria la confessavano come quanto di più mediterraneo ci fosse.
Era anche abbastanza alta. Due gambe dritte e delle cosce distanziate la facevano risaltare nei suoi amati pantaloni a zampa. Le lunghe braccia e le dita sottili le davano un tocco regalo. Il collo era levigato.
Non era solita vedersi bella come quella sera: l’età d’oro c’era già stata, pensava spesso. Quella noiosa classe delle superiori non le aveva dato nulla se non la certezza di piacere. Il nuoto e la scherma, che ben si addicono all’estratto conto del padre, erano stati propeduatici ad uno sviluppo precoce. Nel passaggio tra la quarta e la quinta ginnasio il suo fisico si era transformato. L’apparecchio non c’era più, così come le ginocchia tonde. Tra le chat dei maschi e negli spogliatoi della palestra, il suo nome veniva continuamente ripetuto. Ora i ragazzi più grandi le scrivevano su instagram e le amiche si complimentavano per quel corpo già formato. I prof, complici un paio di insufficienze ad inizio anno, avevano iniziato a coltivare l’idea che fosse una ragazza immatura e che si comportasse come tale.
Poi nel tempo i dubbi si erano risolti, sia per Martina che per chi le stava attorno: era una ragazza come tutte. Con le sue fragilità e le sue forze era diventata un donna. Certo, avrebbe volentieri fatto a cambio con il suo vecchio décolleté da adolescente. “Ci si poteva poggiare un vassoio sopra” diceva ridendo al suo psicologo. “Ora chi ce lo vuol mettere quel vassoio?”.
Ma questo Marco G. non lo sapeva. L’aveva incontrata ad un capodanno due anni prima. Lei era amica di Cate, la padrona di casa, la cui famiglia lasciava a feste e ricorrenze una sorta di rifugio in cemento sulle montagne di Lecco che non era mai stato finito. Marco era venuto un po’ titubante seguendo le macchinate dei suoi primi amici di uni. Tra questi Carlo e Davidino, ma anche molti altri che nella disperazione dei primi parziali e delle asfissianti welcome weeks, erano parsi i più sinceri e goliardici.
Per sua fortuna, l’arrivo in anticipo gli aveva permesso di presentarsi tranquillamente. La scusa di aiutarla con le bottiglie era la più banale, ma aveva deto loro quel tocco di complicità che si richiede ad una fortunata occasione. Poi erano rimasti, soli, a parlare in soggiorno. Parlare a lungo, tanto da far preoccupare Marco di averla sottratta al devertimento, ma nulla in confronto agli sguardi complici ed i sorrisi ammiccanti dei suoi amici aldilà del vetro. Martina per quelle due ore con Marco aveva dimenticato la maschera da diva che andava indossando in queste occasioni. Non doveva ridere alle sguaiate battute dei pariolini amici di Cate, nè alzare il mento sbuffando i tiri di Iqos fatti per noia. Per una volta si poteva dimenticare anche di accavallare le gambe e di mantenere una corretta postura: aveva intuito che a Marco queste cose non interessavano. Era, tuttavia, la sincera dedizione al confronto di Marco che l’aveva attratta. Like a moth to a flame.
Nei 3 anni che son seguiti il loro legame si era fatto solido. Erano come quei due compagi di banco del liceo che si vedono al pomeriggio, si scrivono fino a tarda notte, si alimentano a vicenda, ma la cui amicizia è vista da tutti stare stretta, o all’uno o all’altra. I famosi “migliori amici”.
Ma dentro a quel paradiso terrestre che sono gli ultimi anni di scuola, dove le paure e le ansie svaniscono sognando un roseo futuro, non c’è spazio per il sesso. Ora le ansie e le paure ci sono; la serità impera; si è cacciati da quel paradiso.
Adamo, dove sei?
E così ci si vorrebbe scaldare in questa nuda e cruda realtà. Nuda lo era stato anche Martina, per lei che i “migliori amici” non si toccano. Ora però era un tarlo.
Ci pensava mentre l’autobus la lasciava alla fermata della metro. Mentre la Cate l’aspettava per uscire. Era da tanto che non si vedevano: c’era da festeggiare.
La preparazione di Marco G, invece, non subiva queste complicazioni. Sembrava piuttosto concentrato su quel diavolo di rasoio elettrico. Non era lì l’ultima volta che l’aveva usato. Lo lasciava sempre sdraiato accanto alla sua sacchetta del bagno. Perchè cazzo era in piedi, appoggiato al muro? Mhhh. E perchè quella merda del suo coinquilino Gennaro è da stamattina che si gratta le palle ogni 30 secondi? Il mistero si infittiva. “Camicia sopra la maglietta o solo maglietta?” lo interpella Davidino. “Solo maglietta, chè son 3 anni che ti vesti uguale, basta che ti muovi” “Oooh anche meno eh. Oggi non hai fatto la solita ignezione di simpatia?” ribatte Davidino “No scemo…ma secondo te, Carlo arriverà in macchina o sarà troppo fatto per togliere il freno a mano?” “Guarda lo spero perchè io 30 euro di uber per voi due fagiani non li spendo. Per le fagiane sì, per voi no. Ma poi dai ce la farà a guidare per 10 km, all’andata almeno” “Guarda non lo so. Alla patente si è scordato la cintura ed è partito in retro…per dirti… poi alla festa a Bologna sui colli che ha deciso che avrebbe usato solo il freno a motore fino all’arrivo?” “Ahahaha che soggetto. Comunque l’ha presa sopra il Rubicone la patente e questo mi basta a preferirlo ad un NCC” “Sei proprio un razzista di merda, Davide Visentin” “Zitto terrone” “Voti Zaia e c’hai la faccia di uno che ti vuole vendere il fumo, mi vuoi dire che sei Austrungarico? Ti deovresti definire Congobardo” “Ma tornatene sui Baobab in Sicilia” replica Davidino. “Ostro-motomoto”, fa Marco G. volendo ancora infierire.
“Ooooohhh avete finito?!” esce gridando Gennaro dalla stanza, tenendosi con una mano l’ asciugamano sull’inguine. “Non avete una festa cui andare?” chiede con fare scocciato. “Sì sì ora andiamo. E’ il Teuterrone che deve ancora finire di vestirsi” Mentre diceva queste parole, però, Marco G. nota che sotto la V pelvica di Gennaro non c’erano peli. In un istante capisce il misfatto. “Quell’animale ha usato il mio rasoio per…” “Oh sta chiamando Carlo, è sotto, andiamo” fa Davidino. Scendo di fretta le scale ed aprono il portone.
“Bomboclat!” fa Carlo mentre aprono la portiera ed uno sbanfo di ganja esce dalla vettura. “Dio santo io ti denuncio. Ma ce la fai a guidare?!” chiede Marco G. “Sì sì, assolutamente. Davidino metti le mappe, quelle corte eh ahahahah” fa Carlo divertito. “Eccole: Casa delle Baddies, in piazza Buonarroti” “Ah dai su, speriamo ci siano tutte le cavalle della scorsa volta, casa della Cate è un maneggio” conclude Carlo. Mette incredibilmente la prima and off they roar.
La casa della Cate è in un bel palazzo di inizio novecento. Dove il portiere ha due lauree e le biciclette si possono lasciare in cortile. L’ascensore ha il buco per la chiave accanto a molti bottoni e le stanze sono ognuna in uno stile diverso. Il padre è un CEO di una nota ditta dolciaria ed i tre fratelli hanno tutti fatto il S.Carlo dopo che Cate, la più grande, aveva lasciato il Parini all’ultimo anno. La sala in stile “fiammingo” ha due arazzi di 3 metri per 2 ciascuno, mentre nel salotto con due poltrone Le Corbusier ed una lampada Castiglioni ci sono una marea di riviste di nicchia. Una anche di un noto professore della Bocconi, dove Caterina ha scritto un breve articolo. La libreria è nel corridoio, riempita da libri illeggibili e romanzi fantasy. Sul frigo c’è annotato un piccolo calendario bisettimanale per la domestica: “Portare Giulio ad inglese, lasciare lavanderia, ritirare passaporto mamma”. Lì accanto, sul bordo dell’isola in cucina sta seduata Martina. Marco entra. Lei si gira per salutare i nuovi arrivati ed il cuore le sale in gola.
Hi there, it’s Roberto, nice to meet you.
On Tra I Leoni, you will likely find some very sarcastic and outrageous articles on sports, pasta, and all the things that we cultivate in life. They’ll probably be by me. In case you need more of them, wait ‘till next week.
About me, it’s essential you bear in mind that: I am from Bologna, I love basketball, and I am a huge Virtus supporter. Tier 2 relevant stuff about me: I study economics, I love cats, and my favorite artist is Antonello Venditti. Miscellaneous: for me, rainy days are weakly superior to sunny days, studying is boring, and True Detective makes for much of what Diderot didn’t put in his encyclopedia.
