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Adottare uno stile di vita ecosostenibile: serve davvero?

Comportamento ecosostenibile
Reading time: 3 minutes

Il mito del consumatore verde e il ruolo dell’azione politica ecosostenibile

Sono venti le società energetiche responsabili del 35% di tutte le emissioni di gas serra dal 1965, le stesse società che innescano un senso di colpa nei cittadini attraverso campagne ed inserzioni. Siamo davvero responsabili del salvataggio del pianeta? La nostra azione ecosostenibile ha un’influenza significativa, o dovremmo concentrarci di più sull’azione politica? Il giornalista olandese Tielbeke ci fa riflettere su entrambe le questioni e sul mito del consumatore verde.

In un articolo di Internazionale intitolato “il mito del consumatore verde” viene riportato un estratto del nuovo libro del giornalista olandese Jaap Tielbeke. Non si tratta del classico pezzo “le dieci azioni che puoi fare quotidianamente per salvare il pianeta”, ma sembra proprio sostenere un argomento antagonista.

L’autore pone l’attenzione sul fatto che, benché sia giusto e utile vivere in modo green, non saranno le azioni dei singoli individui a salvare il pianeta. La raccolta differenziata o lo spegnimento delle luci non fermeranno il processo di deterioramento della terra.
Infatti, l’autore sottolinea che venti società energetiche sono responsabili del 35 per cento di tutte le emissioni di gas serra dal 1965. Egli sostiene che queste imprese usufruiscano di campagne di disinformazione per scaricare la colpa sul cittadino, facendogli credere che sia esclusivamente sua la responsabilità di fare delle scelte sostenibili. Un esempio sono gli articoli come quello citato sopra, in cui vengono suggerite una serie di azioni quotidiane – ma non solo: viene spesso consigliato di fare qualcosa di insolito, come acquistare un’auto elettrica – che avrebbero lo scopo di illudere le persone di aver contribuito attivamente al salvataggio del pianeta. Contemporaneamente, si attiverebbe anche il meccanismo opposto: ci si sente in colpa se non si acquistano oggetti fatti in bambù e se si mangia carne più di due volte a settimana.
Questa sensazione indotta di sentirsi responsabili sarebbe utile se portasse le persone ad avere comportamenti positivi per l’ambiente, ma è scorretta se si considera che non sono gli individui i veri colpevoli.
Secondo l’autore, le grandi società inquinanti innescano il senso di colpa nei cittadini attraverso campagne ed inserzioni, per distogliere l’attenzione dal loro operato. Nel frattempo, li rendono dipendenti dai loro prodotti non sostenibili, e non fanno nulla per rendere il loro approccio più green.

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Il giornalista sottolinea come il potere dei singoli sia limitato, mentre gli amministratori delegati e i politici possono dare forma alle infrastrutture ed effettuare dei cambiamenti che hanno una maggiore portata. Tielbeke non sostiene che le scelte individuali non abbiano alcun potere. Tuttavia, per ottenere un cambiamento concreto dobbiamo appellarci ad un’azione politica. Senza rigide norme che ci impongono certi comportamenti, non siamo in grado di cambiarli autonomamente, o almeno non quanto basta. Per esempio, se il governo limitasse gli allevamenti intensivi di carne, ridurremmo le emissioni di anidride carbonica come non potremmo mai fare cercando di consumare meno carne.

In realtà, è giusto e doveroso perseguire entrambe le vie. Attuare un comportamento quotidiano di tutela dell’ambiente da un lato, cercare di fare sentire la propria voce attraverso un’azione politica dall’altro. Diversi elettori europei stanno votando partiti verdi, e non è un caso che l’Eurobarometro abbia sottolineato un incremento esponenziale di interesse per il cambiamento climatico negli ultimi anni. Anche se questi partiti hanno poca speranza di attecchire nel contesto esecutivo di certi paesi – come, per esempio, il nostro – concedere loro il voto può essere uno strumento per la popolazione per sollevare la questione ambientale ai “piani alti”. I leader politici, i media e i più importanti stakeholder del business terrebbero in considerazione questa presa di coscienza da parte degli elettori? Non possiamo sapere fino a che punto, ma di certo vale la pena tentare. La storia ci insegna che un’azione collettiva può generare cambiamenti radicali, se perseguita con autentico interesse da parte delle persone.

Una luce si è già accesa in questo senso, ovvero le proteste Fridays For Future nate nel 2019. Questo è un chiaro esempio di una porzione della popolazione – principalmente giovani – che crede che lavare gli indumenti a 30 gradi non sia sufficiente. È importante, fondamentale se vogliamo, ma non è abbastanza se non è accompagnato da un’azione politica strutturata che possa destare i governi e le grandi imprese.

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Per rispondere alla domanda – evidentemente provocatoria – contenuta nel titolo di questo articolo: sì, avere delle abitudini ecosostenibili serve ed è importante, e sarebbe tanto irragionevole quanto nocivo affermare il contrario.
Tuttavia, il mito del consumatore verde esiste, poiché la responsabilità risiede principalmente nelle aziende inquinanti e nei leader che non agiscono. È scorretto da parte di questi attori inculcare negli individui un senso di colpa che non gli dovrebbe appartenere. Ciononostante, spetta proprio ai cittadini cambiare concretamente le cose, da un lato adottando uno stile di vita ecosostenibile, e dall’altro compiendo un’azione politica concreta. Questi due aspetti, presi singolarmente, sono utili, ma solo abbracciandoli entrambi si può sperare in un cambiamento positivo.

Author profile
Sara Gobetti
Sara Gobetti

Sara Gobetti is currently pursuing a Master of Science degree in Politics and Policy Analysis at Bocconi University. She graduated in Political Science from Università degli studi di Milano in 2019. She is passionate about public policies, sustainability, and gender equality. She loves reading, writing and hiking.

One comment
  1. The World of Greenwashing - Tra i Leoni

    […] Sustainable, green, conscious: those words and similar ones appear in advertisements more and more frequently. There is a reason why they increasingly become part of marketing strategies: they attract customers from Generation Z. In an interview for an article that was published in Nikkei Asia, Sertaç Yeltekin, the Chief Operating Officer of Insitor Partners, which is a socially focused venture capital fund based in Singapore, said that “More than any other generation that came before, Generation Z is more prepared to open their wallets for a brand that promotes causes about social impacts, such as climate, LGBTQ, racial or social justice”. Given that Gen Z will make up the largest segment of all consumers by 2030, it is natural that companies are trying to answer the needs and desires of a generation that cares about the social and environmental impact of their consumption patterns. […]

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