Nella più solitaria delle mie solitudini mi sono chiesto cosa sarebbe la mia vita senza le persone e gli amici che ogni giorno danno senso al mio continuo divenire… ‘Il peso più grande’ mi sono detto, senza pensarci troppo. Ma, da questa risposta sono nati altri interrogativi e poi altri ancora, che si potrebbero tutti riassumere nel mio dubbioso tentativo di γνῶθι σαυτόν, conoscere me stesso.
Lungo la strada tortuosa verso il mio Io, ho ritrovato frammenti e ricordi ai quali non avevo (un po’ per abitudine) mai fatto caso: in terza media ho scelto il liceo scientifico Leopardi Majorana perché Lorenzo ha scelto il liceo scientifico Leopardi Majorana; amo comprare scarpe colorate perché in terza superiore Tommaso ne aveva un bellissimo paio rosa; ho imparato ad andare veramente in bicicletta dopo la mia vacanza con Davide a Copenaghen; conosco a memoria il testo di A mano a mano perché è la prima canzone che canto in macchina con Silvano ogni volta che torniamo insieme dal cinema; il rock psichedelico è il mio genere preferito perché qualche anno fa Rebecca mi ha consigliato di ascoltare Shine On You Crazy Diamond dei Pink Floyd; quando mi penso stanco, mi ricredo subito, perché Nicol riesce a fare mille cose contemporaneamente senza fermarsi mai; ho scaricato TikTok perché Filippo continuava a mandarmi video durante il lockdown; ho capito cosa fanno gli ingegneri solo grazie ai racconti degli esami di Jacopo; conosco ogni piccolo vicolo di Padova grazie a Carlotta che mi ha fatto da guida nel nostro tour delle migliori gelaterie della città; non organizzerò mai più feste a sorpresa perché la prima volta che ci ho provato, Roberta mi ha scoperto subito; so che non sarò mai l’ultimo ad arrivare alle feste perché Elisa arriverà sempre e comunque in ritardo dopo di me; ho scoperto la magia dell’amicizia perché Anna è tutto quello che non sono.
Sono un mosaico di tutti i miei amici, di tutte le persone che amo e che ho amato, anche solo per una notte, un caffè, o un solo istante.
Relazionare il mio essere rispetto ad altre persone, oltre a farmi ottenere una visione più chiara e più sfumata della loro stessa persona e della nostra amicizia, mi ha anche aiutato a comprendere me stesso.
Perché ogni azione ha più sfaccettature: c’è la realtà interiore della persona che agisce, e la realtà esteriore di coloro che sono colpiti dalla stessa azione. Non possiamo decidere da soli cosa stiamo facendo; piuttosto, il modo in cui gli altri ci vedono serve da guida alla realtà della situazione stessa. Il punto di vista dell’altra persona ha autorità, anzi è autorità. Non è qualcosa che possiamo semplicemente respingere.
Invece, se da questi frammenti sottrassi tutti quei perché e quelle persone che amo e ho amato, rimarrei solo. In questo modo, non rimarrebbe niente. Anche se in macchina cantassi Rino Gaetano, ascoltassi lo stesso i Pink Floyd, e indossassi comunque scarpe colorate, io non sarei nulla.
Il tentativo di scoprire sé stessi solamente in relazione al proprio Io si rivela un’operazione autocontraddittoria e autodistruttiva nel senso più letterale: svuotando il sé di ogni cosa, ogni frammento, ogni figura e voce, non si trova più nessuna unità, nessun centro di gravità permanente. Nulla.
Ma – scriveva Samuel Beckett, riprendendo Democrito – ‘niente è più reale del nulla’, perché anche ‘quello che non è’ esercita una forza costitutiva sugli atomi, il che, in altre parole, si traduce nel ruolo costitutivo del non essere in relazione all’essere.
Il nulla come condizione costitutiva dell’esistenza perché senza il vuoto, senza il nulla, non ci sarebbero gli atomi e di conseguenza non esisterebbe alcun essere tangibile.
In questi confusi e faticosi pensieri notturni, ho capito (o forse non ho capito niente) che, in realtà, spogliato delle mie amicizie, probabilmente sarei ancora me stesso, nella sua versione più miserabile. Ma, sospetto, non per molto, perché per me non c’è niente di più reale dei miei amici; il mio nulla democriteo sono loro.
Io sono i miei amici.
L’attrazione gravitazionale tra di noi è espressione della materia della forza dell’amore.
È l’amore che tiene insieme il mosaico dell’intero universo. È l’amore che lo crea e lo mantiene. Attraverso ogni battito di cuore. Attraverso ogni strada, ogni scelta e ogni errore. È l’amore che ci impedisce di cadere e che ci mantiene tutti insieme. Se l’io cerca di resistere a questa molteplicità, a tutto questo nulla, allora lo stesso io scompare, diventando ciò che non è, che nel profondo, invece, destinatamente è. L’insostenibile pesantezza del non essere.
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