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Il teatro dal Verme riapre alla città e alla Bocconi: l’esperienza di una studentessa in stage

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Chi non riconosce la Quinta Sinfonia di Beethoven dal primo accordo? Probabilmente, si tratta del movimento più famoso della storia della musica classica. Ma se qualcuno dovesse domandarvi se conoscete la Settima di Beethoven o la Jupiter di Mozart, forse potreste trovarvi in difficoltà. 

Il teatro dal Verme: istituzione dell’arte Milanese 

Il Teatro dal Verme (che, per tutti i non-milanesi, si trova a due passi dalla fermata Cairoli e dal Castello Sforzesco) è da almeno 77 anni l’istituzione di riferimento per la musica classica nel panorama della città e dell’intera regione Lombardia. Il teatro esiste già dal 1872 ed è stato un nodo fondamentale della storia artistica e sociale della città: proprio qui i futuristi hanno tenuto le loro prime esibizioni. 

Il Dal Verme è anche e soprattutto il teatro della rinascita. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, un impresario di Milano e un esperto di musica, danno vita alla Fondazione Pomeriggi Musicali, con la missione di promuovere e diffondere la musica tra la cittadinanza tutta. Sotto la guida della Fondazione, il teatro è diventato il luogo di incontro tra culture musicali distanti nel tempo e nello spazio: innumerevoli sono stati gli spettacoli proposti nel corso delle ultime stagioni che hanno voluto porsi come sintesi tra la musica da repertorio e quella contemporanea, accostando Stravinsky e Mozart, Respighi e Beethoven, in un vortice di emozioni musicali ogni volta nuove.  

Dopo la chiusura dei teatri a seguito della pandemia, che ha colpito in maniera particolarmente dura l’intero settore, è arrivato anche per il Teatro dal Verme il momento di ripartire, insieme a Milano, alla cultura e al mondo dell’arte tutto. E per ripartire, il direttore generale del Teatro dal Verme, Maurizio Salerno, ha deciso di devolvere le sue energie ai giovani che rendono, ogni giorno, viva la città.  

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L’esperienza di stage di una studentessa bocconiana 

È proprio in questa ottica che si collega l’esperienza di stage svolta presso il Teatro dal Verme da Martina Garavaglia, terzo anno CLEACC: da metà maggio a fine luglio ha avuto la possibilità di immergersi nel dietro le quinte del Dal Verme, esplorando così un mondo che lei stessa definisce “affascinante sia vissuto dall’esterno, sia dall’interno”. Non solo Martina ha avuto la possibilità di scoprire in prima persona quanti dettagli e minuzie ci siano dietro l’organizzazione di un singolo spettacolo e di un’intera stagione, ma ha anche collaborato con l’ufficio stampa e con il direttore generale per ideare gli Aperitivi Musicali.  

Questa iniziativa, svoltasi tra giugno e luglio, in occasione della stagione estiva del Teatro dal Verme e del Festival dedicato a Brahms, ha visto l’organizzazione di una serie di concerti, di breve durata, seguito da un aperitivo offerto dal teatro: un evento prettamente dedicato ai giovani, affinché potessero avvicinarsi al mondo della musica classica, esplorando un territorio spesso sconosciuto e arricchendo al tempo stesso il proprio bagaglio culturale.  

Nella nostra conversazione con Martina, abbiamo anche approfondito le principali barriere che il teatro ha identificato nella diffusione della musica classica tra il pubblico più giovane: innanzitutto, il problema dell’informazione e della comunicazione. Ad esempio, ben pochi Under30 sono stati a conoscenza della possibilità di partecipare ai Pomeriggi Musicali per soli €5. La seconda barriera è spesso quella del tempo: un concerto di musica classica di 2 ore potrebbe apparire ostico anche a chi è già addentro questo mondo e quindi particolarmente stancante per un neofita: è da questa consapevolezza che il direttore generale Salerno ha pensato di accorciare il tempo degli spettacoli dedicati ai più giovani, concentrando il tutto in concerti che vanno dai 25 ai 50 minuti. 

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La riapertura del teatro dopo il covid: un’opportunità da non perdere  

Dopo la pandemia, quindi, il Teatro dal Verme si riprende il suo spazio nel panorama culturale della città. Come nel 1945, così nel 2021, il Dal Verme è infatti da sempre sinonimo di rinascita, di ripartenza.  

È proprio in questo spirito che il teatro si prepara a lanciare la nuova stagione concertistica, intitolata Racconti senza parole: la musica tra mito, letteratura e poesia. Il cartellone si articola su quattro linee direttrici principali: 

  1. Giovani: sono tantissimi i giovani solisti e l’orchestra stessa del Dal Verme ha diversi elementi molto giovani; 
  1. Donne: sono diverse i direttori d’orchestra donne che si alterneranno sul podio nel corso dell’anno, a partire da Beatrice Venezi, inserita da Forbes tra i 100 leader under-30 del futuro. Ci saranno anche Valentina Peleggi e tante soliste donne come Julia Hagen, violoncellista di fama mondiale. 
  1. Musica nuova: tante sono le prime esecuzioni di composizioni inedite. La musica classica contemporanea si affianca così ai grandi maestri del passato.   
  1. Incontro delle arti: come il titolo stesso rivela, l’intera stagione è stata articolata pensando a rendere ogni spettacolo unico nel suo genere, un coacervo di arti diverse. Ad esempio, uno dei concerti vedrà l’esecuzione del Trittico Botticelliano di Respighi, mentre un altro sarà un incontro tra la musica armena, inglese, tedesca e danese: un’esperienza dal respiro internazionale, una cultura che non guarda solo all’Italia ma al resto del mondo.  

Gli under 30 avranno la possibilità di partecipare ai concerti della Stagione del Teatro dal Verme al prezzo di soli €5. In aggiunta, il teatro, visto il successo dei Pomeriggi Musicali della scorsa Estate ha deciso di riproporre lo stesso formato per 8 serate esclusive, che si terranno una volta al mese, a partire dal 12 ottobre e sempre allo stesso prezzo.  

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Un’esperienza da non perdere, per vivere una serata diversa e per conoscere un mondo tanto sconosciuto quanto affascinante.  

Author profile

Just an ordinary girl who got her University wrong and should have studied literature instead. Originally from Bari (Italy), I am now a first-year BIG student. I am incredibly passionate in politics, philosophy, literature, economics but it would be more correct to say that I mostly die of curiosity for everything that happens around me: my challenge is to try to put all the emotions the world  unleashes in me into words.   

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