15 May 2026 – Friday
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Emanuele Veratti: AI, Innovazione e Strategia 

Emanuele Veratti è un esperto di strategia e trasformazione digitale con una solida carriera in Bain & Company, dove ricopre il ruolo di Partner nella sede di Milano. Specializzato nei settori dell’industria manifatturiera avanzata, dei trasporti e della logistica, ha maturato un’ampia esperienza nell’ambito dell’innovazione digitale, con un focus su strategie omnicanale, marketing data-driven e intelligenza artificiale applicata al business. 
 

Con una laurea in Economia Aziendale conseguita con lode all’Università di Bologna, ha saputo coniugare competenze analitiche e strategiche con un approccio pragmatico all’innovazione. Il suo lavoro si concentra sull’integrazione delle tecnologie avanzate nei processi aziendali, contribuendo a guidare la trasformazione digitale delle imprese con soluzioni mirate ed efficaci. 

Abbiamo avuto il privilegio di intervistarlo al fine di ottenere un’analisi approfondita sui temi del futuro dell’intelligenza artificiale e della sua applicazione nel mondo aziendale, per poi comprendere come, secondo lui, questi cambiamenti influenzeranno il lavoro del consulente strategico. 
 

Ringraziamo pertanto il dottor Veratti per la sua disponibilità e per la volontà di condividere con noi riflessioni e consigli di grande valore, fondamentali per comprendere l’evoluzione del settore e per prepararci al nostro futuro ingresso nel mondo del lavoro. 

L’intelligenza artificiale sta modellando profondamente l’economia globale. Quali settori, a suo avviso, sono destinati a subire la trasformazione più radicale nei prossimi anni, e quali sfide potrebbero sorgere per le aziende nell’adattarsi a questi cambiamenti, sia in Italia che a livello internazionale? 

È difficile parlare di settori specifici quando si analizza l’impatto dell’intelligenza artificiale. Studi recenti, tra cui uno condotto da noi di Bain in collaborazione con UCLA, evidenziano come la disruptiveness dell’AI sia relativamente omogenea tra le diverse industrie e trasversale all’interno delle singole aziende. Questo vale soprattutto per l’AI generativa e il machine learning, con un impatto particolarmente significativo sui ruoli corporate, in particolare quelli legati ad attività documentali e ripetitive, che sono al centro delle implementazioni di queste tecnologie. 

Se ampliamo il discorso all’embodied AI, come la robotica – sia umanoide che non – vediamo come l’influenza dell’intelligenza artificiale possa variare maggiormente a seconda del contesto. Le aziende che stanno scalando con successo queste tecnologie sono quelle che hanno iniziato a lavorare prima sui processi interni, ottimizzandoli prima di esporre soluzioni basate su AI ai clienti. Questa scelta permette di affrontare con maggiore consapevolezza aspetti critici come compliance ed etica, i cui confini sono ancora in via di definizione. 
 

Rispetto al contesto internazionale l’Italia non è indietro in termini di adozione. La spinta innovativa è meno pronunciata rispetto ad altri Paesi a causa delle dimensioni più ridotte dell’ecosistema startup e venture capital, ma a livello di implementazione nelle aziende, siamo ben allineati con gli altri mercati. Inoltre, l’AI avrà un impatto significativo anche sulle imprese di medie dimensioni, particolarmente sensibili alle tematiche di efficacia ed efficienza che l’AI può sviluppare, seppure vi sia ancora la dinamica dell’incertezza intorno alla compliance rallentando questa integrazione. 

  

La pandemia ha spinto molte aziende a digitalizzarsi in modo rapido e massiccio. In questo nuovo contesto, quali ritiene siano le priorità strategiche per le imprese che vogliono non solo adattarsi, ma anche emergere più forti e competitive grazie alla digitalizzazione? 
 
La digital transformation è un tema di discussione da oltre un decennio, ma nella maggior parte dei casi si è trattato di un’integrazione tecnologica nei processi esistenti, senza un reale cambiamento del modo di lavorare.  
L’obiettivo è stato quello di migliorare l’efficacia e la complessità dei risultati, ma senza un impatto trasformativo sulla quotidianità operativa. 

L’intelligenza artificiale sta cambiando radicalmente questo paradigma, introducendo un’innovazione disruptive sotto diversi aspetti. Uno dei fattori chiave è la sua dinamica user-friendly: le interfacce della generative AI rendono più intuitivo e accessibile l’utilizzo di strumenti tecnologici avanzati, consentendo agli utenti di sfruttare capacità che in passato avrebbero richiesto competenze tecniche molto specializzate. Questo porta a un’evoluzione che va oltre la semplice ottimizzazione: molte aziende stanno ripensando i propri modelli operativi attraverso un approccio zero-based, ridisegnando i processi fin dalle fondamenta per sfruttare appieno il potenziale delle nuove tecnologie. 
 

La digitalizzazione accelerata dalla pandemia ha avuto un ruolo chiave in questa trasformazione. Se da un lato ha contribuito a ridurre il digital divide, dall’altro ha permesso a un numero crescente di persone di interagire con strumenti digitali che non richiedono un’interazione diretta tra esseri umani. Questo ha favorito una maggiore apertura all’adozione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, accelerando il percorso di innovazione e rendendo la digitalizzazione non solo un’opportunità, ma un imperativo strategico per le imprese che vogliono emergere in un contesto sempre più competitivo. 

 

L’adozione dell’intelligenza artificiale solleva interrogativi significativi in termini di sostenibilità, alimentando dibattiti e controversie. In che modo AI e sostenibilità possono conciliarsi e quali sono le principali sfide da affrontare? 
 
Per analizzare la relazione tra intelligenza artificiale e sostenibilità, è fondamentale considerare due aspetti chiave. Da un lato, l’AI ha un impatto ambientale significativo, poiché il suo funzionamento richiede infrastrutture ad alta intensità energetica, come server e data center con un elevato consumo di risorse. La sostenibilità di queste tecnologie dipenderà dall’evoluzione dell’architettura dei modelli AI e dall’introduzione di soluzioni più efficienti. Ad esempio, emergono alternative come DeepSeek, che adottano architetture differenti con una potenziale riduzione dell’impatto energetico, anche se è ancora molto prematuro trarre conclusioni definitive. Sarà quindi necessario monitorare l’evoluzione tecnologica per comprendere come queste innovazioni possano contribuire ad una possibile maggiore sostenibilità. 
 

Tuttavia, è importante adottare una prospettiva più ampia, considerando la sostenibilità attraverso il framework ESG (Environmental, Social, and Governance). Se è vero che l’AI solleva sfide ambientali, il suo impatto sugli aspetti sociali e di governance può essere decisamente positivo. Ad esempio, l’intelligenza artificiale può favorire l’inclusione digitale, migliorare l’accesso ai servizi essenziali e ottimizzare i processi decisionali all’interno delle organizzazioni. Resta però critico definire un quadro normativo chiaro, che garantisca uno sviluppo etico dell’AI, adattandosi alle specifiche applicazioni e ai contesti di implementazione. 

 

Quali consigli darebbe a chi si sta avvicinando oggi al mondo della consulenza, e quali sono gli aspetti cruciali che, secondo lei, i giovani professionisti dovrebbero sviluppare per avere successo in questo settore? 

 
Uno dei temi più dibattuti, tanto in Bain quanto nel settore della consulenza in generale, è quello dei “bilingual talents”: professionisti in grado di superare i confini tra discipline diverse, integrando competenze trasversali per affrontare sfide complesse con un approccio innovativo. Questo aspetto è cruciale e dovrebbe essere valorizzato e promosso anche in ambito accademico. 
 

Le competenze richieste oggi per costruire una carriera di successo nel mondo della consulenza sono profondamente diverse rispetto a vent’anni fa. Oggi è fondamentale combinare abilità manageriali con la capacità di interagire efficacemente con l’intelligenza artificiale, sfruttando tecniche di prompting e comprendendo logiche di design e user experience. Non si tratta semplicemente di saper utilizzare un determinato strumento, ma di sviluppare una mentalità orientata alla ridefinizione dei processi e all’innovazione continua. 
 

Un altro aspetto chiave è l’apprendimento costante rispetto alle nuove tecnologie, inclusa una conoscenza di base dell’architettura tecnologica. Questo permette ai consulenti di comprendere meglio i limiti e le potenzialità delle soluzioni AI, così da guidare le aziende nelle loro trasformazioni digitali in modo consapevole e strategico. 
 

Infine, la chiave del successo rimane la capacità di creare valore. La tecnologia deve essere uno strumento di supporto, ma non può sostituire il contributo unico del consulente. Il vero vantaggio competitivo risiede nella capacità di rielaborare criticamente le informazioni, ottimizzando il tempo dedicato alla ricerca per concentrarsi su ciò che conta davvero: lo sviluppo di soluzioni innovative e ad alto impatto di valore per il cliente. 

alberto.dilenge@studbocconi.it |  + posts

Sono un appassionato di Opera lirica, e mi immergo completamente in ogni suo aspetto, sia artistico che organizzativo. La mia formazione accademica mi permette perfettamente l’analisi di queste due prospettive poichè porto avanti studi manageriali presso l’università Bocconi e ho studiato canto lirico presso il conservatorio di Modena.

Oltre all'Opera, ho una profonda passione per la letteratura e la storia, in particolare per Dante Alighieri. La sua complessa figura mi ispira e guida le mie ambizioni, rendendo la mia ricerca e la mia scrittura ancora più appassionate e significative.

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