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La “Paranza dei bambini”: da Napoli a Milano, il noir di Gelardi e Saviano nuota controcorrente

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Io per diventare bambino ci ho messo dieci anni, per spararti in faccia ci metto un secondo

28548147_10209545235902874_1835874737_oDi Elisa Navarra.

Dalle strade di Forcella, alle pagine dei libri, ai palcoscenici di tutta Italia: “La paranza dei bambini” non si ferma. Intrepida, nuota controcorrente, immergendosi negli abissi di una realtà su cui troppo spesso la cronaca è passata solo in superficie, quella della giovanissima criminalità organizzata.

Tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano (Feltrinelli, 2016), lo spettacolo nasce dalla collaborazione tra lo scrittore giornalista ed il regista Mario Gelardi, direttore del Nuovo Teatro Sanità. La trama di finzione è fortemente ispirata alla realtà della camorra napoletana dell’ultimo decennio, della quale si analizza un aspetto insolito: l’adolescenza di una generazione intrappolata in una criminalità senza vie d’uscita.

I riflettori sono puntati su un branco di dieci ragazzi napoletani, antieroi che si muovono affiatati in un palcoscenico spoglio di umanità, sprizzanti di energia, voglia di affermarsi e forza… esplosiva. Nell’emotività degli attori si rivela il dinamismo ed il dramma di una generazione che ha sostituito ai tradizionali ideali adolescenziali quelli del potere criminale.  Il coraggio è riconosciuto nel rischio; la virilità nel rispetto; la forza nella sopraffazione dell’umanità.  La scenografia è ridotta al minimo, ma la carica espressiva degli attori dipinge fin troppo realisticamente una Napoli fatta di spari, silenzi e strisce di coca.

Hanno ali tatuate sulla schiena. Sfrecciano in moto contromano per le vie di Napoli perché sanno che la loro unica possibilità è giocarsi tutto e subito. Non temono il carcere né la morte. Sparano, spacciano, spendono. Sono la paranza dei bambini.”

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La paranza è la forza del gruppo che si auto sostiene, che sparso non conta nulla, ma che insieme si vede “grande”. Al di là della traduzione letterale dal gergo camorristico come “gruppo armato”, la paranza inevitabilmente richiama anche l’analogia con il branco ingenuo di pesciolini e con il loro proprio conflitto interiore. Accecati ma al contempo attratti dalla intensa luce delle lampare, i pesci della paranza si staccano dal fondo del mare. A fatica raggiungono la superficie, per poi ritrovarsi intrappolati nelle reti dei pescatori. Allo stesso modo, sono la brama di affermarsi ed il mito del denaro a muovere i ragazzi di Forcella che, negli abissi della realtà che li circonda, vedono nella violenza l’unico mezzo per raggiungere il potere. Così, una volta scalata la cima, saranno quello stesso desiderio di contare e quella stessa violenza gratuita a catturarli nella rete di una camorra senza speranza, a toglierli il fiato quando è ormai troppo tardi per tornare a nuotare.

“La paranza dei bambini” sarà ancora in scena fino al 4 marzo al MTM Teatro Leonardo, ad un prezzo di 16 euro per gli studenti.

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