Nell’era della digitalizzazione e della supremazia delle scienze, in cui le sole cose a sembrare utili sono quelle strettamente correlate a un’applicazione materiale immediata nella vita dell’uomo, purtroppo in molti tendono a svalutare lo studio degli antichi e dei classici, perché li considerano troppo distanti da noi, obsoleti, e forse per colpa dell’approccio della scuola, anche noiosi. Lo scopo del mio articolo è dimostrare invece il contrario, che gli antichi e i classici sono più vicini a noi di quanto si pensi, sono attuali e se letti nel modo giusto tutt’altro che tediosi.
1. Vir bonus dicendi peritus: uomo di valore, ed esperto nell’arte della parola (Catone).
Ritengo che sia tanto importante conoscere la propria disciplina quanto saperla comunicare e spiegare agli altri, infatti la parola è il mezzo per costruire l’ossatura di una società. Il λόγος (la parola) è un’autentica arma, la più potente che l’uomo possa utilizzare, e sapere utilizzare la parola con saggezza consente di veicolare idee giuste e soprattutto la verità, la αλήθεια. Il sapere autentico è frutto di un’educazione della parola e un’educazione alla parola, il finto sapiente è colui che usa la parola per comunicare pseudo-verità, mentre l’uomo davvero saggio con la parola non solo trasmette le sue convinzioni ma fa sì che vivano nella mente degli altri. La linguista Vera Gheno, a proposito dell’importanza del linguaggio, scrisse in un suo saggio: “La lingua è potere; la decisione rispetto a quali debbano essere la corretta conoscenza e competenza linguistica di un popolo non può essere lasciata alle sole classi dominanti, che chiaramente tenderanno alla conservazione dello status quo. In alternativa, possiamo tutti, indistintamente, rimboccarci le maniche e riprendere coscienza di quanto sia importante il saldo possesso degli strumenti linguistici, che ci rende cittadini a nostra volta più potenti.” Questa riflessione certamente ci apre gli occhi per quanto riguarda la crucialità di assumere una consapevolezza del proprio ruolo nel mondo e del nostro rapportarci con il prossimo, ma vorrei riportare il mio discorso sulla figura di colui che lavora in ambiti differenti da quelli umanistici. Pensate per esempio a quanto potere è riuscito ingiustamente a esercitare colui che mediante uno scorretto uso della parola disseminava notizie false durante la pandemia: talvolta questi sono riusciti a elevarsi allo stesso livello di chi aveva conoscenze e competenze tecniche superiori e più affidabili. La parola, per le persone eticamente corrette, è un dovere morale.
2. Ampliare le proprie competenze è un vantaggio per integrarsi meglio nella comunità.
Conoscere tante discipline, anche superficialmente, rende possibile l’avvicinamento al prossimo. Innanzitutto consente una base comune per la conversazione, consentendo di trovare argomenti di interesse con persone provenienti da sfondi diversi, inoltre, questa conoscenza può facilitare la comprensione e l’apprezzamento delle prospettive degli altri, incoraggiando la comunicazione aperta e il rispetto reciproco. Nella nostra società bisognerebbe aspirare ad essere in senso lato dei πολύµαθες, cioè degli uomini universali, che hanno conoscenze versatili e applicabili a diversi campi, che possono anche provenire, guarda caso, dallo studio degli antichi, non tanto per quanto riguarda le nozioni tecniche o scientifiche che come è facile intuire sono ormai superate, ma per ampliare le proprie prospettive e imparare a ragionare come non immagineremmo di fare. Strabone per esempio, un autore di età ellenistica, scrittore dell’opera Geografia, sosteneva appunto che per essere un buon geografo occorreva essere dei πολύµαθες, acculturati, conoscitori di popoli e mappe, egli trovava una connessione fra la geografia e le attività di conquista militare, ma la concezione di base non è sbagliata: bisogna sapersi districare fra più discipline per portare un contributo efficace.
3. Le discipline umanistiche e scientifiche fanno ragionare in modo diverso, ma ugualmente importante.
La logica scientifica e quella umanistica hanno il fondamentale pregio di arricchirsi l’una con l’altra. La logica scientifica è basata sull’osservazione, la sperimentazione e il metodo deduttivo che indaga dal generale al particolare, ed essa ci consente di avere una comprensione strutturata del mondo fisico e naturale, per esempio la fisica ci consente di comprendere le leggi che governano il moto degli oggetti, o la biologia ci aiuta a capire i meccanismi della vita. Queste discipline forniscono un quadro razionale e metodologico per analizzare fenomeni e problemi. D’altra parte, le discipline umanistiche, si concentrano sull’esplorazione dell’esperienza umana, dei valori, delle culture e delle interazioni sociali. Queste discipline offrono una comprensione più profonda delle motivazioni umane, delle dinamiche sociali e delle sfide etiche che affronta la società. Ad esempio, la filosofia etica ci aiuta a riflettere sui principi morali che guidano le nostre azioni, mentre la storia ci fornisce una prospettiva sul passato per comprendere il presente e informare il futuro. L’integrazione di entrambe queste prospettive può portare a una comprensione più completa e sfaccettata del mondo. Ad esempio, l’applicazione della logica scientifica può aiutare a informare le decisioni etiche e morali in contesti complessi, mentre l’analisi umanistica può portare a una maggiore consapevolezza delle implicazioni sociali e culturali della ricerca scientifica e delle sue applicazioni. Senza l’immaginazione, la curiosità e la fantasia degli scienziati, la scienza non avrebbe progredito né sarebbe esistita.
4. Conoscendo i pensieri degli antichi ci sentiamo meno soli.
Leggendo i testi di persone che sono vissute migliaia di anni prima di noi ci rendiamo conto che le loro preoccupazioni, i loro sogni, le loro ambizioni, in fondo non sono tanto diverse dalle nostre: Come si ascolta? Come si può sviluppare lo spirito critico? Che cos’è la vera amicizia? Questi sono solo pochi degli svariati interrogativi che Plutarco, che Leopardi definì “Il più filosofo dei filosofi greci”, si pose all’interno delle sue opere morali ricordate con il nome di Moralia. Conoscendo le riflessioni di un uomo come lui, e comprendendo che non sono così distanti dalle nostre, è inevitabile sentirsi meno soli. Sembra strano pensare che addirittura un grande uomo politico come è stato Cicerone si sia interrogato su temi che non riguardassero la crisi di potere romana o la politica, eppure ha addirittura dedicato un intero dialogo all’amicizia, donandoci considerazioni preziose: “Cosa vi è di più dolce dell’avere una persona con la quale poter parlare come a te stesso? E che gran frutto vi sarebbe nella prosperità, se non avessi qualcuno che ne godesse allo stesso modo tuo? Certamente sarebbe arduo sopportare le avversità senza uno che le sopportasse con maggior partecipazione di te.”
5. Le materie umanistiche sono ciò che ci rende esseri umani.
Non ci dedichiamo alla lettura e alla scrittura di poesie per mero piacere estetico. Noi ci immergiamo nella poesia perché apparteniamo alla stirpe umana, intrisa di passione. Sebbene la medicina, il diritto, l’economia e l’ingegneria siano professioni nobili essenziali alla nostra sopravvivenza, sono la poesia, la bellezza, il romanticismo e l’amore a darci veramente vita. Prendiamo ad esempio l’Odissea di Omero, mentre la leggiamo non stiamo solo seguendo le avventure di Ulisse nel suo viaggio verso Itaca dopo la guerra di Troia. Stiamo esplorando i temi universali delle radici, dell’identità, della nostalgia e del ritorno. Attraverso la narrazione ci immergiamo in un mondo antico ricco di simboli e significati. Oltre alla trama avventurosa, l’Odissea ci offre una conoscenza delle tradizioni culturali e dei valori dell’antica Grecia. In questo modo, la letteratura antica diventa un ponte che ci collega al passato, consentendoci di esplorare le origini della narrativa e di riflettere sulle tematiche universali che continuano a influenzare la nostra comprensione del mondo e di noi stessi.
In conclusione, gli scienziati, i medici, i ricercatori donano risorse utili alla vita, ma l’apertura di mente che dona la conoscenza dei classici rende la vita degna di essere vissuta.
