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2021: si può andare un po’ più piano?  

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Nell’era della velocità, della messaggistica istantanea e dei reel su Instagram da un minuto, un ritorno alla lentezza è davvero ancora possibile?  

Oggi più che mai, il detto “tutto il mondo è paese” trova riscontro nella realtà: l’assenza di confini generata dalla rete ci porta ad essere costantemente connessi, a scambiare continuamente moltissime informazioni e a pensare di poter fare tutto contemporaneamente e in ogni momento. Ma tutto ciò è davvero possibile?  Il Superuomo 2.0 esiste? 

La pandemia e il lockdown non hanno portato solamente incertezza e paura, ma anche lentezza e attesa. Siamo stati costretti a muoverci a un ritmo ridotto, a non poter fare tutto ciò che avremmo desiderato, ad aspettare momenti migliori. Quello che il Covid-19 ha palesato davanti ai nostri occhi, però, è in realtà l’evidenza di qualcosa che aveva già avuto inizio qualche tempo fa. La globalizzazione, che all’inizio del XXI secolo è cresciuta ad un tasso piuttosto sostenuto, conducendo, per esempio, a numerosi processi casi di delocalizzazione produttiva, già da qualche anno era sembrata rallentare e lasciare il posto a quella che è stata definita slowbalization. Questa nuova era appare concentrata su una produzione più local e più green, in linea anche con le nuove esigenze e preoccupazioni relative al cambiamento climatico.  

In tale contesto sociale, economico e politico si fa strada il Movimento Slow. Tutt’altro che recente, lo Slow Movement, legato al settore alimentare, nasce nel 1986, grazie all’idea di Carlo Petrini, il quale redige un vero e proprio manifesto che elenca i principi dello slow food: esso si presenta come l’antidoto ad una vita veloce, e vuole riportare alla riscoperta dei piaceri sensoriali, dei sapori e del godimento prolungato. Tale ideologia si concretizza nella scelta di produttori, agricoltori e allevatori che svolgono la loro attività seguendo processi produttivi semplici ed eco-friendlynel modo più naturale possibile, limitando l’uso di additivi e conservanti e prediligendo la cucina a kilometro zero. Una cucina lenta, dunque, che limiti le emissioni di CO2inquinanti e soddisfi maggiormente le persone.  

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L’ampio network costruito sullo Sslow Ffood, fatto di soci e numerosi partner, è la prova del suo successo. Tuttavia, tale movimento non è rimasto un caso isolato e negli anni successivi sono nate molte altre iniziative “Sslow”, che hanno interessato diversi settori e ambiti della vita umana. Molto famoso è lo Sslow Ffashion, che propone una produzione in piccoli lotti, trainata dalle richieste del cliente, e un ricorso all’artigianalità., prendendo Prende così le distanze dal fast fashion e dalla produzione di massa, causa di massicce emissioni di gas serra e del depauperamento delle risorse naturali.  

Questo ritorno alla lentezza, però, non sembra essere basato solo sulla ricerca di un approccio sostenibile in settori noti per il loro impatto negativo sulle risorse naturali. Il Movimento Slow ha interessato anche altri campi della vita umana, come ad esempio l’istruzione e in generale la vita stessa. La slow Eeducation cerca, per esempio, di ripensare i metodi educativi, concentrandosi sulla creazione di competenze dei discenti, piuttosto che su un sapere nozionistico che è spesso fonte di stress.  Lo slow living, invece, nasce dal giornalista canadese Carl Honoré che nel suo libro “Elogio alla lentezza” racconta di come sia necessario ritornare a vivere avendo consapevolezza dei singoli momenti, senza pensare costantemente e ciò che verrà dopo.  

I Movimenti Slow e il gran seguito da loro ottenuto sono indici del fatto che una vita così veloce, con i suoi ritmi che stanno distruggendo non solo il pianeta ma anche noi stessi, non ci appartiene davvero. I benefici di questo piccolo rallentamento sembrano essere evidenti, ma resta da vedere se riusciranno ad avere la meglio in un mondo dinamico, in continuo cambiamento e alla costante ricerca di qualcosa di nuovo.  

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I’m an Economics and Management student at Bocconi University, coming from Puglia. I’m interested in all forms of art, cinema, literature and culture.

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