29 April 2026 – Wednesday
29 April 2026 – Wednesday

G7 – Aiuti all’Ucraina: una possibile svolta senza precedenti

Sulle sponde del lago Maggiore si è svolto il G7 della Finanza, con molti temi caldi al centro, alcuni in linea con quanto discusso lo scorso maggio a Niigata, in Giappone, altri emersi a seguito degli ultimi sviluppi geopolitici. 29 delegazioni e 200 addetti media per coprire uno degli incontri più rilevanti nel panorama economico mondiale. L’Italia ha assunto la presidenza dell’evento, con il ministro Giorgetti e il governatore della Banca d’Italia Panetta chiamati a ricoprire il ruolo di “mediatori responsabili” tra le diverse opinioni sul tavolo delle discussioni. Ho avuto l’occasione di presenziare a questo summit, che ho seguito con grande attenzione e interesse, da cui ho tratto spunto per produrre delle analisi dei temi principali affrontati. Di seguito il primo, dedicato agli aiuti all’Ucraina.

I fatti

L’argomento centrale, finito subito in prima pagina, riguarda la modalità di destinazione all’Ucraina dei fondi monetari russi congelati nel territorio europeo. Janet Yellen, segretaria del Tesoro americana, è stata la prima a parlare della questione, sottolineando come sia di assoluta importanza l’utilizzo immediato di queste risorse per la causa Ucraina. Decisamente meno convinte le controparti europee, preoccupate soprattutto dalla scarsa giustificazione legale di una simile azione, che si tratta, a tutti gli effetti, di un sequestro di fondi stranieri. Tra tutte, è la Germania a fare da portavoce riguardo la necessità di avere il diritto dalla propria parte quando si toccano argomenti così delicati. A seguito delle discussioni, sembra si sia trovato un principio comune da cui dare inizio alle discussioni che culmineranno con un programma di azione. La proposta in questione si basa su un possibile prestito che anticiperebbe all’Ucraina i proventi dai tassi di interesse degli asset russi detenuti. Questo approccio implicherebbe la conservazione dei fondi russi per un periodo di tempo stimato tra i 15 e 20 anni, fino a ripagare il debito. Indipendentemente da tutto, eventuali accordi ufficiali verranno presi in future riunioni, probabilmente già quest’anno secondo le parole del Ministro Giorgetti. Come garanti del prestito, si sono fatti avanti gli USA, ma si preferirebbe un ente più “imparziale”, come la Banca Mondiale.

L’analisi

Senza ombra di dubbio, questo è stato il tema centrale del summit. Le due visioni contrastanti, come sempre, hanno punti di forza e debolezza, e la scelta non è certamente scontata come qualcuno ha voluto far intendere. A riguardo, risulta ovvio che la presenza di questi fondi debba essere sfruttata in qualche modo, che si tratti di anticiparne i rendimenti futuri, o sequestrarli e reinvestirli nell’Ucraina. Tuttavia, è bene scendere nel dettaglio della questione, visto che i dati inerenti sembrano essere piuttosto chiari e inequivocabili. La Banca Mondiale ha stimato una necessità finanziaria a breve termine (10 anni) di quasi 500 miliardi di dollari per la sola sopravvivenza dell’Ucraina. I fondi russi presenti sul territorio occidentale ammontano a circa 300 miliardi di dollari, dei quali meno dell’1% è negli USA. Per questo motivo, è sensato considerare l’adozione avvenuta lo scorso maggio da parte del Congresso di una legge che consente la confisca di asset russi e il loro stanziamento a favore di un altro paese come una semplice mossa provocatoria rivolta alle controparti europee, a dare a intendere che gli USA sarebbero in prima fila in caso di approvazione del loro piano. Insomma, gli Stati Uniti si muoveranno solo con l’appoggio dell’occidente, ma la loro posizione è la più estrema.

Le cautele europee, d’altro canto, sono giustificate non solo dai timori legali, ma anche dai risultati positivi dell’analisi delle possibili ipotesi di modificazione del diritto, così da rendere possibile una versione rivisitata della proposta statunitense. In quest’ambito, l’UE è già giunta ad una decisione il 21 maggio scorso, scegliendo di destinare all’Ucraina i proventi derivati dagli asset russi. Per giungere a questa approvazione ci sono voluti più di 18 mesi, e l’altra sponda del Pacifico non è stata parte fondamentale delle negoziazioni. Alla luce di questi fatti, è ragionevole assumere come orizzonte temporale quello di almeno due anni nel caso di provvedimenti che implichino lo sfruttamento di tutti i 300 miliardi, mentre meno di un anno nel caso di soluzioni in linea con quella già messa in atto in Europa, che prenderebbe la forma di una rivisitazione della proposta statunitense. A rendere tali i tempi burocratici stimati è principalmente l’entità delle cifre di cui si sta parlando. Basti pensare che gli interessi in questione ammontano a poco più di tre miliardi di euro l’anno, cifra in linea con l’esborso medio per gli aiuti all’Ucraina di nazioni come Regno Unito, Giappone e Canada. Lo stesso non può essere detto per la cifra della proposta americana (300 miliardi), che garantirebbe la sopravvivenza finanziaria della nazione per circa 7 anni e mezzo sulla base delle stime della Banca Mondiale, e per questo incontrerebbe certamente maggiore resistenza. Inoltre, rimane sempre il dubbio della posizione ungherese in Consiglio Europeo in materia di decisioni all’unanimità, necessaria per l’approvazione di eventuali artifici legali per rendere possibili le soluzioni proposte. Un ulteriore punto a favore della strategia europea è dato dalle numerose elezioni in paesi chiave come Regno Unito, USA e al Parlamento UE; in un clima politico di tale incertezza, è bene essere cauti ed evitare di avviare programmi ambiziosi correndo il rischio di essere abbandonati strada facendo da leader con agende politiche dai piani diversi.

Per concludere, siamo di fronte ad un punto di svolta nell’atteggiamento dell’occidente verso l’Ucraina, che è chiamato a scegliere se superare o meno il punto di non ritorno. Da un lato ci sono le pressioni statunitensi, giustificate dagli impegni presi e da ragioni storiche; dall’altra quelle europee, determinate dalla maggiore vicinanza al conflitto e dalle possibili ripercussioni legali e finanziarie di una scelta così rilevante. Sicuramente l’impegno occidentale per la causa ucraina non verrà meno, ma non è detto che la priorità datagli sia così elevata da esporsi più di quanto non sia già stato fatto.

FOTO: G7 MEF

Chief Editor & Web Manager | marco.milesi@studbocconi.it |  + posts
share

Suggested articles

Sulle sponde del lago Maggiore si è svolto il G7 della Finanza, con molti temi caldi al centro, alcuni in linea con quanto discusso lo scorso maggio a Niigata, in Giappone, altri emersi a…

Trending

Sulle sponde del lago Maggiore si è svolto il G7 della Finanza, con molti temi caldi al centro, alcuni in linea con quanto discusso lo scorso maggio a Niigata, in Giappone, altri emersi a…