5 May 2026 – Tuesday
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25 novembre

È quando guardi dalla finestra che ti accorgi come il tempo scorre. Le foglie cadono, le macchine passano, i bambini corrono, gli anziani passeggiano. Per tutti il tempo scorre.  

Mi sono sempre chiesta come sia vedersi ora e poi tra dieci, venti, trenta anni. La verità è una. Tante di noi non lo vedranno mai. E scrivo “tante” perché sono coloro che hanno visto lo scorrere del tempo fermarsi e l’ultimo ricordo che hanno è il buio, l’ultima emozione che hanno provato è la paura, l’ultima sensazione è il freddo; quel freddo che ti sale dalla punta dei piedi e non sai come fermarlo, quella paura che ti congela, che ti ferisce perché pensavi fosse impossibile.   

Oggi è 25 novembre, fuori è una giornata grigia; mi chiedo se la natura abbia compreso che cosa si ricorda questo giorno. La violenza sulle donne non è un fenomeno latente, ma è presente; vive tra di noi. La violenza è nel fidanzatino del liceo che ti obbliga a non mettere la gonna troppo corta, è nel padre che tratta in modo spregevole la madre. Il mondo in cui viviamo è impregnato di violenza.  

Spesso non si percepisce di essere vittima; perché la donna viene abituata ad essere bersaglio, ad essere colei che deve chiedere scusa ed è per questo che ancora dobbiamo ricordare questo giorno.  

Le scarpette rosse, il minuto di rumore, il minuto di silenzio, le associazioni, le case sicure, sono tutte reazioni che non sarebbero mai dovute esistere perché in una società civile e avanzata come la nostra l’amore per l’altra persone è il sentimento più forte.  

Tutti parlano di amore ricordando Leopardi e i suoi sonetti, Dante e le sue terzine per Beatrice. L’amore non è solo una bella poesia o una canzone, è il rispetto di quando papà torna a casa e non dice a mamma “posso aiutarti” ma fa le stesse cose che fa lei, l’amore è nel ragazzino di quattordici anni che si emoziona quando vede la sua fidanzatina venirgli incontro. L’amore è il sentimento che ci fa perdere la testa, ma spesso è anche quello che distorce di piu la realtà. La violenza sulle donne non è un raptus, perché il folle è chi compie gesti oltre il normale, chi invece pensa di avere il controllo, che sa di essere in una posizione di vantaggio e se ne approfitta. Quella è la violenza.  

Giulia Cecchettin, Giulia tramontano. Sono solo due nomi delle donne uccise dalla violenza di un uomo che diceva di amarle ma che in realtà aveva pensato, studiato e architettato meticolosamente come ucciderle.   Il femminicidio è l’ultima forma di violenza, ma non bisogna dimenticarsi che cosa vuol dire questa parola, ha origine nel sostantivo vis che vuol dire forza in latino. La forza come espressione di una superiorità inviolabile, il confine tra due persone in cui uno primeggia sempre sull’altra. 

La violenza non è solo femminicidio, è psicologica, è fisica, è sessuale. Quest’ultima forma a mio parere è la forma più subdola, perché ti priva della dignità, ti riduce a un pezzo di carne, ti fa sentire indifesa, costretta, violata, oppressa, ti strappa ogni tipo di moralità e rispetto che ognuno di noi ha verso la propria persona. Ti rende così piccola e indifesa che tante non resistono e non desiderano altro che il buio totale.  

Questo giorno è per tutte loro, è per la ragazzina sta imparando ad amare, è per le mamme che hanno visto il loro amore sgretolarsi, è per tutte coloro che avevano un sogno e che non la hanno più.  

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