22 July 2026 – Wednesday
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È stata la mano di Dio - Come la bellezza ci salverà 

“La realtà non mi piace più. La realtà è scadente. Ecco perché voglio fare il Cinema.” È stata la mano di Dio, l’ultimo film di Paolo Sorrentino, è stato candidato nella categoria Miglior film internazionale alla 94º edizione degli Academy Awards. Aspettando la Notte degli Oscar (27 marzo 2022), un commento che è un invito a vedere questo capolavoro che parla di calcio, di cinema e di tutto. 

Diego Armando Maradona alzò la Coppa del Mondo di Messico ’86, grazie alla sua Mano de Dios, la celebre rete segnata di mano dallo stesso campione argentino, il quale, per giustificarsi, diede la responsabilità del gol alla divina “Mano di Dio”. 

Fu una vittoria sorprendente, ma senza dubbio meritata e mai contestata.   

Paolo Sorrentino, grazie al suo ultimo film È stata la mano di Dio, potrebbe vincere, nella notte del 27 marzo 2022, la Statuetta d’oro degli Academy Awards per miglior film internazionale, onorando e celebrando il suo mito, poiché, anche in questa vittoria, ci sarebbe ancora una volta, come protagonista, la divinizzata “Mano de Dios” di Maradona. 

Anche questa sarebbe una vittoria sorprendente, indubbiamente meritata e sincera.  

L’ultimo capolavoro di Sorrentino è il suo personale testamento cinematografico e spirituale, in cui il regista partenopeo si racconta attraverso i suoi miti adolescenziali: Diego Armando Maradona, Edoardo De Filippo e Federico Fellini; si rivela attraverso le luci e le ombre della città e i rumori del mare della sua Napoli; si mette a nudo davanti ai sogni e alle paure di Fabietto Schisa (interpretato da Filippo Scotti), che, esasperato dal mistero che è la vita, tenta di rifugiarsi in ambiziose e speranzose velleità cinematografiche.  

Nei 130 minuti di puro cinema: c’è tanta e tutta la voglia di sognare, di non cadere nel baratro, di essere diversi in una città che ti vuole uguale. 

C’è Napoli, in tutti le sue sfaccettature, dalle apparizioni di San Gennaro e il munaciello all’apparizione di Maradona: una mescolanza di sacro e profano che Sorrentino, a mio parere, adopera a perfezione, presumibilmente anche grazie alle passate esperienze The Young Pope e The New Pope. 

C’è la bellezza della quotidianità che non è alienazione, ma rivoluzione. 

C’è l’importanza dei piccoli gesti che tanto piccoli, alla fine, non sono. 

Ci sono le risate, le lacrime, la rabbia che servono a crescere e a capire il mondo, che servono a Fabietto per rendersi consapevole di dover diventare Fabio, senza, però, disunirsi da quello che è stato, dalle sue radici, dal tempus edax. 

C’è la famiglia che, volenti o nolenti, è sempre parte della nostra storia di passaggio tragicomica, ma è, anche e soprattutto, linfa vitale e quindi ne abbiamo bisogno;   

È un bisogno disperato, sia nel bene che nel male, perché non serve a niente rintanarsi in sé stessi, anche se si è introversi, anche se non si riesce a piangere quando si dovrebbe, anche se si è fatto della malinconia la propria esistenza: la realtà è [comunque] scadente. 

Fabietto soffre.   

In una delle scene più belle del film gli viene chiesto se tiene in sé un dolore, perché per fare il cinema serve il dolore vero, senza speranza. Non basta essere lasciati soli, non basta perdersi in crisi esistenziali davanti alle grandi domande sul senso della vita. Non basta.   

Tutti abbiamo paura, di fallire, di non essere all’altezza, di avere il mondo contro, di non essere bravi, belli, furbi, di non saper scommettere, di perdere chi si ama. Per sopravvivere bisogna buttarsi, perché la paura è tanta, ma la vita è di più.   

Fabietto lo sa e per questo è, ancora, pieno di speranza: vorrebbe partire per ricominciare; vorrebbe una vita nuova, bella e immaginaria come quella che aveva prima che la sua famiglia si disintegrasse; vorrebbe evadere e vivere altre mille vite in cui, finalmente, è lui a decidere le sorti di ogni destino.  

Fabietto siamo noi. Il dolore ci accomuna tutti.   

Il Cinema ci unisce, ci rende forti. 

Così Fabietto, approcciandosi alla vita con un eco romanticamente felliniano, abbandona se stesso e il proprio clima emergenziale per cercare una nuova vita fatta di meravigliose menzogne, in cui, citando il Maestro Fellini, “l’unico vero realista è il visionario” che riesce a prevalere sulla dittatura del reale per affermare la possibilità dell’impossibile e immaginare scenari alternativi, sognare il Cinema.  

È stata la mano di Dio rimette al centro della vita di tutti i giorni il Cinema e lo fa perché la vita e la realtà sono scadenti e il Cinema, invece, è evasione dalla noia e distrazione dalla paura.   

Paolo Sorrentino riprende ispiratamente la magistrale lezione di Edoardo De Filippo che, nella sua celebre opera teatrale La grande magia, insegna che la realtà è spiacevole come un trucco svelato perché troppe volte ci si illude pur di continuare a sperare in ciò che si sa non potrà mai accadere perché la realtà fa male, malissimo: è la magia della noia, sognare e fantasticare, lasciarsi ingannare dalla dolce illusione della messinscena.  

Molto spesso il cinema e il teatro possono essere più piacevoli della realtà: nessuna pandemia, nessuna Terza Guerra Mondiale, nessuna sofferenza.   

Il Cinema ci emozionerà, l’Arte continuerà a darci speranza.  

La bellezza ci salverà.  

Deputy Director | jemmy.suwannaluck@studbocconi.it |  + posts

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