1 April 2026 – Wednesday
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Uomo Donna: il disco che rivoluziona silenziosamente la canzone d’amore italiana

Il rapporto tra i due sessi ha alimentato la passione umana sin dall’alba dei tempi: è stato origine di amori e tragedie, di partenze e ritorni. Attraverso il suo disco, De Simone ne esplora le infinite sfumature, trasformando uomo e donna in co-protagonisti di un percorso di scoperta che va oltre l’altro, arrivando sino alla ricerca di sé stessi.

Chi è Andrea Laszlo De Simone? Non è un semplice cantautore: è un solista, ma anche una band composta da sei elementi. Autodidatta, lavora in solitudine, nel buio della sua cameretta, utilizzando strumenti di fortuna. Il suo stile musicale è unico, ma allo stesso tempo intriso di influenze che spaziano dal rock psichedelico alla canzone lirica italiana degli anni ’70. Il suo disco d’esordio, Uomo Donna, pubblicato nel 2017 dall’etichetta 42 Records, rivoluziona i canoni tradizionali della canzone d’amore. In quest’opera, la passione viene proiettata in un microcosmo in cui la centralità del soggetto non prevale sull’altro. L’amore è rappresentato come una forza reale e totalizzante, che permea ogni aspetto della vita, e uomo e donna vi partecipano in egual misura: l’ego viene messo da parte, mentre la dimensione privata si trasforma in qualcosa di condiviso, quasi pubblico.

Il progetto di De Simone mira proprio a rappresentare il complicato rapporto tra Uomo e Donna, le due metà che compongono l’essere umano, tanto contrastanti quanto inseparabili. La prima traccia, Uomo Donna, riassume il tema portante di tutto l’album, sintetizzando simmetricamente la relazione tra i due sessi: un rapporto che si accende, che viene trasportato dal desiderio, si alimenta, e poi crolla improvvisamente. Questa profonda instabilità sentimentale è ciò che caratterizza la vitalità dell’essere umano, spinta dal ‘motore’ quale è la passione.

La vera tragedia non è inseguire un amore che poi non c’è, ma è in partenza l’assenza della passione. La passione è motore, senza passione non si può vivere.

L’uomo tocca il cielo e poco dopo sprofonda all’inferno, seguendo una beatificazione ed uno struggimento che ci riportano alla tradizione del sonetto petrarchesco, Pace non trovo et non ó da far guerra. In Uomo Donna, però, l’amore non perseguita solamente la parte maschile, e la controparte femminile non è la figura immobile della ‘donna angelo’: la simmetria che Andrea disegna rende entrambi i protagonisti, i vincitori e i vinti.

“Mi hai voluto bene. Io sono un uomo, tu sei una donna. Ti ho voluto bene”: una veloce sequenza di versi, presente nella prima traccia-manifesto e strutturata quasi a sillogismo, descrive lo scambio simmetrico di questo gioco di parti che costituisce l’amore. De Simone ha però una visione disillusa a riguardo e riconosce che gran parte di quel gioco è solamente una grossa incomprensione, una interminabile indagine, senza risposta, né soluzione. Nella traccia Che cosa? questo limbo viene rappresentato con semplici arpeggi di chitarra che accompagnano insistenti richieste, le quali rimangono sospese nell’aria.

Che cosa volevi? Che cosa voleva dir l’amore per te, se sei scappata? E io ti ho rincorsa, ma per cosa? Che cosa voleva dir l’amore?

Che cosa volevo? Che cosa voleva dir l’amore per me, se sono scappato? E tu mi hai rincorso, ma per cosa?

È impossibile cristallizzare il progetto di De Simone in un unico genere: Uomo Donna presenta sonorità che si muovono tra passato e presente, e seguono il divampare dei sentimenti, e l’inconsapevolezza, e la beatificazione, e la morte dell’amore. Il genere musicale ed il ritmo si adattano al tema, variando di canzone in canzone: nonostante ad essere protagonista sia il cantautorato italiano, talvolta è l’aggressività del progressive rock, con cenni di CCCP, a supportare l’artista nell’esprimere esprimere gli aspetti più viscerali della sua ricerca.

Nelle canzoni cariche di amore e tenerezza l’atmosfera è idilliaca, contemplativa e chiaramente ispirata alla canzone d’amore tipica della lirica italiana, tra cui spicca la somiglianza con Io vivrò senza te di Lucio Battisti o L’Appuntamento di Ornella Vanoni.

Questa densità di affetto è particolarmente presente in Fiore mio, forse la traccia che più riesce ad ammaliare e conquistare l’ascoltatore. Essa è infatti una suggestione visiva, dove l’assenza è presenza, gli astri splendono, si infrangono e cadono, il fiore sboccia e appassisce. L’elemento simbolico si allontana dalla poetica di Baudelaire: il fiore non è simbolo di corruzione morale, ma dell’amore passato dell’io lirico. Un corpo chiaro e acceso, un fuoco che l’artista ricorda e sogna. Il brano non prende però alcuna connotazione negativa, l’amore si respira nell’aria: è svanito, ma è ancora presente. Una sottile ambiguità che eleva il brano ad una indistinta, ma cara, visione.

Ed io aspetto per ore per poterti stare vicino
Ed il buio rapisce i tuoi giorni e anche ieri è passato
E ha portato via tutto lasciandoti un cielo stellato

Altre tracce, quali Gli uomini hanno fame o Sparite Tutti, sono invece permeate dal progressive rock dei Pink Floyd, e trovano ispirazione da capolavori quali Animals o On the Run. Vi è una ricerca di sonorità nuove e psichedeliche, ed il ritmo insistente evoca una forza vigorosa e sconosciuta.

Uomo Donna non riguarda infatti solo il rapporto tra i due sessi. La sua ricerca prosegue fino a rompere in una nuova dimensione, ed indagare sul rapporto che l’essere umano ha con l’esistenza stessa: un confronto altrettanto conflittuale.

Ne Gli uomini hanno fame, De Simone ricorda che l’uomo, in fin dei conti, deve pur mangiare, e che molti errori e rinunce fanno capo a questo vincolo naturale necessario. L’accostamento alla filosofia di Schopenhauer è chiaro: l’essere umano ricerca l’ideale, ma finisce per essere travolto dall’istinto, la voluntas, una forza libera e cieca che scalcia e si dimena al fine di perpetuare sé stessa.

In Solo un Uomo, questo messaggio è perfettamente racchiuso. Due voci si intrecciano: la prima è il grido di aiuto della coscienza stessa, la quale cerca invano di trovare la propria appartenenza. La seconda voce è più distaccata, ed enuncia da lontano la condizione di impotenza della mente.

La mente ha verdi foglie, che cadono come niente
L’istinto è un vento forte, un lupo combattente
Che lotta invano sempre, per togliersi di dosso la stretta della morte.

Il rapporto dell’essere umano con l’esistenza, come il rapporto tra uomo e donna, si dimostra ambiguo e conflittuale. Essi sono lo specchio dell’altra metà, amano, vivono, gioiscono, soffrono, si riconoscono. Si confrontano.

Parte di una specie che li accomuna, entrambi vagano alla ricerca della loro identità.

In balia dei buoni propositi della mente e dei tracolli pulsionali delle loro viscere, cercano la terra ferma. Domande senza risposta li perseguitano.

Come possono essere giusti, se le loro fragili foglie sono in balia di un vento veemente e incessante?

Possono giustificare la loro negligenza, coloro che dopotutto sono creatore e creatura di un mondo in cui ‘gli ideali durano poco e la pancia piange’?

francesco.santangelo2@studbocconi.it |  + posts

I’m Italian, but I’ve lived both in Italy and Canada, where I spent my exchange year. Currently, I’m enrolled in the HEC-Bocconi Double Degree program and will be moving to Paris next year! I love backpacking and I spent last summer interrailing across Europe, all the way up to Norway. I’m particularly interested in current events, especially when related to economics and geopolitics, and I have a deep passion for classical music (how can you not like Liszt, come on). In a world in which AI is on the rise, our passion and ability to form opinions still set us apart as humans. I try to bring these qualities into my writing. 

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