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L'angolo del penalista

Pena di morte nel 2020: quanto ne sappiamo davvero?

Pena di morte
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La pena di morte altro non è che una sanzione penale che comporta l’uccisione del condannato. Oggi, nel mondo, più di due terzi dei Paesi hanno deciso di abolirla per legge o de facto. Le domande che è tuttavia necessario porsi sono: quanto ne sappiamo davvero? Quali sono gli Stati che, ancora oggi, praticano questa punizione? Come si è evoluta nel tempo tale pratica?

Un contributo di Lucrezia Melina Lorenzelli

«Ma il dolore principale, il più forte, non è già quello delle ferite; è invece la certezza, che fra un’ora, poi fra dieci minuti, poi fra mezzo minuto, poi ora, subito, l’anima si staccherà dal corpo, e che tu, uomo, cesserai irrevocabilmente di essere un uomo. Questa certezza è spaventosa. Tu metti la testa sotto la mannaia, senti strisciare il ferro, e quel quarto di secondo è più atroce di qualunque agonia. Questa non è una mia fantasia; moltissimi ci sono che pensano come me. E ve ne dico anche un’altra. Uccidere chi ha ucciso è, secondo me, un castigo non proporzionato al delitto. L’assassinio legale è assai più spaventoso di quello perpetrato da un brigante. La vittima del brigante è assalita di notte, in un bosco, con questa o quell’arma; e sempre spera, fino all’ultimo, di potersi salvare. […]

Ma con la legalità, quest’ultima speranza, che attenua lo spavento della morte, ve la tolgono con una certezza matematica, spietata. […]

Chi ha mai detto che la natura umana può sopportare un tal colpo senza perdere la ragione? A che dunque questa pena mostruosa e inutile?»

F. Dostoevskij, L’Idiota

Siamo nel 1869 quando, con queste parole, viene descritta la pena di morte da un grande scrittore e filosofo russo. Così Fëdor Dostoevskij, condannato egli stesso alla pena capitale nel 1849 per aver partecipato ad un’associazione con scopi sovversivi e poi commutata in lavori forzati in seguito, descrive l’atrocità della ghigliottina in una delle sue opere più famose: “L’idiota”. Tutto questo dimostra come la pena di morte risulti essere, da tempi ormai lontani, oggetto di discussione e di dibattito.

Uno sguardo al passato

La prima vera testimonianza scritta sull’uso della pena di morte risale circa al 1700 a.C. quando il re babilonese Hammurabi fece redigere un’importante codice. Il corpus di leggi così stilato si fondava sulla famosa legge del taglione: la pena inflitta veniva decisa sulla base del torto subito, secondo la logica dell’“occhio per occhio, dente per dente”. Ecco allora che l’omicidio verrà punito con la morte. Nonostante si trattasse di un codice scritto, e quindi in teoria garante dell’equità di giudizio, vi è una gravità di pene diverse in base alla classe sociale di appartenenza tanto del colpevole quanto della vittima.

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Tale distinzione non era invece prevista nell’Antico Egitto, dove la pena di morte veniva utilizzata per punire coloro che attentavano alla vita del faraone, ma anche tutti coloro che compivano specifiche tipologie di reati quali, ad esempio, omicidio o furto.

Anche nell’Antica Grecia e a Roma fu utilizzata tale punizione. In particolar modo, la società romana si distinse per il catalogo amplissimo di modalità con cui venivano effettuate le esecuzioni.

Nel Medioevo, poi, fu anzitutto il Tribunale della Santa Inquisizione ad uccidere presunte streghe e stregoni.

In Italia

“Parmi un assurdo che le leggi che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio.”

C. Beccaria, Dei delitti e delle pene

Dobbiamo attendere il 1764 per queste forti considerazioni del padre della lotta all’abolizione della pena di morte: Cesare Beccaria. La sua opera, “Dei delitti e delle pene”, ebbe un grande successo in Italia ma anche in Europa.

Il primo Stato italiano ad abolire la pena di morte fu il Granducato di Toscana nel 1786; seguì poi il Regno d’Italia nel 1889, nonostante la successiva riadozione della stessa durante il fascismo.

La pena di morte è stata eliminata definitivamente con l’entrata in vigore della Costituzione repubblicana il 1° gennaio 1948. Infine, con la legge costituzionale n. 2 del 2007 è stata rimossa anche dal codice militare di guerra.

La pena di morte nel mondo: uno sguardo alla situazione attuale   

Quali sono i Paesi che, ancora nel 2020, ammettono la pena di morte?

Tenendo in considerazione i dati che ogni anno vengono redatti da Amnesty International, nel 2019 vi è stato un netto calo del numero delle esecuzioni, tanto da essere il numero minimo nell’ultimo decennio. I Paesi in cui ancora vi è tale disciplina risulterebbero essere 56, tra i più attivi la Cina, l’Iran, l’Arabia Saudita, l’Iraq e infine l’Egitto.

Spesso, nell’immaginario comune, il primo paese a cui si pensa in riferimento alla pena di morte sono gli Stati Uniti. Si tratta, tuttavia, di una questione particolarmente controversa dal momento che i singoli Stati gestiscono il problema autonomamente; ad ogni modo, nel 2020 la pena di morte risulta essere ammessa ancora in 28 di questi. A livello federale, invece, ha fatto molto discutere la scelta di riprendere le esecuzioni nel luglio 2020 durante l’amministrazione Trump, dopo ben 17 anni di moratoria non scritta.

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Per quanto riguarda invece la Cina, appare interessante riportare quanto scoperto da “Nessuno tocchi Caino”, ONG italiana che si occupa di questi temi, la quale ha riportato come questo metodo sia utilizzato anche con riguardo a coloro che nascondano intenzionalmente o riportino in modo errato i sintomi legati al Coronavirus. Tuttavia, non si hanno ad oggi dati certi riguardo al reale numero di esecuzioni compiute in Cina dal momento che tali informazioni sono classificate come segreto di stato.

Ma come vengono eseguite tali esecuzioni? Negli Stati Uniti ad oggi la pena di morte viene solitamente eseguita tramite iniezione letale, anche se sussiste in alcuni Stati l’utilizzo della sedia elettrica, per esempio in Alabama, in Florida, in Kentucky e in Virginia, solo per citarne alcuni. Sempre negli Stati Uniti è altresì prevista la camera a gas e la fucilazione. 

È necessario ricordare che in tema vi è ancora una disciplina alquanto eterogenea, che varia da Stato a Stato: ad esempio in Iraq nel 2020 sono avvenute diverse esecuzioni tramite impiccagione, così come in Bielorussia è stato utilizzato un colpo di pistola alla nuca.

L’abolizione della pena di morte

Ad oggi sono 106 i Paesi che hanno abolito la pena di morte dal loro ordinamento per qualsiasi reato, a cui se ne aggiungono 8 che l’hanno abolita per reati comuni e 28 de facto. Nonostante siano ancora 56 i Paesi che mantengono in vigore la pena capitale, le condanne a morte risultano essere fortemente diminuite negli ultimi anni.

I motivi che giustificano l’abolizione di una sanzione così crudele appaiono molteplici. Anzitutto, la Dichiarazione universale dei diritti umani nonché altri trattati regionali e internazionali, riconoscono il “diritto alla vita”, il quale risulterebbe contrastante con la possibilità del cd. “omicidio premeditato dallo Stato”.

Inoltre, nessuno studio hai mai realmente dimostrato che la pena di morte comporti un deterrente maggiore rispetto alle altre e, in particolare all’interno del nostro ordinamento, questa visione appare in netto contrasto con la finalità rieducativa-risocializzante con cui la pena viene definita.

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In ultimo, il rischio di mandare a morte un innocente è connaturato alla pena di morte stessa. Dal 1973 ad oggi, sempre secondo quanto riportato da Amnesty International, negli USA sono 167 le persone rilasciate dopo l’emersione di nuove prove della loro innocenza. Il fil rouge in tutti questi casi sembrerebbe essere la presenza di una serie di falle nel sistema, in particolare la poca accuratezza nelle indagini, l’inadeguatezza nell’assistenza legale e l’utilizzo di testimoni non affidabili. Inoltre, sempre negli Stati Uniti, non sono mancati casi di prigionieri condannati a morte nonostante i numerosi dubbi circa la loro effettiva colpevolezza.

Cosa ne pensano oggi gli italiani?

“Lei sarebbe favorevole all’introduzione della pena di morte soltanto per alcuni reati molto gravi?” Questo il quesito che SWG, società che realizza ricerche di mercato, di opinione, istituzionali e studi di settore, tra il 14 e il 16 ottobre 2020 ha sottoposto ad un campione di 800 soggetti maggiorenni.

I risultati? Il 37% degli intervistati si è dichiarata favorevole, il 51% contrario e il 12% non ha espresso preferenza. Oggi quasi 4 italiani su 10 sarebbero favorevoli alla pena di morte. Dato che risulta ancor più inquietante se confrontato con il passato: tre anni fa i favorevoli erano il 35%, nel 2010 il 25%.

Data la crescita annua di più di un punto, la vera domanda è: come ci ritroveremo nel 2030?

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Keiron

Associazione studentesca bocconiana. Abbiamo lo scopo di promuovere attività di approfondimento e studio del diritto penale.

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