Ho avuto il piacere di intervistare Nicolò Andreula, esplorando i meccanismi psicologici che scattano nei passaggi chiave di una carriera internazionale e di prestigio come la sua. In particolare, abbiamo affrontato il tema delle decisioni cruciali nell’individuare e perseguire la ‘propria definizione di successo’. Vi invito, partendo da questa intervista, ad approfondire i progetti che porta avanti ed in particolare ad ascoltare il suo podcast ‘Whatever it waves’ dove sono affrontate, con il suo racconto intimo personale, le dinamiche che più ci coinvolgono come studenti in procinto di iniziare la carriera e da cui trovare ispirazione.
Nicolò Andreula è un economista, consulente strategico e corporate trainer. Si è formato all’Università Bocconi di Milano e all’INSEAD, e ha girato il mondo per lavoro e per passione: Head of Business Development Unit di Finmeccanica in Russia, Senior Manager di McKinsey a Londra e Principal di AlphaBeta a Singapore, dove ha gestito progetti con aziende del calibro di Google, Uber e Microsoft. In precedenza, ha lavorato anche presso Goldman Sachs e le Nazioni Unite a New York. Nel 2019 è tornato a Bari dove ha fondato la Disal Consulting e si occupa di ricerca, consulenza, comunicazione e formazione per grandi aziende italiane (Ferrari e UniCredit), colossi digitali (Netflix e Amazon), istituzioni multilaterali (ONU e World Economic Forum) e governi nazionali (Francia, Australia e Germania). Insegna alla Nanyang Business School di Singapore, e dirige il Master in Digital Entrepreneurship presso H-Farm, dove cerca di trasmettere l’importanza dello storytelling per la riuscita di un progetto imprenditoriale. Dopo il successo del suo primo libro (“Flow Generation – manuale di sopravvivenza per vite imprevedibili”), ha pubblicato con Hoepli “Phygital – il nuovo marketing tra fisico e digitale”.
QUAL E’ STATO L’IMPATTO DELLA BOCCONI NEL DEFINIRE CHI SEI OGGI?
È stato sicuramente significativo. La Bocconi ha contribuito sin da subito ad elevare e globalizzare le mie ambizioni. Partivo dall’idea di studiare economia ad alti livelli, ma grazie ai professori e soprattutto ai colleghi che mi circondavano, ho spinto i miei limiti molto oltre quelli che pensavo fossero possibili. Già dal secondo anno ho avuto l’opportunità di studiare a Shanghai, il successivo a Vancouver, oltre a svolgere un’esperienza di volontariato in Kenya e due internship, uno a New York e uno a Washington. Questo è stato il risultato di un ambiente che mi ha spinto a proiettarmi nel mondo e a superare i miei limiti. Dal punto di vista della mentalità, i primi corsi di microeconomia mi hanno aperto gli occhi sulla possibilità di modellizzare la vita con funzioni di utilità. Questo mi ha portato a considerare l’importanza dei parametri nelle scelte che ho affrontato nella mia vita. La Bocconi ha anche generato in me una certa dose di competizione con me stesso e con gli altri, che ha avuto qualche effetto collaterale…
QUALI ERANO LE TUE PAURE DA STUDENTE E QUALI SONO OGGI?
Le mie paure più grandi quando ero uno studente erano legate al timore di non essere all’altezza delle aspettative degli altri, o meglio che io proiettavo sugli altri, come amici e parenti… e all’altezza dei miei compagni, che percepivo come fenomeni. Questo timore mi ha spinto ad essere uno studente migliore, ma ha anche generato stress, che ho imparato a gestire nel tempo grazie anche a un percorso di psicoterapia. Oggi, la mia più grande paura è quella di non vivere una vita bilanciata e di non godermi abbastanza il presente a causa di tutte le piccole e grandi sfide del quotiano. Questa riflessione mi ha spinto a prendere la decisione di tornare a Bari e dare vita a Disal Consulting.
È STATO PIÙ DIFFICILE PARTIRE O TORNARE?
Partire è stato molto facile per me, poiché l’ho fatto con una grande dose di incoscienza. La parte più difficile è stata arrivare a Milano a 18 anni e ambientarmi in una nuova vita, ma il resto è venuto da se. Tornare, invece, è stata una scelta difficile perché significava lasciare una posizione prestigiosa a Singapore in una società di consulenza con clienti di primo profilo e un bellissimo stipendio. Tuttavia, una volta presa la decisione, è stata quasi una passeggiata.
CHE COSA TI HA SPINTO A PUNTARE SEMPRE OLTRE?
Ciò che ha mosso la mia ambizione sono state principalmente due cose:
La voglia di dimostrare agli altri, e soprattutto a me stesso, di potercela fare da solo fuori da Bari e seguendo una strada diversa da quella che mi sembrava segnata come figlio di due medici, seguire le orme familiari.
Inoltre, sentivo peso del privilegio di essere mediamente intelligente e in una famiglia che mi permetteva di dedicare tutto il tempo allo studio senza preoccuparmi di auto-mantenermi. Percepivo tutto ciò quasi come un dovere morale che ha continuato a spingermi sempre oltre, prima nello studio e successivamente nella carriera.
È però importante capire fino a che punto continuare, facendo una riflessione sulla propria sopportazione dello stress sia a livello fisico sia a livello mentale, perché spesso il fisico non regge i ritmi della mente. Questo l’ho provato sia nello studio sia in consulenza. Ma è altrettanto importante capire la personale definizione di ‘successo’, ciò che ci rende felici. La mia è continuare a lavorare con clienti internazionali ma vivere nella mia Bari, con il mare e tante iniziative che la stanno innovando sempre di più.
QUANTO È IMPORTANTE SAPER COMUNICARE PER NOI STUDENTI?
È fondamentale. Prima, ai tempi della Bocconi, facevo presentazioni e pensavo che la comunicazione fosse uno strumento usato da quelli che non sapevano maneggiare e interpretare i numeri, una cosa superflua in sostanza. Invece oggi mi sono ricreduto, la comunicazione è centrale, in primis perchè per saper comunicare bene bisogna essere in grado di comprendere le proprie emozioni e quelle degli altri. Quindi chi sa comunicare bene è pienamente cosciente dei propri sentimenti e ci sono studi scientifici che hanno dimostrato che tanto più si è in grado si decifrare cosa si ha dentro tanto più si è capaci di gestirlo. È anche fondamentale nella fase di ricerca di lavoro, per sapersi vendere; e lo rimane anche mentre si lavora per essere in grado di dare feedback e lavorare con gli altri.
CI CONSIGLI DUE LETTURE?
La trappola della felicità di Russ Harris e Emotional agility di Susan David
Sono un appassionato di Opera lirica, e mi immergo completamente in ogni suo aspetto, sia artistico che organizzativo. La mia formazione accademica mi permette perfettamente l’analisi di queste due prospettive poichè porto avanti studi manageriali presso l’università Bocconi e ho studiato canto lirico presso il conservatorio di Modena.
Oltre all'Opera, ho una profonda passione per la letteratura e la storia, in particolare per Dante Alighieri. La sua complessa figura mi ispira e guida le mie ambizioni, rendendo la mia ricerca e la mia scrittura ancora più appassionate e significative.
