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L’Università, Milano, la Lombardia: riflessione di una bocconiana sul coronavirus

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È un sabato sera come un altro, un gruppo di studenti di master della Bocconi cena insieme in un locale nel quartiere di Brera. Dalla finestra si scorge la Chiesa del Carmine, illuminata e silenziosa nelle sue tonalità di marroni. La gente passeggia e si gode una serata che, nonostante sia ancora pieno febbraio, pronostica un probabile arrivo anticipato della primavera. Gli studenti parlottano e ridono, e ad un tratto arriva la notizia sul cellulare: le attività legate alla didattica dell’Università sono state sospese per una settimana, a causa del nuovo coronavirus che si sta diffondendo nel paese. La prima reazione è di grande gioia: si festeggia, si ride, c’è chi pensa che per la prima volta nella propria vita potrà mettersi in pari con le lezioni, chi auspica di finire finalmente quelle application per internship che doveva fare, chi invece – più spensierato – progetta una vacanza in montagna con gli amici.  Il clima è di grande festa. 

La direttiva regionale è legata all’arrivo del coronavirus in Lombardia: un 38enne di Codogno è stato contagiato e, si apprende successivamente, una donna di 76 anni di Casalpusterlengo è deceduta il 20 febbraio. Queste zone – insieme ad altri comuni del Lodigiano – sono state dichiarate dalla regione zone rosse, e quindi devono rimanere isolate da contatti esterni. Secondo l’ultimo aggiornamento di oggi, mercoledì 26 febbraio, le persone contagiate in Lombardia sono 240*, di cui alcune ricoverate in terapia intensiva poiché in una situazione particolarmente critica. Nove* sono i deceduti, tra cui anziani o soggetti con quadri clinici compromessi, mentre nella zona di Milano ci sono stati tre casi. Le scuole sono chiuse, le manifestazioni pubbliche – come alcune sfilate della Fashion Week – annullate, le partite rinviate e i bar possono tenere aperto solo fino alle 18. In metropolitana si respira un clima surreale: quei pochi passeggeri che decidono di viaggiare coi mezzi pubblici indossano mascherine che probabilmente sono riusciti ad acquistare prima che venissero esaurite. Ai telegiornali non si parla d’altro, le trasmissioni televisive sono senza pubblico, e per alcune fasce della popolazione la regione sembra essersi completamente fermata.

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Mentre i supermercati sono presi d’assalto a causa di un panico che si è diffuso e non dà segni di volersi smorzare, si fa presto a rendersi conto che quella sensazione di gioia, percepita sabato sera da quei ragazzi che stavano cenando a Brera, ma anche dagli altri quattordicimila studenti della nostra università, si è trasformata in qualcosa di diverso. Alienazione, per chi proviene da zone a rischio e ha dovuto fare i conti con l’isolamento o l’impossibilità di tornare a casa. Preoccupazione, per chi sa di dover viaggiare o frequentare luoghi molto affollati, nonostante sia ben conscio dei ridotti rischi di questo virus per una persona giovane e in salute. Empatia, per le persone che sono scomparse e per i loro cari. Incertezza riguardo a diverse cose: come si recupereranno le lezioni, come verranno gestiti i programmi degli esami, se i Recruiting Date verranno recuperati eccetera. 

Per i più profondi invece, da questa situazione straordinaria potrebbe nascere una riflessione, e cioè la presa di consapevolezza di come basti davvero poco per fermare un sistema sociale ed economico. Con la globalizzazione, le nuove tecnologie e le avanzate scoperte in campo medico e sanitario, a volte commettiamo l’errore di pensare di essere invincibili. Eppure, eventi come la diffusione di un virus senza vaccino ci ricordano che siamo macchine quasi perfette e che basta qualcosa di minuscolo e perfettamente naturale per bloccarci. Il potere dell’economia e del denaro non può venirci in aiuto per un fenomeno simile, ed è anche interessante riflettere come sia proprio la millantata globalizzazione ad avere permesso – e favorito – la diffusione del virus.

Indipendentemente dai pensieri che possono sorgere in questa situazione, è importante mantenersi informati attraverso fonti attendibili e sicure, sia sulle ultime novità che sulle norme di comportamento da utilizzare. Soprattutto per scongiurare certe informazioni false e comportamenti assurdi che ne conseguono, oltre che atteggiamenti apocalittici che non rispecchiano la realtà della situazione attuale. L’Università è chiusa, quindi c’è tutto il tempo per fermarsi un attimo a guardare un tg o leggere il sito web della Regione Lombardia. Dopotutto, ogni scusa è buona per non mettersi in pari con le lezioni.

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*Dati aggiornati alle 22:30 di martedì 25 febbraio.

Author profile

Sara Gobetti is currently pursuing a Master of Science degree in Politics and Policy Analysis at Bocconi University. She graduated in Political Science from Università degli studi di Milano in 2019. She is passionate about public policies, sustainability, and gender equality. She loves reading, writing and hiking.

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