Per chi non lo conoscesse, “Colorado Kid” è un romanzo di Stephen King che, partendo dalla storia di una giovane stagista mandata a lavorare in un posto in cui altrimenti non avrebbe mai messo piede (storia nella quale molti potranno immedesimarsi), finisce per raccontare la morte di un uomo.
La modalità narrativa è sicuramente interessante, anche se non è una novità per King, in quanto la troviamo già presente in “Dolores Claiborne” (altro libro bellissimo, andatevelo a leggere): i due proprietari del giornale locale The Weekly Islander, Vince Teague e Dave Bowie, fungono da veri narratori, raccontando la storia di uno dei più oscuri misteri di Moose-Lookit Island, una minuscola isoletta del (indovinate un po’?) Maine.
La storia inizia come tante altre: due giovani ragazzi casualmente trovano il cadavere di un uomo sulla spiaggia e avvertono le autorità. Le domande sono fin da subito molte, almeno per l’occhio attento di Vince, chiamato sulla scena del crimine in quanto miglior fotografo della zona, ma la superficialità dei poliziotti, la cui massima gioia è tiranneggiare Paul, il tirocinante, trova subito la risposta a tutte: l’uomo è morto strozzato da un pezzo di bistecca, suo “spuntino di mezzanotte”.

Ipotesi sicuramente non peregrina, dato che effettivamente il pezzo di bistecca è stato trovato bloccato nella gola dell’uomo, e vi sono diversi indizi che avesse in mano del cibo che, dopo la morte, gli è stato rubato da un gabbiano; tuttavia, il fatto che sia verosimile non significa che sia corretta, o perlomeno esaustiva. Gli agenti, infatti, hanno completamente trascurato ogni (altro) elemento presente sulla vittima, al contrario invece del bistrattato Paul, che, mesi dopo, si trova casualmente a ricordare la vicenda a casa dei genitori della nuova fidanzata. Seduto sul divano del suocero, realizza che il pacchetto di sigarette trovato addosso all’uomo deceduto conteneva in realtà l’indizio principe per riuscire a capire l’identità della vittima: sul fondo di ogni pacchetto, infatti, è presente il bollo dello Stato in cui è stato comprato.
Ed è così che il “John Doe” di Moose-Lookit Island diventa Colorado Kid, padre di un bambino di pochi mesi e la cui scomparsa era stata denunciata mesi prima dalla moglie. Inizia così, per Vince e Dave, una nuova stagione di indagini: i due, infatti, sono rimasti così colpiti da questo mistero dalla soluzione così semplice, eppure così poco soddisfacente, da non essere riusciti a chiuderla in un recondito cassetto della mente e a dimenticarla.
Il colloquio con la moglie di James Cogan, vero nome di Colorado Kid, però, porta più ulteriori domande che risposte. Alle dieci del mattino (ora locale) Colorado Kid è nel suo ufficio nel Colorado, alle cinque del pomeriggio (ora locale) è a mangiare pesce e patatine nel Maine; considerando una differenza di fuso orario di due ore, Colorado Kid è passato da un luogo all’altro in appena cinque ore. Questa è l’unica certezza – che alle 10 era nel Colorado e alle 17 nel Maine –, ma il problema è che questo fatto è quasi impossibile. Per riuscirci, infatti, Colorado Kid avrebbe dovuto non solo prevedere tutto con anticipo, ma anche incastrare ogni momento al centesimo di secondo, oltre ad avere un’ottima dose di fortuna, non incappando neanche nel più minuscolo imprevisto. Possibile, sicuro, ma quanto probabile?
In altre parole, l’unica certezza che i due giornalisti hanno è anche il fatto che appare più inspiegabile di tutti.
Inoltre, non trova una spiegazione neanche l’elemento che ha messo in moto il meccanismo che ha portato a riconoscere Colorado Kid, il pacchetto di sigarette. Ad esso, infatti, manca una sola sigaretta, ma è improbabile che un fumatore fumi una sola sigaretta nel giro di sei ore (il pacchetto, infatti, come dimostra il bollo, è stato comprato nel Colorado); oltretutto, tanto la lingua quanto i polmoni dell’uomo dimostrano che lui nella vita tutto fa tranne che fumare. E allora, perché un non fumatore avrebbe dovuto avere in tasca un pacchetto di sigarette con una mancante, fumata da lui, come dimostra il pacchetto di fiammiferi a cui, di nuovo, ne manca solo uno?
Cosa ci faceva nel Maine un uomo del Colorado, marito fedele e padre devoto? Perché avrebbe dovuto abbandonare la sua amata famiglia per andare a morire strozzato da una bistecca su una spiaggia a centinaia e centinaia di chilometri da casa?
Alla fine, solo ipotesi possono essere proposte. Colorado Kid, con mente geniale e fortuna favorevole, è riuscito ad organizzare uno spostamento in tempi quasi impossibili; consapevole di andare incontro alla morte per mano di qualcuno (ma chi?), si è assicurato di comprare un pacchetto di sigarette con bollo del Colorado, come a urlare a chi lo avesse trovato “io vengo da lì, cercatemi lì”; come i condannati a morte di altri tempi, ha fumato la sua ultima (e probabilmente anche unica) sigaretta, gettando poi il mozzicone in mare; infine, è morto con un pezzo di bistecca bloccato in gola, che non corrisponde a morire a causa di un pezzo di bistecca bloccato in gola.
Una teoria interessante, forse persino verosimile, ma che, pur essendo la più esaustiva di tutte, continua a lasciare più domande irrisolte di quelle a cui riesce a dare risposta.

In altre parole, su Colorado Kid si possono fare, e da Vince e Dave sono state fatte, tutte le congetture del mondo, ma la verità è che nessuno, tranne forse chi l’ha ucciso, sempre che si tratti di un omicidio e non di un incidente (perché neanche su questo si può essere sicuri), saprà mai come sono andate le cose: questo mistero, quindi, resterà per sempre senza soluzione. E, come fanno notare i due giornalisti, mentre molte altre storie irrisolte hanno, in fin dei conti, una sola domanda senza risposta (chi lo ha fatto? perché? come? incidente o intenzione?…), quella di Colorado Kid presenta solo dubbi e nessuna certezza, se non che un uomo è morto (ucciso? Forse, ma forse no).
Quindi, in conclusione, perché la società moderna ha bisogno di un libro come “Colorado Kid”?
Perché al giorno d’oggi, con tutta la tecnologia di cui disponiamo, siamo abituati non solo ad ottenere ogni informazione, ma anche ad ottenerla subito. Cerchiamo una cosa su Internet e abbiamo decine di migliaia di risultati all’istante, letteralmente in frazioni di secondo; apriamo un’applicazione e “parte” immediatamente, quasi senza schermata di caricamento. Abbiamo perso qualsiasi capacità di aspettare, di avere la pazienza di cercare un’informazione, senza pretendere che venga trovata per noi dall’intelligenza artificiale. Siamo diventati incapaci di non sapere; il che, attenzione, non significa che magicamente siamo meno ignoranti, anzi, con ogni probabilità lo siamo di più, perché la fatica e il tempo impiegato per trovare un’informazione sono spesso inversamente proporzionali al tempo per cui la ricorderemo. Siamo in un mondo che, pur pieno di grandi incertezze, può fornirci tutte le risposte, all’istante e senza fatica.
E allora dobbiamo prendere esempio dalla storia di Colorado Kid, o meglio da quella di Vince e Dave, che ci insegnano che la ricerca della conoscenza, intesa come ricerca della verità, è importantissima, è un bene fondamentale, che vale lo sforzo, l’impegno, il tempo che al giorno d’oggi non siamo più abituati ad impiegare. E dobbiamo imparare a gestire il fallimento di questa ricerca, perché, al di là di uno schermo, nella vita reale, sono più le domande senza risposta che quelle che la hanno, e dobbiamo imparare a convivere con questo fatto.
Ma questo non deve fermarci: la verità va ricercata, sempre, perché è un valore prezioso, e ancora più inestimabile è la capacità di rincorrerla, informandoci, studiando, chiedendo, ragionando: perché, anche se non saremo riusciti ad arrivare al traguardo, il solo percorso ci avrà arricchito dell’arma più potente che possiamo avere, la conoscenza.
Born in Genova, I believe the best tool when writing is wit. Currently attending my fifth year in Bocconi’s Law School.
