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La squadra del Governo Draghi: una prospettiva Bocconiana

Draghi al Senato
Reading time: 3 minutes

La crisi di governo aperta dal leader di Italia Viva Matteo Renzi ha portato a uno scenario che qualche mese fa in molti avremmo considerato quanto meno improbabile. Per via della storia e delle particolarità che caratterizzano il nostro ateneo, è inutile nascondere che, alla notizia della possibilità di vedere la figura di Mario Draghi alla guida del Governo italiano, la comunità Bocconi era in festa; tuttavia, dopo che il Presidente del Consiglio incaricato ha sciolto la riserva e ha annunciato i ministri che formeranno il suo Governo, i Bocconiani hanno iniziato a discutere animatamente sui nomi messi in campo dall’ex governatore Bce.

La scelta dei ministri 

Sono vari gli elementi che saltano subito all’occhio riguardo alla scelta di Draghi, come le nove riconferme dal Governo Conte Bis e la presenza di quindici ministri politici a dispetto degli otto tecnici. Quest’ultima decisione però non è stata interpretata da tutti come una mancanza di forza nella posizione negoziale di Draghi in fase di scelta dei ministri; piuttosto, come la volontà di mettere in campo una strategia volta alla responsabilizzazione dei partiti che formano la maggioranza al fine di provare a sospendere momentaneamente, e almeno in parte, la campagna elettorale che avrebbe sicuramente visto tentativi di spendere le risorse a disposizione con l’obiettivo a breve termine della ricerca del consenso.

Ma come fare a responsabilizzare i partiti e allo stesso tempo circondarsi di tecnici dall’alto profilo istituzionale che riescano a gestire al meglio le sfide che vengono poste da un momento delicato come questo?

Non è facile, ma probabilmente la soluzione adottata da Draghi è la più efficace; spingere affinché i ruoli chiave vengano ricoperti da tecnici indicati da lui, cercando però di lasciare ai partiti un numero sufficiente di ministeri. Quindi il motivo di una squadra di governo così variegata che da una parte vede Cartabia, Franco, Cingolani, Giovannini, Colao, Bianchi, Messa e Garofoli, e dall’altra Di Maio, Brunetta, Gelmini, Carfagna, Giorgetti, Orlando e Franceschini potrebbe risiedere nei ragionamenti citati prima.

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Una squadra Bocconiana al Governo

Guardando la squadra di governo da una prospettiva Bocconiana si nota inoltre come più di un quinto dei membri di Governo facciano parte della comunità Bocconi. Tra questi troviamo tre tecnici (Marta Cartabia, Vittorio Colao e Roberto Cingolani) e due ministri politici (Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia).

Molti non hanno bisogno di presentazioni, ma di seguito una breve biografia dei cinque Ministri:

A Marta Cartabia, prima presidentessa donna della Corte Costituzionale, è stato affidato il ministero della Giustizia. Professoressa di Diritto Costituzionale in Bocconi dall’inizio di questo anno accademico, si è laureata con lode in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano nel 1987 e successivamente si è specializzata sui temi della giustizia costituzionale comparata all’Università di Aix-Marseille.

A Vittorio Colao invece è stato affidato il dicastero dell’Innovazione tecnologica e transizione digitale. Ex amministratore delegato di Vodafone Omnitel nell’aprile 2020 era stato incaricato da Giuseppe Conte di guidare la task force per redigere il piano per la ripartenza economica del Paese a seguito della prima ondata di contagi, successivamente rinominato dalla stampa “Piano Colao”. Dopo essersi laureato in Economia aziendale nel 2003 viene nominato Alumnus dell’anno e membro del Comitato esecutivo della Bocconi.

Roberto Cingolani, professore di Fundamentals of new technologies for economic and human development nel nostro ateneo, invece guiderà il ministero dell’Ambiente, tutela del territorio e del mare. Ha ricoperto di direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e successivamente ha guidato l’innovazione tecnologica di Leonardo S.p.A.

I due ministri politici, Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia, invece fanno parte del contesto Bocconiano in veste di ex studenti, avendo conseguito entrambi la laurea in Economia Aziendale, e hanno ricevuto rispettivamente l’incarico al ministero per lo Sviluppo economico e per il Turismo.

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Il futuro del governo 

Mentre scrivo questo articolo, Mario Draghi ha da poco terminato il discorso per la fiducia al Senato, nel quale ha esposto il suo programma per il rilancio dell’Italia. Tra i temi più importanti troviamo irreversibilità dell’Euro, ambiente, parità di genere, scuola, innovazione e diseguaglianze economiche e generazionali. Per quanto riguarda le riforme, si è parlato di quella sugli investimenti pubblici, sul fisco e sulla lotta all’evasione, ma anche di quella sulla pubblica amministrazione e sulla giustizia civile.

Le sfide che il Governo Draghi si appresta ad affrontare sono varie e impegnative, ma come sottolineato prima, le figure di rilievo non mancano. Non ci resta che attendere la fine dell’iter parlamentare per la fiducia, con il voto alla Camera dei Deputati, e sperare che l’azione di Governo sia efficace per risollevare le sorti del Paese.

Concludo citando il passaggio che più mi ha colpito del discorso di ieri al Senato, riferito alla nostra generazione:

“Spesso mi sono chiesto se noi […] stiamo facendo per loro tutto quello che i nostri nonni e padri fecero per noi, sacrificandosi oltre misura. È una domanda che ci dobbiamo porre quando non facciamo tutto il necessario per promuovere al meglio il capitale umano, la formazione, la scuola, l’università e la cultura. […] Quando deludiamo i nostri giovani costringendoli ad emigrare da un paese che troppo spesso non sa valutare il merito e non ha ancora realizzato una effettiva parità di genere. Una domanda che non possiamo eludere quando aumentiamo il nostro debito pubblico senza aver speso e investito al meglio risorse che sono sempre scarse. Ogni spreco oggi è un torto che facciamo alle prossime generazioni”

Mario Draghi
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