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Tra i Leoni & Jobs

Interview with Annamaria Lusardi

Reading time: 8 minutes

English version below

I giovani statunitensi sono davvero più informati di quelli italiani in materia di educazione finanziaria? Quali sono le difficoltà ad operare all’interno del settore della ricerca? Sono solo alcune delle domande che Tra I Leoni ha avuto il piacere di rivolgere alla Prof.ssa Annamaria Lusardi, docente presso la George Washington University School of Business e almuna Bocconi nell’intervista per la rubrica TIL&JOBS.

BREVE BIOGRAFIA 

Attualmente insegna alla George Washington University School of Business, si è laureata nel 1986 all’Università Bocconi, summa cum laude, e ha ottenuto il suo dottorato alla Princeton University nel 1991. Ha anche insegnato al Dartmouth College e alla Harvard Business School, alla Columbia Business School e alla Chicago Booth School of Business. Un curriculum impeccabile e incredibile che, insieme al suo interesse per l’alfabetizzazione finanziaria e la finanza personale, ha portato il governo italiano a nominarla direttrice del Comitato per l’educazione finanziaria, responsabile del miglioramento dell’alfabetizzazione finanziaria in Italia. 

Spesso quando si parla di educazione finanziaria si afferma che troppo poco sta venendo fatto per migliorare la situazione. La presenza di piattaforme come ”Quello che conta” suggerisce però un problema di comunicazione. Oltre all’iniziativa del mese della finanza ritiene che potrebbe essere utile incrementare la presenza sui social network, magari anche tramite accordi con attori che vi operano? 

Mi piace questa idea degli influencer, però con due precisazioni. La finanza è un argomento difficile, che bisogna conoscere. Dietro a semplici insegnamenti ci sono formule matematiche molto complesse. Semplificare, certamente, ma non per questo banalizzare. In secundis, l’assenza del sesso femminile tra questi influencer. Dato che fa riflettere, ancor di più quando le due ultime olimpiadi di economia e finanza sono state vinte entrambe da una ragazza. Non si possono escludere le donne nel momento in cui si parla di finanza personale. 

In una recente mail del GFLEC (Global Financial Literacy Excellence Center), lei fa presente l’avere dovuto affrontare numerose difficoltà nel processo di avvio dell’iniziativa. Quali ritiene siano state quelle più sfidanti? 

Una domanda che mi fanno pochi, anche se è una cosa di cui vorrei parlare. Quando ho cominciato ad affrontare il tema dell’alfabetizzazione finanziaria gli economisti non credevano fosse importante. Plausibilmente ritenevano che le persone si sarebbero informate qualora avessero avuto bisogno presso gli esperti, non commettendo grossi errori. L’esperienza empirica ha dimostrato tuttavia il contrario. Senza informazioni di base, quali i concetti di rendimento e rischio, è molto più probabile che si facciano scelte sbagliate. Scelte sbagliate che abbiamo visto con la crisi dei mutui, ed anche con quella corrente, in cui molte persone non avevano risparmio precauzionale, persino in Italia dove la tendenza al risparmio è maggiore che in altri paesi. 

Ricollegandosi a quest’ultimo fattore di distinzione dell’Italia, quali sono altre differenze di cui lei ha avuto modo di far esperienza tra il Bel Paese e ad esempio gli Stati Uniti, dove lei insegna? I giovani americani sono davvero più informati di quelli italiani? Un suo articolo in merito afferma il contrario. 

Per questo bisogna guardare i dati, che ci danno un quadro diverso da quella che è la percezione personale. Varie ricerche da noi effettuate hanno visto ripetutamente quanto poco si sappia in merito, anche negli Stati Uniti, i cui mercati finanziari sono decisamente sviluppati. Il mondo della finanza è un mondo complicato ovunque, che necessita di essere studiato. Tornando all’Italia, il paese ha delle statistiche drammatiche, quasi da paese in via di sviluppo. Solo il 37% della popolazione ha i concetti di base che abbiamo visto prima, con una differenza di genere già presente dai quindici anni secondo le ultime indagini PISA. Meno del 36% dei giovani esprime poi interesse verso questo genere di temi. Numeri forse dovuti anche a una impostazione culturale diversa, che vede un certo stigma associato ai temi di educazione economica e finanziaria. Nel mondo di oggi non ci può più permettere però di trattare le questioni di denaro come un qualcosa di secondario. L’aspettativa di vita si sta allungando enormemente, gli stati sono fortemente indebitati: non si può pensare che ci sarà sempre qualcuno a sbrigare questi problemi per noi.  

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Cambiando argomento, lei ha vissuto la Bocconi negli anni ’80 in un periodo in cui la natura internazionale dell’istituzione stava nascendo. Come ha vissuto l’ambiente? Come ha influenzato la sua vita?

La Bocconi, innovativa già all’ora, per me è stata un’esperienza straordinaria. Sono potuta andare un semestre all’estero, alla New York University, che mi ha portato a conoscere l’ambiente universitario americano e a scegliere poi Princeton per il dottorato. Anche la presenza dei primi corsi in inglese, oggi per voi la normalità, era un fattore di distinguo importante all’epoca. Io penso che, essendo piacentina, se avessi preso il treno in un’altra direzione, la mia vita sarebbe stata completamente diversa, sia come apertura mentale, che come prospettive e scelta del lavoro. 

In una recente ricerca gli studenti bocconiani sono risultati terzi per numero nei programmi di dottorato in ambito economico negli Stati Uniti. Lei ha avuto modo di farne esperienza? Quali ritiene siano le ragioni? 

Si, e le posso dire che era lo stesso ai miei tempi. Il livello dell’università, anche undergraduate, è molto alto e quando si hanno queste basi si è in grado di aspirare in alto, di essere ambiziosi. La Bocconi da delle meravigliose opportunità ai propri studenti. 

Passando ora a quello che il suo lavoro: cosa l’ha spinta verso il settore della ricerca, oltre alle possibilità offerte dalla Bocconi? Quali consigli darebbe a quegli studenti che vogliono seguire le sue orme? 

Sinceramente, io credo di aver scelto questo percorso molto presto, quando tra economia aziendale ed economia politica ho preferito quest’ultima. Per fare l’economista, mi sono resa conto, non sarebbe stato sufficiente una laurea che implicava anche altro, sapevo che avrei dovuto fare di più. E al dottorato ecco che la formazione ottenuta mi ha portato verso la strada della ricerca, bella, ma anche difficile. Non c’è niente da romantizzare della ricerca; il lavoro è molto duro, specialmente negli Stati Uniti. Anche la mia carriera come assistant professor non è stata una passeggiata. D’altro canto, è proprio così che si viene selezionati; devi riuscire a dimostrare di essere un buon insegnante, di fare ricerca e di assolvere al resto dei compiti accademici. La soddisfazione però di poter aprire anche un nuovo campo, di fare qualcosa che può essere utile è impagabile. In merito ricordo ancora questo 5 luglio quando il capo di gabinetto del ministro dell’economia mi ha contattata per propormi il ruolo di direttrice del Comitato per la Programmazione e il Coordinamento delle Attività di Educazione Finanziaria. 

Serve molto quindi la curiosità per fare ricerca, si deve essere persistenti, chiudere gli occhi davanti alle avversità. In ultimo essere disposti a lavorare tanto. Devi allenarti e allenarti, sopportare questi enormi periodi di preparazione, che portano molti vincoli. Per coltivare un’idea, e realizzarla, ci vuole molto lavoro; si deve credere al merito. 

English version

Do U.S. youths have more knowledge about financial education than their Italian counterparts? What are the difficulties in operating within the research sector? How did Bocconi University influence your life? These are just some of the questions that Tra I Leoni had the pleasure of asking Annamaria Lusardi, professor at George Washington University School of Business and Director of Financial Education Committee.

SHORT BIOGRAPHY
Currently teaching at the George Washington University School of Business, Annamaria Lusardi graduated in 1986 from Bocconi University, summa cum laude, and obtained her Ph.D. from Princeton University in 1991. She also taught at Dartmouth College, Harvard Business School, Columbia Business School, and the Chicago Booth School of Business. An impeccable and incredible curriculum that, together with her interest in Financial Literacy and Personal Finance, brought the Italian government to nominate her as the director of the Financial Education Committee, responsible for improving financial literacy in Italy.  

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INTERVIEW IN ENGLISH 
Often, when people talk about financial education, they say that too little is being done to improve the situation. However, the presence of platforms such as “Quello che conta” suggests a problem of communication. In addition to the initiative “Il mese della finanza,” do you think it could be helpful to increase the presence on social networks, perhaps through agreements with those operating there? 

I like this idea of influencers, but with two clarifications. Finance is a complex subject that you need to know. Behind simple teachings, there are very complex mathematical formulas. Simplify, certainly, but don’t trivialize. Secondly, the absence of females among these influencers. A fact that gives us pause for thought, even more so when the last two Olympics in economics and finance in Italy were both won by a girl. You can’t exclude women when it comes to personal finance. 

In a recent email from the Global Financial Literacy Excellence Center (GFLEC), you point out that you faced many challenges in the process of starting the initiative. What do you think were the most challenging ones? 

A question few people ask me, although it’s something I’d like to talk about. When I first started tackling the topic of financial literacy, economists didn’t think it was important. They plausibly believed that people would inquire if they needed to the experts and not make big mistakes. However, empirical experience has shown otherwise. Without basic information, such as the concepts of return and risk, people are much more likely to make bad choices. Wrong choices that we have seen with the mortgage crisis, and with the current one, in which many people had no precautionary savings, even in Italy where the tendency to save is more significant than in other countries. 

Reconnecting to this last factor of distinction of Italy, what are other differences you have experienced between the Bel Paese and, for example, the United States, where you teach? Are young Americans better informed than Italians? An article of yours on this subject states the contrary. 

That’s why we need to look at the data, which gives us a different picture from the personal perception. Various researches we have carried out have repeatedly shown how little is known about it, even in the United States, whose financial markets are decidedly developed. The world of finance is a complicated world everywhere, which needs to be studied. Coming back to Italy, the country has dramatic, almost developing-country statistics. Only 37% of the population has the basic concepts we saw earlier, with a gender difference already present by age 15 according to the latest PISA surveys, to which I contributed as the director. Less than 36% of young people then express interest in this type of subject. Numbers perhaps also due to a different cultural approach, which sees a certain stigma associated with economic and financial education. However, in today’s world, we can no longer afford to treat money matters as something secondary. Life expectancy is lengthening enormously, and states are heavily in debt: we cannot think there will always be someone to care for these problems for us.  

Changing the subject, you experienced Bocconi in the 1980s at a time when the international nature of the institution was emerging. How did you experience the environment? How did it influence your life? 

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Bocconi, innovative even at the time, was an extraordinary experience for me. I was able to go abroad for a semester to New York University, which allowed me to know the American university environment and then choose Princeton for my doctorate. Even the presence of courses in English, which is the norm for you today, was an essential distinguishing factor at the time. I think that being from Piacenza, if I had taken the train in another direction, my life would have been entirely different, both in terms of open-mindedness and in terms of perspectives and choice of work. 

[ENG] In a recent survey, Bocconi students ranked third in the number of Ph.D. programs in economics in the United States. Have you had the opportunity to experience this? What do you think are the reasons? 

[ENG]Yes, and I can tell you it was the same in my day. The level of the university, even undergraduate, is very high, and when you have this basis, you can aspire high, be ambitious. Bocconi gives excellent opportunities to its students. 

Moving on to your job: what pushed you towards the research sector, besides the possibilities offered by Bocconi? What advice would you give to those students who want to follow in your footsteps? 

Honestly, I chose this path very early on, when I preferred the latter between business administration and political economy. To be an economist, I realized, a degree that implied something else would not be enough. I knew I would have to do more. And the training obtained during my doctorate led me on the road of research, beautiful but challenging. There is nothing to romanticize about research; work is very hard, especially in the United States. Even my career as an assistant professor has not been a walk in the park. On the other hand, that’s just how you get selected; you must be able to prove yourself as a good teacher, do research, and fulfill the rest of your academic duties. However, the satisfaction of opening a new field as well as doing something that can be useful is priceless. In this regard, I still remember the 5th of July when the Chief of Staff of the Minister of the Economy contacted me to offer me the role of Director of the Committee for the Planning and Coordination of Financial Education Activities. 

It takes much curiosity to do research. One must be persistent, close one’s eyes to adversity. Ultimately be willing to work hard. You must train and train, endure these massive preparation periods, which bring many constraints. To nurture an idea, and realize it, takes much work; you must believe in merit. 

Author profile

I’m an Economics and Finance student at Bocconi University.
My main passions are finance (what a surprise!), technology, as well as coding (mainly Python), and politics.

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