Al giorno d’oggi tutti conoscono Harry Potter, il mago che ha salvato il mondo magico. Ciò che molti ritengono, però, è che si tratti solo di un libro per bambini, bello da leggere a undici anni, ma indegno di essere ancora discusso una volta che si è cresciuti.
A coloro che la pensano così, venga risposto: leggetelo, ma leggetelo bene, non fermatevi alle lezioni di Pozioni, alle scope che volano e agli elfi parlanti. Anzi, non leggetelo, capitelo. Perché, oggi più che mai, abbiamo bisogno di Harry Potter (senza virgolette né corsivo, si noti).
Harry non è che un bambino quando si trova orfano e catapultato a vivere con degli zii che non solo non lo vogliono, lo disprezzano. Per undici anni, non ha un amico nel mondo, nessuno che badi davvero a lui (una persona c’è, chi ha letto i libri sicuramente lo ricorda, ma lui non lo sa, quindi non conta). Poi, all’improvviso, la sua vita cambia: si trova catapultato nel mondo magico, si fa subito degli amici che gli vogliono bene, si scopre molto ricco, estremamente famoso. In altre parole, si scopre un privilegiato.
Si scopre qualcuno che, per nessun merito proprio, ha i soldi, gli amici, la sicurezza di quattro (ben più di quattro, Hogwarts è enorme, ma è un modo di dire) mura che nessuno vuole radere al suolo, ben nutrito, con un’ottima istruzione e infinite possibilità davanti.
Harry Potter, però, è orfano, e la colpa è del mago oscuro più potente di tutti i tempi (anche se si potrebbe dire che Grindelwald fosse stato molto più potente, come mago oscuro, ma si divaga): Voldemort è un uomo che ha ben chiaro come dovrebbe essere la società, ha ben chiaro che ci sono persone migliori di altre, che i maghi dovrebbero sottomettere i babbani, e che veri maghi sono solo i purosangue (nonostante lui sia mezzosangue, chi l’avrebbe mai detto che una persona simile sarebbe stata così ipocrita, non rientrando nei canoni che professa essere gli unici degni).
E Voldemort, contrariamente a quanto non si pensi, non è morto, non è stato sconfitto durante la (prima) Guerra dei Maghi, quando si pensava che si fossero vissuti orrori così turpi che le generazioni successive non avrebbero mai potuto dimenticare né tantomeno ripetere. Egli è ancora vivo, in attesa solo che il clima sia propizio, sufficientemente carico d’odio, per tornare al potere; i suoi seguaci, nel mentre, non si sono ravveduti, non hanno sconfessato le azioni del passato, ma aspettano, ipocriti e codardi, che la loro ideologia di odio si faccia di nuovo abbastanza strada tra chi non capisce che se essi hanno il diritto di alzarsi, di fare le loro obiezioni e di perseguire i propri ideali lo devono a coloro, coi capelli bianchi, che si sono battuti per la loro libertà e per la libertà di tutti i giovani.
Così per Harry il tempo passa, e si arriva al fatidico quarto anno, in cui si trova a combattere con Voldemort in persona. Grazie al sacrificio di chi è venuto prima di lui, riesce a sopravvivere, traumatizzato, ma confortato da un’incrollabile speranza: i maghi di tutta l’Inghilterra questa volta saranno pronti, lui li può avvertire in tempo, e tutti si uniranno per combattere Voldemort. Perché chi mai potrebbe, dopo aver visto ciò che ha fatto solo pochi anni prima e con la consapevolezza dei suoi ideali, girarsi dall’altra parte, ignorare il fatto che egli stia acquistando sempre più potere, seminando morte e distruzione tra persone innocenti?
Ma la risposta lascerà Harry estremamente deluso: tranne poche persone che evidentemente non hanno perso né senno né umanità, nessuno gli crede, il Ministro della Magia non vuole fare assolutamente nulla, continua a negare il ritorno di Voldemort e sminuisce e smentisce i suoi turpi crimini, ormai di portata tale da essere sotto gli occhi di tutti.
Torna così in vita l’Ordine della Fenice, un’organizzazione di volontari che non hanno intenzione di stare in silenzio, di essere complici degli orrori che stanno venendo perpetrati dai Mangiamorte: loro vogliono fermare Voldemort, e sono pronti a pagare con la vita per farlo.
In tutto questo, Harry ha appena 17 anni (15 quando per la prima volta lotta contro Voldemort e denuncia il suo ritorno), e ha tutti i motivi per non voler partecipare alla Resistenza. Lui il prezzo della guerra lo ha già pagato: i suoi genitori e la sua infanzia gli sono stati brutalmente strappati quando aveva appena un anno, è stato abbandonato presso degli zii che lo hanno sempre trattato in modo indegno, per undici anni nessuno gli è stato accanto. Lui è un ragazzino, e la responsabilità di questa guerra è degli adulti. Eppure, Harry è sempre in prima linea, perché ha capito una cosa fondamentale: se è vero che la responsabilità della guerra è di altri, nessuno può rimanere indifferente, perché non schierarsi contro Voldemort, contro l’odio che vuole diffondere verso persone il cui unico peccato è essere nati dalla parte sbagliata del mondo magico, significa schierarsi con lui.
Perché non esiste neutralità di fronte all’odio.
Dunque, inizia per Harry e i suoi amici un’impresa lunga e tortuosa, che si conclude tra le mura di Hogwarts, alla ricerca degli ultimi Horcrux. E uno lo trovano nella Stanza delle Necessità, il Diadema di Corvonero, ma lì trovano anche Malfoy e i suoi scagnozzi, che per anni li hanno derisi, e ora, unitisi ai Mangiamorte, li vogliono uccidere. Uno dei compagni di Malfoy ha la geniale idea di scagliare un incantesimo che gli sfugge di mano, provocando un incendio magico terribile, che inizia a divorare la Stanza delle Necessità e tutto ciò che vi è al suo interno. Harry, Ron e Hermione riescono a procurarsi delle scope per scappare, ma altrettanto non si può dire degli altri tre ragazzi. Davanti alla scelta tra mettersi in salvo lasciando i tre Mangiamorte al loro destino o tornare indietro e rischiare la propria vita per salvarli, Harry non esita un istante: perché Harry, davanti ai suoi avversari, combattendo la loro idea che è contraria alla propria, è pronto a battersi al prezzo della vita perché loro la loro idea la possano esprimere sempre liberamente.
Dopo un epico scontro nella Sala Grande, nel quale viene data (ennesima) dimostrazione del coraggio di chi non si è piegato all’indifferenza, di chi l’odio lo ha combattuto a costo della vita, la Seconda Guerra Magica giunge alla fine: l’Ordine della Fenice ne esce vittorioso, nonostante in una guerra ci siano solo vinti e nessun vincitore. Ma se Voldemort è stato finalmente sconfitto, lo stesso non si può dire per i suoi ideali. Perché gli ideali non muoiono mai, soprattutto quelli discriminatori: sono sempre presenti, e ogni giorno bisogna lottare perché l’odio non dilaghi, ogni giorno bisogna ricordare, ricordare, non dimenticare mai. Perché il passato ha la brutta abitudine di ripetersi. Ci si distrae, ci si perde nella pace conquistata duramente da chi non l’ha avuta, e ci si dimentica che gli ideali per cui vale la pena lottare devono essere difesi ogni giorno, perché l’indifferenza è sempre in agguato.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di Harry Potter, di un ragazzino che avrebbe potuto girarsi dall’altra parte, che avrebbe potuto rimanere indifferente davanti alle sofferenze di qualcun altro: la Guerra dei Maghi avrebbe potuto non toccarlo, perché lui era un privilegiato, nato dalla parte giusta del mondo magico, senza nessuno a negargli il diritto di esistere. Ma non lo ha fatto. Perché Harry ha capito una cosa fondamentale.
L’indifferenza uccide tanto quando l’odio, perché di fronte all’odio non può esserci indifferenza, di fronte all’odio chi non sceglie sta in realtà compiendo una scelta ben precisa: di fronte all’odio, se si sceglie di essere indifferenti, si diventa complici.
Born in Genova, I believe the best tool when writing is wit. Currently attending my fifth year in Bocconi’s Law School.
