Dominique Meyer è una figura di spicco nel panorama operistico internazionale. Attualmente Sovrintendente e Direttore Artistico del Teatro alla Scala, Meyer vanta una carriera che lo ha visto ricoprire ruoli di prestigio in alcune delle istituzioni musicali più rinomate al mondo.
Prima del suo incarico scaligero, è stato Direttore della Wiener Staatsoper per dieci anni e ha diretto il Théatre des Champs-Élysées a Parigi, dove ha creato la sua reputazione di leader visionario nel mondo dell’opera e della musica classica.
Con una formazione in scienze economiche presso l’Università di Paris XIII, Meyer ha saputo unire il rigore gestionale alla sensibilità artistica.
Questo background economico gli ha permesso di affrontare la complessa gestione delle istituzioni culturali con un approccio bilanciato, implementando strategie che garantiscono non solo la sostenibilità finanziaria, ma anche il rispetto per le tradizioni artistiche.
Abbiamo avuto il piacere di esplorare insieme a lui questa dinamica, con l’auspicio che possa ispirare tutti noi studenti interessati a intraprendere una carriera in questo settore appassionante e ricco di sfide. Ringraziamo pertanto il Dott. Meyer per la sua grande disponibilità e per la volontà di condividere la sua esperienza con i giovani.
Gestire un teatro prestigioso come La Scala comporta una sfida complessa: conciliare la tradizione artistica con la sostenibilità economica e organizzativa. Quali sono stati i fattori chiave del suo successo in questo equilibrio?
Quando sono arrivato alla Scala, la mia priorità è stata quella di ridefinire le strategie attraverso un’analisi rigorosa delle nostre performance, basata su metriche specifiche. Insieme al mio team, abbiamo identificato KPI essenziali che ci hanno permesso di ottimizzare il sistema di pricing, al fine di valorizzare gli abbonamenti. Questo ha contribuito a un notevole incremento dell’indice di fidelizzazione del pubblico, senza compromettere l’accessibilità. Inoltre, abbiamo ridotto il numero di repliche per generare nel pubblico un senso di esclusività, una ‘fame’ di spettacoli, che ci ha permesso di mantenere alta la richiesta e ottimizzare i costi operativi, in particolare per il cast che è un costo variabile. Dal punto di vista organizzativo, ho guidato una trasformazione tecnologica fondamentale. Abbiamo ridotto l’uso della carta, adottando tablet e sistemi software integrati, e migliorato l’efficienza energetica del teatro, con effetti positivi sulle bollette e sull’impatto ambientale.
Infine, ho dato particolare attenzione all’integrazione tra le varie divisioni gestionali del teatro. Questo ha portato a una maggiore fluidità nelle comunicazioni interne, eliminando complessità superflue e migliorando significativamente i processi decisionali. Il risultato è stato un sistema di gestione più coeso ed efficace, capace di rispondere prontamente alle sfide sia artistiche che economiche, e di rendere il sistema di reporting di fine anno più trasparente e funzionale.
Il coinvolgimento dei giovani è un pilastro dell’offerta della Scala. Quali sono le prospettive future per attrarre il pubblico di domani?
Il futuro della Scala passa necessariamente attraverso i giovani. Eventi come l’Anteprima Giovani e le serate dedicate agli under 30 hanno già segnato un forte legame con le nuove generazioni. Stiamo lavorando per creare una programmazione che sappia parlare a questo pubblico, non solo attraverso una proposta artistica innovativa, ma anche con una comunicazione mirata, che utilizza i canali digitali in modo intelligente. L’obiettivo è rendere il teatro accessibile, coinvolgente e soprattutto desiderabile ed ormai un terzo degli spettatori ha meno di 35 anni.
Lei ha un background in economia. Quali consigli darebbe agli studenti che vogliono intraprendere una carriera nel management culturale, e quali sono le sfide principali?
Il primo consiglio è l’importanza fondamentale delle lingue. In un contesto come quello teatrale, dove la comunicazione è costante e internazionale, padroneggiare più lingue è indispensabile. Gestire un teatro come La Scala o la Staatsoper di Vienna senza parlare la lingua locale sarebbe impensabile. Le lingue sono il ponte tra le persone e la cultura del teatro. Oltre a questo, è fondamentale sviluppare competenze trasversali: dalla gestione economica alla conoscenza del settore artistico, in particolare la capacità di saper giudicare la coerenza di un cast piuttosto che una programmazione sia dal punto di vista qualitativo e di impatto artistico che da quello di budget e coerenza con il mercato di riferimento.
Ha lavorato nei principali teatri europei. Quali sono le differenze nella gestione dovute a diversità culturali e tecnologiche?
Ogni teatro ha la sua anima e le sue tradizioni. Alcuni, come La Scala, operano con una stagione artistica strutturata, mentre altri seguono un repertorio più continuo. Il segreto di una buona gestione è trovare un equilibrio tra rispetto per la tradizione e innovazione. Alla Scala, per esempio, ho implementato un progetto volto alla sostenibilità, riducendo drasticamente lo spreco di carta e adottando energie rinnovabili. Questi cambiamenti non solo sono in linea con le esigenze moderne, ma sono anche fondamentali per garantire un futuro a lungo termine per il teatro.
Sono un appassionato di Opera lirica, e mi immergo completamente in ogni suo aspetto, sia artistico che organizzativo. La mia formazione accademica mi permette perfettamente l’analisi di queste due prospettive poichè porto avanti studi manageriali presso l’università Bocconi e ho studiato canto lirico presso il conservatorio di Modena.
Oltre all'Opera, ho una profonda passione per la letteratura e la storia, in particolare per Dante Alighieri. La sua complessa figura mi ispira e guida le mie ambizioni, rendendo la mia ricerca e la mia scrittura ancora più appassionate e significative.
