Scriveva quasi un secolo or sono Antonio Gramsci che “la Storia insegna ma non ha scolari”. Scriviamo oggi che, come atteso, la Storia ha continuato a sbracciarsi davanti ad affollate platee di classi vuote o colme di individui distratti.
La Storia insegna ma non ha scolari, dunque, e, oggi come cento anni fa, la vacuità che stiamo aprendo alle nostre spalle determina l’evolversi di derive di violenza culturale, sociale e intellettuale. “Povera Patria”, cantava il Maestro Battiato negli anni ’90. Trenta inverni dopo, la primavera tarda -ancora- ad arrivare.
Scriveva quasi un secolo or sono Antonio Gramsci che “la Storia insegna ma non ha scolari”. Scriviamo oggi che, come atteso, la Storia ha continuato a sbracciarsi davanti ad affollate platee di classi vuote o colme di individui distratti. Ciò ci sembra lampante dinanzi alle immagini dei cortei “neofascisti” autorizzati a Bologna e alle conseguenti violenze del corteo “antifascista”, sceso in piazza per caricare il corteo “fascista” in una convulsa barzelletta degna di una società distopica che usa la violenza per punire gli autori di violenza. Ma la Maestra Storia è stata forse ancor meno pungente, o forse semplicemente ignorata, dagli albergatori che rifiutano ospiti israeliani perché, questi ultimi, ritenuti “responsabili di genocidio”, di fatto abrogando la xenìa, concetto di ospitalità proprio dell’antica Grecia e tale per cui il fatto stesso di ospitare era avvolto da un alone di sacralità, rispetto e dignità superiore a ogni contrasto. E se la signora Storia sarà stata approssimativa con certi signori, le sue lezioni saranno state saltate a piè pari da chi si rifiuta di proiettare il docufilm sulla senatrice Segre per paura di ripercussioni antisemite, senza comprendere che tale censura è essa stessa atto antisemita. Per non parlare del clima che ha comportato la mancata proiezione, in un crescendo di (non ottimi) scolari impegnati negli ultimi mesi a imbrattare pietre d’inciampo e bruciare stelle di David, forse dimentichi (magari non erano a lezione quel giorno) di come sia stata fomentata la nascita dei nazifascismi. Peccato poi che le lezioni sul secondo novecento non siano incluse nei programmi scolastici, e allora su le mani a simboleggiare la pistola P38, emblema sanguinario degli anni di piombo, e giù le braccia a strappare una bandiera italiana dal proprio vessillo, con una leggerezza intellettuale e una pesantezza di intenti inquietante. D’altronde, il vilipendio è cosa poco sentita: erano in pochi quando la Maestra Storia mostrava le migliaia di caduti al fronte, i giovani riversi nelle trincee e il sangue versato nella melma per poter cucire quel tricolore che, oggi, viene aggredito da coetanei di quegli stessi giovani come fosse manifesto di partito.
La Storia insegna ma non ha scolari, dunque, in un Paese che, annaspando, tenta di edificarsi sul retaggio culturale di una società che ha dimenticato il proprio passato e che, ogni giorno, lo infanga, lo corrode, lo deride e gli vomita addosso la bile dell’insensata violenza. Si osservi bene: retaggio culturale abbiamo scritto. Ebbene sì, l’unico retaggio, vale a dire l’unica eredità che in questa nazione sembra avere radici di ferro è quella della non eredità, della memoria a breve o nullo termine, vale a dire della non memoria. E, un Paese senza memoria storica è un Paese che non ha e non può avere futuro, poiché incapace di progredire, siccome abile unicamente a ricostruirsi sempre, affannandosi e affogando in un perpetuo e totalmente inutile sforzo di edificazione senza fondamenta. E così questo assurdo bel Paese non vive bensì sussiste sugli avanzi di una memoria (non) comune, umiliandone gli ultimi sprazzi e guardando a un futuro che sa di vuoto, perché indietro si sta allargando altrettanto vuoto.
La Storia insegna ma non ha scolari, dunque, e, oggi come cento anni fa, la vacuità che stiamo aprendo alle nostre spalle determina l’evolversi di derive di violenza culturale, sociale e intellettuale. “Povera Patria”, cantava il Maestro Battiato negli anni ’90. Trenta inverni dopo, la primavera tarda -ancora- ad arrivare.
Currently pursuing a bachelor’s degree in economics and finance, I have always been interested in social sciences and their economical approach, not neglecting cultural reasons and philosophical roots that lay under complex scenarios. Animated by a relentless curiosity and willingness to explore new horizons, I approached the publishing world since childhood, founding a journal in high school and privileging journalism done “on the field”. Further passions: physics, philosophy and reading classics.
